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MASSIMO BARTOLINI

Riforma delle istituzioni ticinesi: restituire trasparenza e credibilità alla cosa pubblica

Massimo Bartolini, già candidato PVL Ticino
Riforma delle istituzioni ticinesi: restituire trasparenza e credibilità alla cosa pubblica
MASSIMO BARTOLINI
Riforma delle istituzioni ticinesi: restituire trasparenza e credibilità alla cosa pubblica
Massimo Bartolini, già candidato PVL Ticino

Le recenti vicende che hanno interessato i vertici della politica ticinese sollevano interrogativi profondi sulla tenuta e sulla trasparenza del nostro sistema istituzionale. Gli episodi emersi negli ultimi anni non possono più essere liquidati come casi isolati; in questi 3 anni i casi si sono susseguiti, il “caso Gobbi”, l’arrocchino a destra, le magagne e le elezioni nella magistratura, il caso Hospita, la questione del Sindacato Tisin e il caso Argo1 di qualche anno fa, solo per citarne alcuni, senza dimenticare le violenze emerse all’interno del DECS e le nomine del Capo sezione dell’insegnamento.

Essi rappresentano il sintomo di una progressiva deriva che rischia di compromettere definitivamente il rapporto di fiducia tra la cittadinanza e lo Stato, già ai minimi storici, sia a livello di Consiglio di Stato sia di Gran Consiglio.

La gestione delle ultime crisi politiche la comunicazione e le relative giustificazioni pubbliche offerte dalle autorità governative, dimostrano una preoccupante distanza dalla sensibilità comune e dai principi di responsabilità che dovrebbero guidare la cosa pubblica. L'ammissione da parte capo del dipartimento della Sanità di non aver colto tempestivamente la gravità della mail di Zali all’EOC, adducendo come giustificazione la pressione del periodo pandemico, evidenzia una lacuna insostenibile nel comprendere alcuni comportamenti, che sembrano ormai “normali”.

Parallelamente, i solenni impegni, dichiarati dalla nuova Presidente di Governo, sul fronte del contrasto alla violenza di genere stridono, apertamente, con le passate reticenze della stessa area politica di fronte ai gravi episodi di violenza emersi all'interno del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Di fronte a una simile perdita di autorevolezza, l’etica e il rispetto dovuto al popolo sovrano imporrebbero un profondo esame di coscienza a tutti i livelli. Per restituire un minimo di credibilità e dignità alla politica tutta, l'attuale compagine governativa dovrebbe assumersi la piena responsabilità politica e fare un passo indietro, rinunciando a ripresentarsi alle prossime elezioni cantonali del 2026. Non è più tollerabile un approccio volto alla conservazione delle posizioni, come dimostrano anche le recenti e inopportune proposte di estensione della durata delle legislature a 5 anni o al mini arrocco di casa Leghista in CdS.

Per invertire questa tendenza e ridare centralità al bene comune, si rende necessaria una riforma strutturale radicale. Serve un quadro normativo rigoroso che favorisca il ricambio generazionale, impedisca la professionalizzazione a vita della politica e impedisca personalismi o logiche di partito dannose per la collettività.

Alcune proposte per il rinnovamento istituzionale
Al fine di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni e promuovere l’accesso dei giovani alla gestione pubblica e ad un ricambio generazionale, formulo le seguenti proposte di riforma:

• Limitazione dei mandati: Introduzione di un limite massimo di tre legislature (12 anni totali, consecutive o frazionate) per i membri del Consiglio di Stato e dei Municipi.

• Il limite è fissato a quattro legislature per il Gran Consiglio e i Consigli Comunali, ponendo così un freno alla fossilizzazione del potere.

• Limiti d'età per l'eleggibilità: Fissazione di un limite massimo di età per la candidatura a tutte le cariche cantonali e comunali.

• Gradualità dell'esperienza politica: Obbligo di aver svolto almeno una o due legislature nel consesso gerarchicamente inferiore prima di potersi candidare a quello superiore (Consiglio Comunale per Municipio e Gran Consiglio; Gran Consiglio per il Consiglio di Stato).

• Divieto di cumulo e strumentalizzazione delle cariche: Divieto assoluto di doppie cariche tra consessi comunali, cantonali e federali. Chi viene eletto in una nuova istituzione dovrà obbligatoriamente accettare la nuova carica e lasciare la carica precedente, eliminando la pratica delle candidature unicamente finalizzate alla raccolta di voti.

• Inasprimento dei requisiti di domicilio: Obbligo di residenza di almeno 12 mesi nel Comune per i candidati al Consiglio Comunale e Municipi. Per il Gran Consiglio si richiedono 12 mesi nel Cantone e 6 mesi nel distretto, con decadenza immediata e subentro del primo dei non eletti in caso di trasferimento fuori dal comprensorio. Eliminando la pratica di domicili fittizi e spostamenti di domicilio per interesse solo a scopi elettorali.

• Riforma del sistema elettorale governativo: Transizione dal sistema proporzionale, il Ticino è ancora l’unico Cantone ad adottarlo, a quello maggioritario, per l’elezione del Consiglio di Stato, per garantire una maggiore stabilità e una chiara assunzione di responsabilità politica di fronte agli elettori.

Il ripristino della credibilità delle nostre istituzioni non può più attendere. Solo attraverso regole chiare e un'effettiva apertura alle nuove generazioni sarà possibile restituire dignità e trasparenza alla politica ticinese. È stata una legislatura dove si è parlato piu degli scandali che dei risultati, dove nessun risultato è stato raggiunto, adesso è il momento di cambiare le regole e ritrovare quel minimo di credibilità che la politica dovrebbe avere verso i suoi elettori.

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