Nuove regole UE sugli imballaggi: una stangata per i piccoli commercianti

Molte microimprese valutano di sospendere le spedizioni a causa degli oneri amministrativi introdotti dal nuovo regolamento.
Molte microimprese valutano di sospendere le spedizioni a causa degli oneri amministrativi introdotti dal nuovo regolamento.
ZURIGO - Per continuare a vendere in tutta l’Unione europea, i piccoli negozi online svizzeri rischiano di dover fare i conti con una burocrazia decisamente più pesante. Le nuove regole UE sugli imballaggi prevedono infatti che chi vende prodotti nei diversi Paesi europei debba registrarsi nei singoli sistemi nazionali di responsabilità estesa del produttore. E siccome un registro unico valido per tutta l’UE non esiste, chi vuole spedire in tutti i 27 Stati membri può essere costretto a effettuare altrettante registrazioni, sostenendo costi e oneri amministrativi.
Il problema riguarda in particolare le piccole attività, per le quali le nuove procedure rischiano di rendere le vendite oltreconfine poco convenienti. Non a caso, sui social stanno già comparendo gli annunci di diversi piccoli shop che hanno deciso di interrompere, almeno per il momento, le spedizioni verso l’UE. Tra loro anche attività svizzere.
Regole applicabili dalla metà del 2026
Le nuove disposizioni fanno parte della Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR). Il regolamento è entrato ufficialmente in vigore tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, ma le sue norme operative sono diventate vincolanti e applicabili a partire da metà 2026 per lasciare ad aziende e Stati il tempo di adeguarsi. L'obiettivo principale è ridurre i rifiuti da imballaggio e migliorare il riciclaggio: gli imballaggi dovranno essere ridotti, maggiormente riciclabili e, dove possibile, riutilizzabili. Al tempo stesso, le aziende dovranno contribuire maggiormente alla raccolta e al recupero degli imballaggi che immettono sul mercato.
Il rovescio della medaglia è dunque una nuova serie di adempimenti dettati dal principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): siccome la gestione e il riciclo dei rifiuti avvengono a livello locale, ogni Stato pretende che le aziende paghino una tassa ambientale sul proprio territorio. Ma senza un registro unico europeo o una soglia minima di tolleranza, ogni azienda che vende prodotti in un determinato Paese UE deve registrarsi nel relativo sistema nazionale. E questo significa che, per chi vende in tutta Europa, le registrazioni possono arrivare a 27.
Fino a 27 diverse registrazioni
A farne le spese sono soprattutto le microimprese, ovvero quelle con meno di dieci dipendenti e un fatturato o un totale di bilancio annuo non superiore a due milioni di euro. Per loro, tra tasse di registrazione, pratiche e tempo necessario per districarsi tra le diverse normative nazionali, il gioco rischia di non valere più la candela.
È il caso di Sandra, fondatrice del marchio di design berlinese «s.wert design», che finora spediva souvenir, articoli di cartoleria e poster in 13 Paesi UE. «Solo per le consegne in Polonia la registrazione costa 150 euro all’anno», racconta. Se dovesse mantenere tutti gli attuali mercati, stima circa 1'700 euro di costi aggiuntivi e quattro giorni di lavoro solo per registrazioni e comunicazioni.
«Sono favorevole all’UE e alla riduzione degli imballaggi», spiega. Ma, a suo avviso, le nuove regole «svantaggiano enormemente le piccole imprese», mentre i grandi colossi dell’e-commerce possono assorbire senza troppi problemi costi di questo genere.
C'è chi decide di rinunciarci
Ha deciso di sospendere le spedizioni verso l’UE anche Valentine, titolare di un piccolo shop online svizzero che vende, tra le altre cose, stampe, adesivi, spille e gioielli disegnati da lei. «Non voglio smettere di vendere alle mie clienti e ai miei clienti nell’UE. È terribile dover rifiutare persone che vogliono acquistare il mio lavoro», racconta. Il problema, però, non è soltanto economico. «È difficile anche solo trovare informazioni chiare e affidabili» su ciò che bisogna fare. E per chi gestisce da solo una piccola attività, capire e applicare correttamente le regole dei diversi Paesi può richiedere moltissimo tempo.
Resta inoltre da capire cosa rischino concretamente le aziende che non rispettano le nuove disposizioni. Le sanzioni saranno stabilite dai singoli Stati membri e dovranno essere «efficaci, proporzionate e dissuasive». Anche in questo caso, dunque, non esiste un sistema unico a livello europeo.
Intanto il malcontento tra i piccoli operatori cresce. Sul portale di feedback dell’UE sono già arrivati oltre 2'600 contributi. In molti chiedono di rivedere le disposizioni, introducendo soluzioni più semplici e sostenibili per le microimprese prima che scatti il termine ultimo di applicazione.





