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Dagli appuntamenti su Tinder alla stanza devastata dopo l’incontro con due "accompagnatrici"

L’ex banchiere trasferitosi in Ticino sostiene, durante la seconda giornata del processo d'appello, ribadisce di non aver tratto vantaggi personali illeciti e punta al proscioglimento in appello.
Dagli appuntamenti su Tinder alla stanza devastata dopo l’incontro con due "accompagnatrici"
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Fonte Sda
Dagli appuntamenti su Tinder alla stanza devastata dopo l’incontro con due "accompagnatrici"
L’ex banchiere trasferitosi in Ticino sostiene, durante la seconda giornata del processo d'appello, ribadisce di non aver tratto vantaggi personali illeciti e punta al proscioglimento in appello.

ZURIGO - L'ex capo di Raiffeisen Pierin Vincenz si è mostrato riservato durante la seconda giornata del processo davanti all'Tribunale cantonale di Zurigo. L'ex banchiere, solitamente così gioviale, è apparso di poche parole.

Il 70enne ha chiarito fin dall'inizio di non voler fornire informazioni sulla sua situazione personale, soprattutto a causa dell'enorme risonanza mediatica del suo caso. «Voglio proteggere me stesso e il mio ambiente», ha sottolineato.

Ha fatto un'eccezione solo per il luogo di residenza. Dopo la vendita per 10 milioni di franchi della sua villa a Niederteufen AR, si è trasferito in Ticino, più precisamente a Figino, nei pressi di Lugano. Ha poi descritto il suo stato d'animo come «un po' teso, ma tutto sommato a posto».

Appuntamento su Tinder e stanza d'albergo devastataAnche l'interrogatorio è stato piuttosto teso. Vincenz ha ribadito che tutte le sue spese sono sempre state di natura aziendale, che si trattasse di un viaggio a New York con le figlie, di una trasferta a Dubai con conoscenti, di un appuntamento organizzato tramite Tinder in un hotel cinque stelle di Zurigo o di una trasferta a Sydney.

Per quanto riguarda Tinder, ha spiegato che lo utilizzava per imparare a gestire i social media. Durante i viaggi, invece, avrebbe visitato degli sportelli bancari. La camera d’albergo devastata al Park Hyatt di Zurigo sarebbe stata addebitata «per errore» a Raiffeisen. Vincenz aveva infatti fissato accidentalmente un appuntamento con due «accompagnatrici» contemporaneamente.

In più occasioni Vincenz ha fatto riferimento alle dichiarazioni già rese davanti al Tribunale distrettuale, dove in primo grado si era già parlato ampiamente delle sue spese. Ha inoltre sottolineato di non ricordare più ogni dettaglio. «Stiamo girando in tondo», ha commentato a un certo punto, sconsolato, il presidente del tribunale.

«Mi viene il fiatone»Vincenz ha mantenuto la stessa posizione anche sulle accuse principali, quelle relative alle cosiddette «partecipazioni occulte»: non si sarebbe arricchito personalmente in modo illegale. Vincenz e il suo socio in affari Beat Stocker sono accusati di aver acquisito segretamente partecipazioni in alcune società e di aver poi fatto in modo che queste aziende venissero rilevate da Raiffeisen o dalla società di carte di credito Aduno. All’epoca Stocker ricopriva il ruolo di direttore generale di Aduno, mentre Vincenz era presidente del consiglio di amministrazione.

Attraverso questo modus operandi, i due avrebbero incassato guadagni per milioni. Vincenz ha dichiarato di non essersi reso conto dell’esistenza di possibili conflitti di interesse. «Non ho prestato abbastanza attenzione a questo aspetto». È arrivato persino a parlare di «inesperienza».

Una giustificazione che non è piaciuta al presidente del tribunale. «Mi viene il fiatone», ha replicato. «Una persona nella sua posizione e con il suo curriculum non può certo appellarsi all’inesperienza». Del resto, all’epoca dei fatti Vincenz era già da anni alla guida di Raiffeisen.

Vincenz ha inoltre negato di aver sfruttato la propria posizione per influenzare le decisioni di Raiffeisen sulle acquisizioni. «Naturalmente ci sono state discussioni, ma non ho influenzato gli organi decisionali».

«Non era nel mio radar»Anche il suo socio Beat Stocker ha negato durante l’interrogatorio di essersi arricchito personalmente in modo illegale. Pure lui ha affermato di non aver avuto «sul suo radar» la questione del conflitto di interesse. «Pensavo che le due cose non si sovrapponessero». A suo dire, voleva semplicemente rendere possibili determinate operazioni: «Una situazione win-win».

Il presidente del tribunale ha definito questa affermazione «per una persona con il suo background» piuttosto «superficiale».

All’inizio della seconda giornata del processo, il Tribunale d’appello ha respinto praticamente tutte le richieste presentate dagli avvocati. Già lunedì, durante la prima giornata, i legali avevano nuovamente tentato di far saltare il processo. Le obiezioni sollevate erano già note, tra cui la presunta incompletezza degli atti e l’inutilizzabilità di alcune prove.

Il processo proseguirà mercoledì con ulteriori interrogatori di altri imputati. Per l’intero dibattimento sono state previste dieci giornate. Non è ancora chiaro quando il Tribunale d’appello pronuncerà la sentenza: di certo non questa settimana né la prossima.

In primo grado, nell’aprile 2022, il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva inflitto pene severe. Vincenz era stato condannato a tre anni e nove mesi di reclusione senza condizionale. Davanti al Tribunale d’appello chiede ora il pieno proscioglimento.

Stocker era stato condannato addirittura a quattro anni di reclusione. Anche lui chiede di essere assolto. Entrambi erano stati riconosciuti colpevoli, tra l’altro, di truffa, gestione infedele e corruzione passiva.

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