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«Credo che Elvis Presley sia mio padre»: quattro anni alla ricerca della verità

Dalla Svizzera a Memphis sulle tracce del cantante, tra documenti autentici e testimoni, ma senza certezze definitive.
«Credo che Elvis Presley sia mio padre»: quattro anni alla ricerca della verità
20min/Dominic Forstenhauser
Fonte 20min
«Credo che Elvis Presley sia mio padre»: quattro anni alla ricerca della verità
Dalla Svizzera a Memphis sulle tracce del cantante, tra documenti autentici e testimoni, ma senza certezze definitive.

ZURIGO / MEMPHIS - Per quattro anni ha cercato indizi, rovistato tra vecchie fotografie e documenti di famiglia, seguito tracce fino a Memphis. E più Susanne ha scavato nel passato della madre, più una possibilità ha iniziato a farsi strada: il suo padre biologico potrebbe essere Elvis Presley. Una storia che oggi la donna racconta per la prima volta, consapevole che la prova definitiva ancora manca.

La domanda, in realtà, l’accompagna da sempre. Chi fosse il suo padre biologico Susanne non lo ha mai saputo. La madre non glielo ha mai rivelato e ha portato il segreto con sé nella tomba. Solo dopo la morte dell’uomo che l’aveva cresciuta, e che per tutta la vita aveva considerato suo padre, la donna ha deciso di cercare una risposta.

«Mi ha accolto e cresciuto. Gli sarò sempre grata. Non avrei mai voluto ferirlo con la mia ricerca», racconta a 20 Minuten.

Secondo la ricostruzione fatta da Susanne, la madre avrebbe conosciuto Elvis Presley nel 1959, quando il cantante si trovava in Germania per il servizio militare. Tra il 1961 e la fine del 1963 sarebbe poi rimasta negli Stati Uniti, prima di tornare in Svizzera incinta.

Da allora Susanne ha raccolto tutto ciò che, a suo avviso, potrebbe aiutare a ricostruire quella storia: fotografie, lettere, gioielli e altri oggetti conservati per decenni. Ha effettuato un test del DNA, è volata negli Stati Uniti e ha cercato informazioni anche nei gruppi online dedicati a Elvis. E alcuni dei reperti ritrovati hanno attirato la sua attenzione più di altri.

Documenti autentici
Ci sono una fotografia della madre con una chitarra, sulla quale compare la scritta «Conny», e un piccolo foglio con alcune frasi d’amore: «I will love again, say you will fielleight», traducibile come «Amerò di nuovo, dì che sarai fedele».

Per capire se quei documenti avessero davvero qualcosa a che fare con Elvis, Susanne si è rivolta ad Alessandro Pippia, esperto di autografi che studia la grafia del cantante fin dall’adolescenza. «Come per ogni incarico, all’inizio ero scettico. Le storie familiari non mi interessano. Mi lascio guidare esclusivamente dall’analisi», spiega.

Pippia ha esaminato i documenti con un microscopio, una lampada UV e diversi strumenti di misurazione. Ha analizzato la pressione della penna, il flusso della scrittura, l’inchiostro e la forma dei singoli caratteri, confrontando poi i risultati con documenti originali attribuiti a Elvis Presley.

La conclusione, secondo l’esperto, è chiara: «In tutta coscienza e secondo le mie conoscenze, ritengo autentici entrambi i documenti». A convincerlo sono soprattutto alcuni tratti ricorrenti della grafia, dalle linee lunghe e arcuate alla particolare forma della lettera Y. Anche la scritta «Conny» sulla chitarra, a suo giudizio, presenta caratteristiche compatibili con la grafia di Elvis.

«Aveva una scrittura in parte infantile e insicura. Si correggeva spesso, iniziava e terminava le lettere in modi differenti e interrompeva il flusso della scrittura», spiega Pippia. Caratteristiche che, secondo lui, si ritrovano anche nel biglietto. Per Susanne, inoltre, «Conny» non è una semplice coincidenza. «Mia madre ha portato questo soprannome per tutta la vita».

Foto, lettere e una possibile testimonianza
Nel corso delle sue ricerche, la donna ha trovato anche altre fotografie. Una, recuperata in un gruppo di fan di Elvis, mostrerebbe sua madre insieme al cantante su un prato. Un’altra la ritrarrebbe accanto a Priscilla Presley a Graceland, con la celebre Cadillac rosa di Elvis sullo sfondo. Poi ci sono gli oggetti rimasti nell’eredità della madre: gioielli, un medaglione, un orologio con cinturino americano e diverse lettere con buste provenienti dagli Stati Uniti. «All’epoca non davo a queste cose alcuna importanza. Solo anni dopo ho iniziato a guardarle in modo diverso», racconta.

Anche alcune testimonianze hanno alimentato i suoi dubbi. La sorellastra le avrebbe raccontato che la madre, in passato, parlava di una relazione con Elvis. Un’anziana americana avrebbe inoltre ricordato di aver visto la donna nell’ambiente frequentato dal cantante. Eppure, per quanto suggestivo, il quadro non è ancora sufficiente per trasformare l’ipotesi in una certezza.

Lo precisa anche Pippia. La sua analisi, infatti, può stabilire se i documenti sottoposti al suo esame siano autentici, ma non può dimostrare che Elvis abbia avuto una relazione con la madre di Susanne, né tantomeno che sia il padre della donna.

La risposta può arrivare dal test del DNA
Il nodo resta quindi quello genetico. Susanne ha già effettuato un test del DNA, ma il risultato non ha permesso di stabilire un legame diretto con Elvis Presley. Per arrivare a una risposta servirebbe un confronto genetico con il cantante o, in sua assenza, con suoi parenti biologici. «Voglio solo sapere la verità. Non mi interessano né i soldi né la fama», dice Susanne.

Quello che cerca, insomma, non è un cognome famoso, ma una risposta a una domanda che l’ha accompagnata per tutta la vita. «Mia madre era una donna onesta e molto riservata. Credo che abbia portato con sé qualcosa per tutta la vita».

Per ora Elvis Presley resta dunque un padre possibile, non un padre dimostrato. Ma dopo quattro anni di ricerche, Susanne è convinta di avere abbastanza elementi per non considerare più quella possibilità soltanto una fantasia. E continuerà a cercare la prova che manca.

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