«Aprire la porta a un perseguitato salvò l’onore dell’umanità»

Cerimonia commemorativa per riabilitare di chi partecipò o aiutò la Resistenza italiana e francese.
Cerimonia commemorativa per riabilitare di chi partecipò o aiutò la Resistenza italiana e francese.
LOCARNO - Ricordare chi non ha girato la testa dall’altra parte, ma ha aperto la porta a un perseguitato, contribuendo così a «salvare l’onore dell’umanità».
Nel giugno del 2026, il Parlamento svizzero ha approvato in via definitiva la legge per riabilitare i cittadini svizzeri condannati all'epoca dalla giustizia militare per aver preso parte alla Resistenza francese e italiana durante la Seconda guerra mondiale o per averla sostenuta.
L’associazione Memoria 1943-1945 ha organizzato per oggi, martedì 11 agosto, a Locarno un’iniziativa per approfondire queste pagine della storia del Ticino (e della Svizzera francese). La mattinata si è aperta con una conferenza nel palazzo della Corporazione Borghese, alla quale hanno partecipato Nelly Valsangiacomo, storica dell’università di Losanna, Paul Rechsteiner, ex consigliere agli Stati, e gli storici Peter Huber e Raphael Rues.
A mezzogiorno si è poi tenuta una commemorazione al cimitero di Locarno dedicata a chi, come Maria Comandini, subì il carcere per aver aiutato la Resistenza.
«Penso ai tanti ticinesi che si trovarono, nell’ottobre del 1944, ad accogliere 10'000 profughi italiani, di cui 1'500 erano bambini - ha spiegato il consigliere nazionale PLR Simone Gianini -. La Resistenza non fu fatta solo di armi, ma di coscienze, di uomini e donne che, partecipando direttamente o anche solo aprendo la porta a un perseguitato, salvarono l’onore dell’umanità».
Durante la commemorazione hanno preso la parola l’ex consigliera federale Ruth Dreifuss, la presidente del Parlamento ticinese Daria Lepori, la consigliera di Stato Marina Carobbio, i famigliari di Maria Comandini e Pietro Majno-Hurst, dell’associazione Memoria 1943-1945. L’iniziativa è stata moderata dalla giornalista RSI Sharon Bernardi.





