Dopo Lugano, anche la Corte di Londra dà ragione al broker dei vip

La Court of Appeal conferma la sentenza che obbliga i Montezemolo a versare 12 milioni a XY ERS UK Ltd e Daniele Migani nella disputa sugli investimenti legati al fondo Skew Base.
LUGANO/LONDRA - La Court of Appeal di Londra ha confermato la sentenza di primo grado favorevole a XY e Daniele Migani, respingendo all’unanimità l’appello dei Montezemolo, già condannati dalla High Court of Justice al pagamento di circa 12 milioni di euro ai soggetti da loro citati in giudizio.
La decisione di Londra si aggiunge alla piena assoluzione in primo grado di Daniele Migani pronunciata dalla Corte delle assise criminali di Lugano lo scorso 17 giugno nella vicenda originata dalle perdite registrate da alcuni investitori durante il crollo dei mercati legato alla pandemia da Covid-19.
La Corte londinese ha respinto all’unanimità l’appello di Matteo Cordero di Montezemolo e G.I. Globinvestment Ltd nella causa da 50 milioni di euro contro XY ERS UK Ltd, società di consulenza finanziaria britannica guidata da Daniele Migani. È stata così confermata la sentenza pronunciata il 28 marzo 2025 dalla High Court of Justice.
Luca Cordero di Montezemolo, il figlio Matteo e G.I. Globinvestment Ltd, veicolo d’investimento della famiglia, erano stati condannati a versare complessivamente circa 12 milioni di euro a XY ERS UK Ltd, Migani e agli altri soggetti da loro citati in giudizio. Alla somma si aggiungono ora le spese dell’appello.
Secondo quanto accertato nel giudizio inglese, XY ERS UK Ltd prestava nel gruppo XY i servizi d’investimento oggetto della causa. Nella sua decisione, la Court of Appeal ha confermato che gli investitori appellanti disponevano di «tutte le informazioni necessarie» per comprendere il ruolo di Migani e la natura e la portata del suo legame con il fondo Skew Base.
I giudici d’appello hanno respinto anche la tesi secondo cui quel legame sarebbe stato occultato: «Lungi dall’essere un mistero per Marco Nuzzo e Matteo Cordero di Montezemolo, il coinvolgimento di Migani nel Fondo rappresentava per loro un elemento di attrazione».
La Court of Appeal ha inoltre chiarito che, per gli investimenti del fondo, «la decisione finale» su ciascuna proposta spettava alla società del gruppo VP Bank incaricata della gestione del portafoglio, che «era effettivamente il gestore del portafoglio e ne svolgeva le funzioni». Più in generale, secondo la Corte «non vi era nulla di insolito nella struttura complessiva del Fondo», ritenuta ordinaria e comunemente utilizzata in Lussemburgo, anche per quanto riguarda la ripartizione dei compensi, compresi quelli destinati alle società riconducibili a Migani.
Le accuse più gravi rivolte personalmente a Migani, riguardanti presunte condotte ingannevoli e un’asserita intesa fraudolenta con altri convenuti, erano già state integralmente respinte in primo grado e non facevano più parte del giudizio d’appello.
La Corte ha ricordato inoltre che gli investitori coinvolti avevano effettuato, su proposta di XY ERS UK Ltd, circa 115 investimenti in certificati collegati all’andamento di uno o più indici di mercato: «Nel 2017 furono conclusi circa 47 contratti e nel 2018 vi furono altri 68 investimenti. Questi investimenti furono tutti profittevoli».
Le perdite al centro della causa si verificarono nel marzo 2020, durante il crollo dei mercati legato alla pandemia da Covid-19. Secondo quanto accertato nel giudizio, i clienti avevano compreso i rischi poi concretizzatisi in quella fase.
La pronuncia londinese arriva dopo la piena assoluzione in primo grado di Migani, difeso dall’avvocato Elio Brunetti, decisa il 17 giugno 2026 dalla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta da Monica Sartori-Lombardi, nella vicenda originata dalle perdite subite da alcuni investitori durante il crollo dei mercati. Nel distinto procedimento penale svizzero Matteo Cordero di Montezemolo e G.I. Globinvestment Ltd si erano costituiti accusatori privati, ma la Corte di primo grado li ha estromessi.
«È difficile immaginare un esito più netto», ha dichiarato Migani dopo la decisione londinese. «Sono grato alla giustizia inglese per l’accuratezza con cui ha esaminato questa vicenda. In questi anni ho difeso il mio nome e il lavoro di chi ha costruito XY con me, affidandomi ai documenti e ai tribunali. I fatti si accertano con rigore, non con il rumore: è il metodo che ho imparato nella ricerca scientifica e che continua a guidare il mio lavoro».



