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Marie-Julie Bonnin e le altre: stop alle riprese "hot"

Sport, non corpi e sesso
Marie-Julie Bonnin e le altre: stop alle riprese "hot"
Imago
Marie-Julie Bonnin e le altre: stop alle riprese "hot"
Sport, non corpi e sesso
Sull’esempio di Marie-Julie Bonnin, le atlete denunciano le immagini sessualizzanti che distolgono l’attenzione dalle loro prestazioni. Un problema che l’EBU intende combattere.
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BIRMINGHAM - «Faccio sport e non ho voglia che mi filmino il sedere». La denuncia della saltatrice con l’asta francese Marie‑Julie Bonnin, impegnata agli Europei di Birmingham, riassume un disagio condiviso da molte atlete. Al centro, le immagini televisive giudicate sessualizzanti e capaci di distogliere l’attenzione dalle prestazioni sportive.

A metà luglio l’Unione europea di radiodiffusione (EBU) ha pubblicato nuove raccomandazioni rivolte ai broadcaster, invitandoli a evitare inquadrature considerate inappropriate. Nel mirino ci sono, tra le altre, riprese dal basso, primi piani su parti del corpo e rallenty prolungati privi di reale valore tecnico o narrativo.

Secondo Glen Killane, direttore esecutivo dell’EBU, queste scelte influenzano la percezione del pubblico e rischiano di perpetuare stereotipi sessisti. Esempi citati includono rallenty su salti in alto o primi piani su staffettiste durante il passaggio del testimone, immagini ritenute diffuse ma problematiche.

L’iniziativa è stata accolta positivamente da molte atlete, anche se non sono mancate reazioni sessiste sui social. La velocista britannica Amy Hunt ha sottolineato come l’evoluzione tecnologica abbia portato a riprese sempre più invasive, ricordando episodi in cui telecamere sono state posizionate persino nei blocchi di partenza, suscitando imbarazzo tra le atlete.

Per Bonnin, il problema non riguarda l’abbigliamento, che le sportive scelgono liberamente, ma l’uso delle immagini. «Siamo in mutande, ma non accettiamo inquadrature che non servono a nulla», ha dichiarato, denunciando anche la diffusione online di video e fotografie estrapolate dal contesto sportivo. «Non hanno alcun interesse sportivo», ha aggiunto, spiegando di aver più volte chiesto la rimozione di contenuti ritenuti inappropriati.

Le raccomandazioni dell’EBU puntano ora a cambiare l’approccio della produzione televisiva, con l’obiettivo di riportare al centro le prestazioni e ridurre la diffusione di immagini che molte atlete considerano intrusive e lesive della loro professionalità.

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