La sfida dei droni: «Attaccare è più facile che difendersi»

Europa e Svizzera si confrontano con il crescente rischio dei droni armati e la difficoltà di proteggere efficacemente infrastrutture e spazi civili.
Europa e Svizzera si confrontano con il crescente rischio dei droni armati e la difficoltà di proteggere efficacemente infrastrutture e spazi civili.
ZURIGO - Dopo il ritrovamento di un drone carico di esplosivo all'aeroporto di Lipsia l'intera Europa si interroga su come proteggere spazi aperti e infrastrutture da minacce volanti sempre più sofisticate. La Svizzera, paese all'avanguardia nella ricerca sui droni, sta correndo ai ripari, ma secondo l'esperto Roland Siegwart il divario tra attacco e difesa resta ancora preoccupante.
«Generalmente, purtroppo, bisogna dire che effettuare attacchi con droni è molto più facile che difendersi dai droni, specialmente in ambiente civile», afferma in un'intervista a SRF il professore di sistemi autonomi presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH). «Non si può semplicemente sparare a caso in aria, a causa dei danni collaterali. Ciò significa che non esistono ancora sistemi veramente affidabili per abbattere i droni con un ragionevole dispendio di risorse».
La difficoltà principale risiede nella natura stessa degli apparecchi. «Innanzitutto i droni sono molto piccoli e quindi difficili da rilevare, sia con il radar che con le telecamere», spiega lo specialista che collabora con Armasuisse, l'Ufficio federale dell'armamento. «In secondo luogo, i sistemi di difesa sono tipicamente progettati per gli aerei: in quel caso ci si può permettere di sparare munizioni che costano mezzo milione di franchi l'una. Con i droni non si può pensare di sparare con i cannoni ai passeri: servono sistemi piccoli e non è affatto semplice realizzarli».
La ricerca sta esplorando strade alternative. «In tutto il mondo ci sono vari gruppi che lavorano su questo tema. Anche noi studiamo il sistema per rilevare i droni in modo affidabile, combinando radar, telecamere a infrarossi e telecamere ottiche», riferisce l'accademico. «Una volta individuati, si potrebbero abbattere con reti, tendere reti con altri droni o, a seconda della situazione, eventualmente sparare».
Nonostante le difficoltà, la Confederazione non parte svantaggiata. «La Svizzera, in relazione alle sue dimensioni, è messa molto bene», sostiene il 67enne. «Ho avuto contatti con le controparti tedesche e austriache di Armasuisse: direi che i nostri collaboratori di Armasuisse sono molto più informati, capiscono molto di più e sanno come collaborare con le università. Siamo quindi relativamente ben posizionati.» Il paese vanta un ecosistema favorevole. «La Svizzera è molto forte nel settore dei droni, soprattutto per quanto riguarda le applicazioni civili nella ricerca: esistono diverse start-up specializzate nella difesa dai droni».
«Non avremo una soluzione definitiva entro i prossimi cinque mesi. Ma si spera che arriveranno abbastanza rapidamente sistemi sensati, economici e allo stesso tempo affidabili», conclude l'esperto di robotica.




