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LOCARNO

Una storia di confine

Elia Canevascini, con "Lääne/Vostok", ci offre una testimonianza della tensione sotterranea che si respira tra Estonia e Russia
Una storia di confine
ELIA CANEVASCINI
Una scena di "Lääne/Vostok".
Una storia di confine
Elia Canevascini, con "Lääne/Vostok", ci offre una testimonianza della tensione sotterranea che si respira tra Estonia e Russia

LOCARNO - Locarno79 darà modo al pubblico ticinese di ammirare i lavori di vari registi ticinesi. Dopo avervi parlato di Dino Hodic ("Nessuno vi farà del male") e Domenico Singha Pedroli ("Typhoon Mambo", è la volta di Elia Canevascini, il cui cortometraggio "Lääne/Vostok" fa parte del Concorso nazionale dei Pardi di domani.

Ticino-Roma e ritorno
Formatosi cinematograficamente parlando a Roma ma, con un legame sempre solidissimo con il territorio d’origine, Elia è pronto a debuttare nella sua città. «Negli ultimi anni ho vissuto all’estero, soprattutto per uscire dalla mia comfort zone», spiega. Ora che la formazione è conclusa, è tornato stabilmente in Ticino.

Prima le immagini, poi la poesia
Veniamo ora al suo breve (10 minuti) ma intenso documentario. Questa è la sinossi presente sul sito del festival: «Lo spettatore segue dei Russi d'Estonia in viaggio per raggiungere la Russia. L'attraversamento del confine li conduce in uno spazio geografico segnato dalle tensioni tra due gruppi etnici, mentre il conflitto russo-ucraino riaccende vecchie paure». Al centro di questo lavoro c'è una suggestione poetica: "The Wandering Border" di Jaan Kaplinski. «Più che un’ispirazione, questa poesia è il collante di tutto il corto», spiega Canevascini. «Avevo già girato il documentario, viaggiando tra il sud e il nord del confine tra Russia ed Estonia. Quando mi sono trovato con tutto il materiale, cercavo un modo per creare una narrazione. Durante l’Erasmus a Tallinn ho seguito un corso sulla cultura estone e lì ho scoperto questa poesia: quando l’ho letta ho capito che esprimeva esattamente ciò che avevo provato filmando quelle immagini. È stata la mappa che ha dato forma al corto».

Il silenzio che nasconde la tensione
L’esperienza in Estonia si è rivelata difficile da tradurre in parole. «È la domanda più complicata», ammette. «È un paese molto tranquillo, ma non nel senso di noioso. È una tranquillità a cui noi occidentali non siamo abituati: veniamo da contesti frenetici, pieni di stimoli. Lì, appena si esce dai centri urbani, c’è una natura molto rigogliosa e un silenzio quasi assordante». Un silenzio che, però, nasconde anche tensioni. «Soprattutto vicino al confine si percepisce qualcosa che bolle in pentola, legato al periodo storico che stiamo vivendo».

Un magma sotterraneo e ribollente
Questa dimensione è al centro del cortometraggio, che cerca di condensare sensazioni difficili da spiegare. «Se vai in Estonia da turista forse non noti nulla, ma se ti fermi e ti informi capisci che la situazione è delicata», osserva. «Circa un terzo della popolazione è di origine russa e, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, si sono riaccese molte paure». A questo si aggiunge una forte attenzione identitaria: «Gli estoni sono molto protettivi della loro cultura e fanno di tutto per preservarla». Tra gli esempi citati, il caso della rimozione del cosiddetto “soldato di bronzo” a Tallinn, che circa una ventina di anni fa ha dato vita a un acceso dibattito e tensioni sociali. «Sono situazioni a cui noi non siamo abituati», sottolinea.

Il senso di un ticinese per la frontiera
Il tema del confine, centrale nel film, è anche una sensibilità che affonda le radici nella sua identità. «Il Ticino è terra di confine, non solo tra Svizzera e Italia ma anche tra nord e sud dell’Europa», spiega. «Penso che noi ticinesi siamo particolarmente sensibili a questo tema. Anche se oggi i confini sono aperti grazie a Schengen, resta qualcosa che viviamo quotidianamente».

Lo proietto, quindi esiste
La partecipazione al Locarno Film Festival rappresenta un passaggio decisivo nel percorso artistico di Canevascini. «Finalmente, arrivando al pubblico, questo corto può cominciare a esistere», afferma. «Un’opera non si concretizza davvero finché non viene mostrata. Finora l’ho condivisa solo con colleghi, amici e parenti». Locarno79 sarà l'occasione per fare opera di networking con i vari addetti ai lavori, ma ancora di più sarà il "debutto in società" del corto. «Avere l’occasione di dire “questo è il mio lavoro” davanti a degli sconosciuti è fondamentale. Piacerà o non piacerà, ma è lì che si completa». E cita Werner Herzog per descrivere quel momento: «Consegnare il film è come liberarsi del peso del progetto. Da lì in poi non è più solo tuo, diventa qualcosa di autonomo».

Sono tre le proiezioni di "Lääne/Vostok" in programma: venerdì 14 agosto alle 14.30 a La Sala (voce originale estone e russo, sottotitoli in inglese e italiano) e alle 19.30 al Teatro Kursaal (voce originale estone e russo, sottotitoli in inglese); sabato 15 agosto alle 17.30 ancora a La Sala (voce originale estone e russo, sottotitoli in inglese e italiano).

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