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L'INTERVISTA

Le vacanze agitate della politica

Dopo le scorie lasciate dai tanti casi e prima del rush finale della legislatura. Facciamo il punto, in vista della campagna elettorale delle prossime Cantonali, con il politologo Nenad Stojanović
Le vacanze agitate della politica
Ti-Press / Tio.ch
Le vacanze agitate della politica
Dopo le scorie lasciate dai tanti casi e prima del rush finale della legislatura. Facciamo il punto, in vista della campagna elettorale delle prossime Cantonali, con il politologo Nenad Stojanović

BELLINZONA - La politica ticinese è in vacanza. E probabilmente mai nella storia recente come durante questa estate ne aveva un gran bisogno. Tuttavia, c'è da immaginare che non saranno vacanze particolarmente serene, almeno non per tutti, considerando le scorie dei (non pochi) "casi" da metabolizzare e la campagna elettorale che ormai scalpita per partire. Senza dimenticare l'ultimo anno di legislatura, che sarà segnato da un avvicendamento in governo, con l'uscita di Claudio Zali. E da qui iniziamo a fare il punto, parlandone con il politologo Nenad Stojanović.

Partiamo dal terremoto: il caso Zali. Sembrava poter riaprire i giochi per l'alleanza a destra. Come sappiamo, invece, l'UDC ha ribadito: «Corriamo da soli» e la Lega ha risposto chiudendo la porta per le Federali. Per i democentristi è quindi il momento, anche a livello cantonale, per contarsi e certificare il sorpasso come azionista di maggioranza della destra ticinese?
«Diciamo che un primo sorpasso c'era già stato alle Federali del 2023, quello che in fondo ha permesso all'UDC di ottenere due seggi e alla Lega uno in Consiglio nazionale. Però è altrettanto chiaro che senza la congiunzione con la Lega quel secondo seggio dell'UDC al Nazionale sarebbe andato a un altro partito. Detto questo, oggi come oggi è abbastanza probabile che il sorpasso si verificherà anche alle Cantonali dell'anno prossimo. E questo per quanto riguarda i rapporti di forza fra i due partiti sarebbe un evento significativo che ha tutte le probabilità di essere non effimero ma di mantenersi a medio e lungo termine».

Un "all-in" dell'UDC che non sembra avere in Zali l'unico fattore...
«Ribadendo la loro decisione di non creare una lista comune con la Lega dei Ticinesi, l'UDC in fondo dimostra che Claudio Zali era più che altro un pretesto. Quando, a giugno, hanno annunciato l'intenzione di correre da soli dicendo, in sostanza, "non ci riconosciamo in Claudio Zali"... Beh, ora Claudio Zali non ci sarà più. Quindi questo significa che ci sono altri motivi dietro la decisione. Non a caso, anche Marchesi ha chiuso abbastanza in fretta quella porta. Lo ha fatto dopo essersi consultato con altri vertici o solo per non lasciare spazio a eventuali ripensamenti in seno all'UDC? Sarebbe interessante capirlo».

Con quali timori?
«Dal mio punto di vista, quello che lui teme è che qualora l'UDC tornasse sui propri passi e facesse una lista con la Lega, se questa lista poi prende un solo seggio e non due ─ e questo oggi è abbastanza verosimile ─ sia Gobbi a essere confermato mentre lui, dopo poco più di sei mesi in governo, uscirebbe. Ecco, secondo me questa in fondo è la motivazione principale. E anche in questo caso, ci sarebbe da capire se è una posizione condivisa da tutta l'UDC o meno. Come detto, la prospettiva che anche una lista comune faccia solo un seggio è molto realistica e quindi l'UDC, in un certo senso, sta giocando un po' a poker dicendo: "Beh, correndo da soli non è sicuro che ce la facciamo a fare un seggio, ma se ce la facciamo almeno sarà il nostro seggio».

