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Al fiume per rischiare di morire

È corsa al refrigerio nell'estate dei record canicolari. Ma non mancano gli incidenti. La presidente di Acque Sicure: «Occhio alle false certezze».
Al fiume per rischiare di morire
Rescue Media/ Incidente a Ponte Brolla
Al fiume per rischiare di morire
È corsa al refrigerio nell'estate dei record canicolari. Ma non mancano gli incidenti. La presidente di Acque Sicure: «Occhio alle false certezze».

BELLINZONA - Due ferimenti in Verzasca, a Corippo e a Lavertezzo. Un morto nel lago di Lugano, nei pressi del Ponte del Diavolo. Un altro ferimento a Ponte Brolla. Sono solo alcuni degli incidenti che stanno caratterizzando questa estate canicolare nella Svizzera italiana. Un cruccio anche per chi fa tanta sensibilizzazione sul tema. Come Anna Nizzola, presidente di Acque Sicure.

Avete puntato su una campagna piuttosto cruda, in cui si vedono in più varianti una persona viva e una persona morta. Eppure gli incidenti non mancano. Come lo spiega?
«Prima di tutto sarebbe sbagliato pensare che una campagna possa eliminare del tutto gli incidenti. Il rischio zero non esiste. Anche quest'anno gli incidenti purtroppo ci sono stati. E va precisato che le temperature così alte portano sempre più persone nei laghi e nei fiumi. L'aumento dei bagnanti rispetto agli altri anni è netto».

In particolare nei fiumi.
«Nelle giornate particolarmente calde molte persone cercano il refrigerio dei fiumi e delle pozze, dove l'acqua è generalmente più fresca e pulita. Proprio per questo è importante conoscere le caratteristiche del luogo e non sottovalutarne i possibili rischi»

Acque stupende che possono diventare letali.
«Molti turisti non conoscono i pericoli del nostro territorio. Con temperature esterne elevate, entrare bruscamente nell'acqua molto più fredda può provocare una forte reazione dell'organismo. Per questo consigliamo di entrare in acqua gradualmente. E di evitare il consumo di alcol prima di fare il bagno».

Non si tratta solo di turisti però.
«È vero. Ci sono anche persone del posto. Vanno in acqua con la convinzione che a loro non possa accadere nulla. Sottovalutano il fatto che si passi da quasi 40 gradi a meno di 20 gradi. Questa differenza può colpire in particolare gli anziani. Ma non solo. A volte basterebbe solo bagnarsi un po' prima di entrare nel fiume o nel lago. Un altro consiglio che mi sento di dare è di andare a fare il bagno possibilmente sempre accompagnati da qualcuno. In modo che se dovesse accadere qualcosa, sul posto c'è una persona che può dare l'allarme tempestivamente».

I giovani trasgrediscono. Si tuffano anche da altezze in apparenza fuori di testa.
«Quest'anno i livelli dell'acqua sono scesi. C'è una minore quantità di acqua nelle pozze. Dopo un tuffo è dunque più facile toccare il fondo e ferirsi. Siamo stati tutti giovani e abbiamo fatto tutti delle bravate. Non per questo i ragazzi non vanno sensibilizzati. Quando sono in gruppo i giovani tendono a mettere in atto comportamenti spericolati. Per farsi vedere. Vivono di false certezze».

Servono campagne ancora più crude?
«Noi abbiamo ricevuto diversi complimenti per le nostre campagne. Sono d'impatto. Non proibiscono. Ma mettono in guardia. Responsabilizzano. È chiaro però che c'è una fetta di popolazione che continua a ignorare questi moniti. In futuro potremo essere ancora più incisivi, certo. Lo stiamo valutando. Dobbiamo prendere consapevolezza delle tendenze. Con estati così calde saranno sempre di più le persone in acqua. E con più persone in acqua percentualmente il rischio di incidenti cresce. Dobbiamo quindi fare in modo che la prevenzione evolva insieme a questi cambiamenti».

Manca forse una sensibilizzazione mirata ai luoghi più pericolosi?
«Oltre a proseguire con la sensibilizzazione, dobbiamo cercare di raggiungere le persone sempre più direttamente nei luoghi in cui il rischio si presenta: fiumi, pozze, lidi e piscine. Possiamo rafforzare la comunicazione sul posto, utilizzare maggiormente i social con messaggi brevi e immediati e coinvolgere ancora di più Comuni, operatori turistici, campeggi e strutture ricettive».

Diamo uno sguardo al futuro. Come si costruisce una cultura della sicurezza?
«Ritengo importante investire maggiormente sul lavoro con bambini e giovani. La cultura della sicurezza e del rispetto dell’acqua si costruisce fin da piccoli e la prevenzione deve diventare, col tempo, un comportamento naturale. È inoltre importante non mettere mai a rischio la propria sicurezza per una fotografia, un video o una sfida. Nessuna immagine spettacolare vale un incidente».

Recentemente anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi è intervenuto sui social, rilanciando le campagne Acque sicure e Montagne sicure.
«La prevenzione non deve essere percepita come un insieme di divieti. Il nostro obiettivo non è quello di spaventare le persone o di allontanarle dall'acqua. Vogliamo che tutti possano godere dei nostri laghi, fiumi e pozze, ma con maggiore consapevolezza. La prudenza non toglie nulla al divertimento».


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