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SVIZZERA

50 anni fa l'arresto del brigadiere Jean-Louis Jeanmaire

La vicenda ebbe origine nel 1959 durante un'esercitazione in Ticino, dove conobbe l'addetto militare dell'URSS a Berna Vassili Denissenko, generale e rappresentante ufficiale del servizio segreto sovietico
50 anni fa l'arresto del brigadiere Jean-Louis Jeanmaire
Wikipedia
Fonte Ats
50 anni fa l'arresto del brigadiere Jean-Louis Jeanmaire
La vicenda ebbe origine nel 1959 durante un'esercitazione in Ticino, dove conobbe l'addetto militare dell'URSS a Berna Vassili Denissenko, generale e rappresentante ufficiale del servizio segreto sovietico

BERNA - Il 9 agosto 1976 venne arrestato il brigadiere in pensione Jean-Louis Jeanmaire. Accusato di aver trasmesso informazioni riservate ai servizi segreti sovietici, passò alla storia come il "traditore del secolo" in uno dei più controversi casi giudiziari svizzeri.

Dieci mesi dopo l'arresto - avvenuto cinquant'anni fa a Losanna - il 17 giugno 1977 il Tribunale militare lo condannò per alto tradimento a 18 anni di reclusione, alla degradazione e all'espulsione dall'esercito. Una pena decisamente più severa dei 12 anni chiesti dall'accusa. Sua moglie, accusata di complicità morale, venne prosciolta.

Già durante il procedimento, l'allora consigliere federale Kurt Furgler (PPD/SG) - a capo del Dipartimento di giustizia e polizia - lo accusò di aver passato ai sovietici documenti top secret e informazioni classificate sull'esercito svizzero, così che la stampa non esitò a etichettarlo come "traditore del secolo".

Una storia nata in Ticino
La vicenda ebbe origine nel 1959 durante un'esercitazione in Ticino, dove Jeanmaire, allora colonnello e capo di Stato maggiore, conobbe l'addetto militare dell'URSS a Berna Vassili Denissenko, generale decorato nella battaglia di Stalingrado nonché rappresentante ufficiale del servizio segreto sovietico GRU.

Tra i due si instaurò un rapporto di amicizia destinato a consolidarsi negli anni successivi. A partire dal 1962 - mentre ricopriva il ruolo di caposezione all'Ufficio federale del servizio territoriale e delle truppe di protezione aerea - Jeanmaire trasmise a Denissenko e ai suoi successori informazioni riservate.

A segnalare il caso e a mettere in allerta le autorità elvetiche furono, nell'autunno del 1974, i servizi segreti statunitensi. Dopo mesi di stretta sorveglianza, il 9 agosto 1976 scattò infine l'arresto dell'ormai promosso a brigadiere Jeanmaire.

L'alto ufficiale sostenne sempre di aver consegnato soltanto documenti destinati all'uso interno e accessibili a numerosi militari, quindi non strettamente segreti. Il Tribunale militare giudicò invece il suo comportamento motivato da vanità, desiderio di prestigio e debolezza di carattere. Anche dal carcere, Jeanmaire non cessò mai di proclamarsi innocente, pur riconoscendo di aver agito ingenuamente.

Un caso tuttora controverso
Già poco dopo la condanna emersero dubbi sulla proporzionalità della pena. Diversi critici sostennero che il clima della Guerra fredda avesse influenzato il procedimento giudiziario e la successiva sentenza. Secondo alcuni osservatori, inoltre, anche il timore che gli Stati Uniti limitassero le esportazioni di tecnologia verso la Svizzera avrebbe influito sul verdetto. Lo storico Urs Rauber arrivò addirittura a definire le accuse una "bagattella".

La lotta per la riabilitazione di Jeanmaire, molto mediatizzata, fu sostenuta anche da un comitato formato da ex membri dell'Assemblea federale appartenenti a vari partiti che nel 1990 depositarono in Parlamento una petizione con la richiesta di riesaminare il caso.

Successivamente, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Dipartimento militare federale (CPI-DMF) concluse che Jeanmaire non aveva trasmesso informazioni strettamente segrete, pur non riscontrando irregolarità nelle indagini né scorrettezze da parte del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Considerate le funzioni ricoperte, l'ex brigadiere non avrebbe comunque potuto fornire informazioni "sensibili".

La pubblicazione dell'atto d'accusa e della sentenza, decisa dal Consiglio federale il 5 marzo 1991 su richiesta della Commissione, ridimensionò le colpe di Jeanmaire.

Scontati 12 dei 18 anni
Per l'avvocato ginevrino Jacques Barillon il procedimento rappresentò invece un vero e proprio errore giudiziario, favorito dall'isteria dell'epoca e da un processo troppo sommario. Jeanmaire trascorse 12 anni nel penitenziario di Bellechasse (FR), scontando due terzi della pena prima di essere scarcerato anticipatamente nel 1988. Inoltrò ricorso nel 1977 e in seguito chiese invano, nel 1984 e nel 1986, la revisione del processo.

L'ex alto ufficiale superiore non ottenne mai una riabilitazione ufficiale e morì a Berna quattro anni dopo il suo rilascio, il 29 gennaio 1992, all'età di 81 anni. Le sue ceneri, insieme a quelle della moglie, furono sparse con un elicottero sopra il massiccio del Sempione.

Negli ultimi anni della sua vita, tuttavia, l'immagine pubblica dell'ex brigadiere cambiò sensibilmente: da simbolo del tradimento divenne per molti un patriota severo ma popolare, protagonista anche di numerose apparizioni mediatiche. Il 1° agosto 1990, in occasione della Festa nazionale, tenne anche un discorso pubblico sul passo della Vue des Alpes, nel canton Neuchâtel, senza però fare riferimento alla sua vicenda personale.

Il caso fu inoltre soggetto di una pièce teatrale dello scrittore basilese Urs Widmer (Jeanmaire. Ein Stück Schweiz, 1992) e di un breve saggio del noto autore britannico John Le Carré (La pace insopportabile, italiano 1993, inglese 1991).

Gli atti completi conservati dall'Archivio federale resteranno coperti dal segreto almeno fino al 2028.

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