Guardiamo invece in casa Lega. Passare dall'avere la maggioranza in governo all'eventuale minoranza nella propria area è, almeno sulla carta, un duro colpo. Qualche responsabilità di governo in meno potrebbe però rilanciare l'anima del movimento. Ma fino a che punto?
«La Lega ha sempre cercato di correre sul doppio binario. Da un lato quello istituzionale che una volta era incarnato da Marco Borradori, poi da Gobbi e anche da Foletti, a Lugano. E poi un'ala più di opposizione, quella di Boris Bignasca ─ e anche di Lorenzo Quadri ─ che, non a caso, aveva avuto diversi conflitti con lo stesso Foletti quando era capogruppo in Gran Consiglio. Già all'epoca le tensioni non mancavano. È chiaro quindi che dimezzando la rappresentanza in governo ─ o uscendo ─ avrebbero le mani più libere di oggi nel fare opposizione pura. E un altro dato importante è quello dell'elettorato. La Lega ha perso tantissimi consensi. Dal 2015, quando era al suo apice, è passata ─ dati del Gran Consiglio alla mano ─ dal 24% al 20% circa del 2019 e poi al 15% del 2023. Bisognerà vedere se riusciranno di nuovo a convincere l'elettorato».

Pezzi di elettorato in parte riassorbiti poi dall'UDC.
«Su quello bisogna leggere attentamente i numeri. La mia intuizione è che parte di quello che era l'elettorato leghista è tornato a non votare. Perché la Lega spesso è riuscita a conquistare il voto di chi non andava a votare. Probabilmente un 40-50% finisce nelle mani dell'UDC. Ma non escludo che alcuni possano andare, per dire, anche all'MPS, che è un altro partito di protesta. Perché la Lega, storicamente, aveva preso tanti elettori anche del vecchio Partito Socialista Autonomo (PSA)».

Tutte prospettive che di certo non sorridono a via Monte Boglia.
«Se uno oggi mi chiedesse di fare una scommessa, io direi che la Lega da sola non riesce a confermare neanche un seggio. Neanche se si tratta di Norman Gobbi, che porta con sé tanti voti personali. La Lega dei Ticinesi si trova in grande difficoltà. Ma le bocce, come si dice, non sono ancora ferme. Non si può sottovalutare il fattore delle Federali. Quello che io prevedo, se non c'è già stato, è che ci sarà di sicuro una pressione forte da parte dei vertici dell'UDC svizzero su quello ticinese affinché facciano la lista comune con la Lega, perché per il partito a livello nazionale è molto importante non perdere seggi a Berna».

E gli altri partiti? Il divorzio a destra ha risvegliato per alcuni appetiti e ambizioni di raddoppio. Il PLR si è esposto. Anche a sinistra ─ con la lista unica tra PS, Verdi e MPS ─ il pensiero c'è. Chi ha chance concrete di capitalizzare?
«Chiaramente il PLR. Il Centro è in una lenta discesa praticamente da 50 anni, perde quasi sempre qualcosa, quindi che riesca a scavalcare il PLR lo escludo. E numeri alla mano, anche per la sinistra sarà difficile. Credo che potrà superare il Centro ma non il PLR. Nonostante quest'ultimo sia un po' in perdita in termini di velocità, però comunque mantiene margine rispetto alla sinistra».

Infine, c'è chi dovrà depositare la scheda nelle urne. La campagna elettorale ─ e con essa, il rush finale della legislatura ─ parte con le scorie dei casi che hanno fatto discutere, recenti (Zali, le vicende motorizzate di Sirica e Censi) e meno (Gobbi, Hospita e anche il cosiddetto “arrocco”), e lasciato un segno questo quadriennio. Che effetto potrà avere tutto questo sulla popolazione votante? Che, lo ricordiamo, è già in costante calo.
«Sicuramente quando ci sono questi scandali che coinvolgono i politici, la sfiducia nella popolazione cresce. E parliamo di una fiducia che già non è altissima nei politici. In Svizzera è più alta che in altri paesi. Ma un conto è la fiducia nelle istituzioni e un altro è quella nei partiti politici e nei politici. Che in Svizzera è molto più bassa e pure in discesa. Quindi è chiaro che questo non aiuta l'affluenza. Ed è immaginabile che dopo questi ultimi scandali anche alle prossime Cantonali possa ulteriormente diminuire. Però è ancora molto presto e molto dipenderà dalla mobilitazione e dalle liste. Questo potrebbe motivare. Ricordo le elezioni cantonali del 2007. Allora la sinistra pensava che la Lega non potesse farcela a confermare il seggio. Poi Giuliano Bignasca fece il suo, chiamiamolo piagnisteo, pregando gli elettori di non abbandonare la Lega e questa si risollevò. E da qui a marzo possono ancora succedere tante cose».

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