Morte Tarling, autista "non colpevole"?

Sotto accusa il cordone di sicurezza
Sotto accusa il cordone di sicurezza
PORTO - L’automobilista del mezzo contro il quale si è scontrato Finlay Tarling potrebbe non subire alcun tipo di accusa. Questa è la notizia del giorno a Porto, dove stanno proseguendo le indagini sull’incidente che, durante il Giro del Portogallo, è costato la vita al giovane ciclista britannico.
Secondo gli inquirenti, infatti, il dispositivo di sicurezza della corsa, quello che controlla gli accessi al percorso di gara da strade parallele, potrebbe non aver funzionato alla perfezione.
«Queste situazioni devono essere evitate - ha spiegato il portavoce della Guardia Nacional Republicana - Gli scenari di gara sono tuttavia molto complessi. Ci sono centinaia di accessi al percorso di ciascuna tappa e si sa che il ciclismo, che per natura vuol stare vicino alla gente, passa spesso attraverso villaggi, paesi e città. La strada dalla quale il veicolo si è immesso sul tracciato era segnalata ma, purtroppo, non abbiamo la possibilità di mettere un militare in ogni punto critico».
Secondo le indagini, al momento del drammatico incidente il 19enne era staccato dal gruppo e probabilmente era stato perso di vista. «La combinazione di diversi fattori, come il momentaneo allentamento del cordone di sicurezza, ha portato a questo tragico epilogo. Tutti gli elementi devono tuttavia essere verificati. Comunque abbiamo effettuato i test previsti e il conducente non presentava tracce di alcol o di sostanze psicotrope nel sangue. Sul perché sia ripartito, non so dirvelo. Dopo esser rimasto fermo per un po’ di tempo, senza vedere arrivare nessun altro, ha probabilmente chiesto se poteva procedere. A chi? Sono elementi che devono essere verificati. Non è in ogni caso detto che possa essere accusato. Probabilmente, comunque, non accadrà».








