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Italiano di Svizzera, «Romano sarà grande»

«Scegliendo l’Italia invece che la Svizzera, Romano ha dimostrato grande personalità»
Italiano di Svizzera, «Romano sarà grande»
IMAGO / Giuseppe Maffia
Italiano di Svizzera, «Romano sarà grande»
«Scegliendo l’Italia invece che la Svizzera, Romano ha dimostrato grande personalità»
Arno Rossini: «Non fosse andato alla Roma, ora Alessandro sarebbe probabilmente agli ordini di Yakin».
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FIRENZE - “È stato disastroso”, “L’errore che ha fatto è stato scegliere l'Italia”, “Davvero da noi non c’erano giocatori migliori?”, “Forse non vale la Nazionale”. Il faticoso esordio di Alessandro Romano con la maglia dell’Italia è stato accompagnato, sulla stampa della vicina Penisola, da bocciature, dubbi e pernacchie. Il giorno prima il “nostro” era salutato come il perno del centrocampo per i successivi dieci anni, il giorno dopo sembrava pronto a essere accantonato. 

Non è successo: dopo averlo schierato titolare contro il Belgio, Roberto Mancini gli ha infatti concesso minuti pure contro la Turchia, dimostrando di contare su un ragazzo che… si farà.

«Un giudizio dopo una partita non si può dare - è intervenuto Arno Rossini - ma neppure dopo due. Ne servono di più, qualche mese. Diciamo così: sono sicuro che in futuro Alessandro sarà una delle colonne dell’Italia di Mancini».

Su di lui, veleno ingiusto o ignoranza?
«I classici leoni da tastiera. Sono incommentabili».

Perché Romano può sfondare?
«Perché ha capacità tecniche, intelligenza tattica, un bel fisico, facilità di corsa, quell’intensità figlia del calcio svizzero e che in Italia si vede poco… ha tutto insomma per diventare grande, per imporsi a livello internazionale. Non ha fatto bene all’esordio? Si deve tenere conto del fatto che è stato inserito in una squadra quasi sperimentale, un undici quasi tutto nuovo. Il risultato sarebbe stato completamente diverso se avesse trovato posto in un gruppo collaudato. Ho l’impressione che in molti debbano ancora trovare la giusta collocazione in campo, ma quanto visto contro una Turchia proprio brutta dovrebbe far star sereni i tifosi azzurri: c’è tanto lavoro da fare ma le possibilità che il progetto dia risultati sono grandi».

Romano è quindi da considerare un rimpianto per la Svizzera?
«Ha fatto la sua scelta in favore di una selezione, non contro un’altra. Per me il discorso è chiuso. Piuttosto, puntando sull’Italia ha dimostrato di avere un’altra qualità fondamentale per sfondare: grande personalità. Dopo aver completato il percorso nelle giovanili rossocrociate, continuare con la Nati sarebbe per lui sicuramente stato più comodo. Invece ha deciso di percorrere la strada più difficile. Dobbiamo dargliene atto».

La sua avventura alla Roma (e poi con lo Spezia e ora a Cagliari) ha influito sul suo presente azzurro?
«Sì, credo che gli anni nelle giovanili giallorosse e le successive avventure lo abbiano spinto a rispondere “presente” alla chiamata di Mancini. Se dopo Winterthur avesse continuato in un club svizzero, ora sarebbe probabilmente agli ordini di Yakin».

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