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MASSAGNO

«Sono in carenza beni. Ma non significa che non meriti una casa»

Nonostante la volontà di ricominciare, il passato di Carla continua a precluderle l’accesso a una vita dignitosa.
«Sono in carenza beni. Ma non significa che non meriti una casa»
Ti-Press / Carlo Reguzzi
«Sono in carenza beni. Ma non significa che non meriti una casa»
Nonostante la volontà di ricominciare, il passato di Carla continua a precluderle l’accesso a una vita dignitosa.

MASSAGNO - «Come può una persona ricominciare se nessuno le concede la possibilità di farlo?». È l'interrogativo che Carla*, 62enne svizzera di Savosa, si pone ormai quotidianamente. La sua situazione, va detto, non è delle più semplici e gli strascichi degli errori del passato si fanno sentire ancora oggi. Trovare una via d'uscita, però, sembra quasi impossibile.

Carla si trova in una situazione di carenza beni, un "biglietto da visita" che sta complicando non poco la ricerca di un nuovo appartamento. «È un ostacolo che mi sembra insormontabile. Ho già contattato numerose amministrazioni e, non appena viene richiesta la documentazione dell'Ufficio esecuzioni, la mia candidatura viene praticamente esclusa».

Una candidatura esclusa a priori?
Carla vive con suo figlio, un giovane che attualmente presta servizio presso la Protezione civile, ed è costretta a cercare un nuovo alloggio. «Mi sono rivolta anche ai servizi competenti del comune che mi stanno aiutando, ma fino a ora non sono riuscita a trovare una soluzione concreta. Continuo a cercare, a telefonare e a scrivere alle amministrazioni, ma mi trovo sempre davanti allo stesso muro. Se arriverà il momento in cui dovrò lasciare il mio attuale appartamento senza essere riuscita a trovarne un altro, dormirò in macchina. Non perché non avrei nessuno disposto ad accogliermi, ma per principio».

E aggiunge: «Sono arrivata alla pensione, avrei la possibilità di pagare un affitto ma non riesco a ottenere un appartamento perché una difficoltà economica del passato continua a chiudermi ogni porta. Non voglio nascondere la mia situazione: sono in carenza beni. Ma questo non significa che non meriti la possibilità di avere una casa».

Difficile ma non impossibile
Se da un lato le agenzie immobiliari e i locatori hanno il diritto di affittare gli appartamenti ai candidati con profili più affidabili, dall'altro la storia di Carla mostra quanto possa essere difficile rialzarsi una volta finiti nel baratro.

«Per quanto riguarda i beneficiari di prestazioni assistenziali, abbiamo situazioni diverse», ci spiega Cristina Oberholzer, responsabile della sezione del sostegno sociale (SdSS) del Dipartimento della sanità e della socialità. «C'è chi è in difficoltà dal punto di vista finanziario, con debiti ed eventualmente anche attestati di carenza beni, e chi invece non ne ha. Sicuramente la presenza di uno o più attestati di carenza beni può comportare una maggiore difficoltà nel trovare un alloggio».

Uno svantaggio oggettivo
Ma si tratta semplicemente di una difficoltà maggiore oppure, con un attestato di carenza beni, trovare casa può diventare quasi impossibile? «Non abbiamo dati statistici al riguardo posso però confermare che maggiore difficoltà sicuramente c'è. Il locatore sempre più spesso chiede un attestato dell'Ufficio esecuzione, nel quale queste informazioni sono riportate. Non tutti lo fanno, ma per una persona con una serie di attestati di carenza beni questo può rappresentare uno svantaggio oggettivo».

A chi può rivolgersi, allora, una persona che non beneficia già di prestazioni e si trova in difficoltà nella ricerca di un alloggio? «Suggerirei di contattare al più presto l'assistente sociale comunale. È un punto di riferimento e un contatto presente sul territorio molto prezioso, con competenze specifiche, che può - in primo luogo - verificare la situazione puntuale ma anche complessiva della persona, orientarla su eventuali prestazioni o aiuti accessibili, offrirle eventualmente una forma di supporto oppure anche indirizzarla verso enti esterni che possono intervenire a supporto».

In secondo luogo «sarebbe certamente anche utile verificare se la persona ha eventualmente diritto a prestazioni (assistenziali o magari anche di altro tipo)». Una possibile ulteriore pista da approfondire è la disponibilità di alloggi a pigione moderata. «Questa può tuttavia variare molto da Comune a Comune». Anche in questo caso «l’assistente sociale può certamente dare supporto. Come indicato in precedenze ci sono poi anche enti presenti sul territorio che possono dare un sostegno puntuale alla persona in difficoltà o eventualmente anche darle supporto nell’affrontare le proprie difficoltà economiche e i debiti».

«In Svizzera non si lasciano le persone in strada»
Detto questo, gli aiuti si dividono principalmente in due categorie: quando l'assistenza è competente, paga, anticipa e sostiene gli inquilini; nella ricerca dell'abitazione, invece, intervengono gli assistenti sociali comunali.

«Ci sono comuni che offrono degli aiuti, per esempio garanzie di pagamento, in caso di mancata copertura dell'assistenza», ci spiega l'avvocata Céline Dellagana-Rabufetti, segretaria generale dell'ASI Ticino (Associazione Svizzera Inquilini). «Bisogna essere cittadini svizzeri oppure essere domiciliati e soddisfare determinate condizioni. Però, di norma, in Svizzera non si lasciano le persone in strada».

Altri principi che non vengono rispettati
Anche secondo Dellagana-Rabufetti, la presenza di attestati di carenza beni non esclude la possibilità di trovare un appartamento, ma la rende chiaramente più difficile. «Bisogna però sottolineare che non tutta la popolazione in locazione rispetta il principio secondo cui si è solvibili se si hanno entrate pari a tre volte la pigione lorda».

Il caro vita e l'aumento degli affitti stanno infatti rendendo sempre più difficile, soprattutto per il ceto medio-basso, rispettare questo criterio. «Non vuol dire quindi che tutti i locatori guardino semplicemente alla regola delle entrate pari a tre volte la pigione».

Dal dialogo diretto al garante
Nel ventaglio delle possibili soluzioni, il dialogo è forse quella più immediata. «Un contatto diretto tra l'inquilino e il locatore può permettere di spiegare le ragioni dell'attestato di carenza beni. Una persona che sta arrivando all'AVS e che attraversa qualche difficoltà economica si trova in una situazione più delicata».

Un'altra possibilità è che una terza persona si faccia carico come garante. «Se una persona firma il contratto e garantisce la solvibilità, quindi assicura che, nel caso in cui l'inquilino non dovesse pagare, subentrerà lei, questa può essere una soluzione».

L'assistenza? Un pagamento sicuro
Ad alcuni locatori, poi, non sembra creare problemi accogliere inquilini che beneficiano dell'assistenza. In Ticino, inoltre, al contrario di altri cantoni, non é automatico per le persone in assistenza, ma si può chiedere che l'assistenza paghi direttamente, se l'inquilino acconsente». Con l'autorizzazione dell'inquilino il locatore può ricevere direttamente i soldi dall'amministrazione. «Alcuni locatori apprezzano quasi di più questa tipologia rispetto a inquilini che hanno un'entrata costante ma magari non sono regolari nei pagamenti».

C'è poi un altro elemento che la segretaria generale tiene a sottolineare. «Quando le pigioni raggiungono il massimo previsto dall'assistenza, apprezziamo i locatori che accolgono queste persone, ma ci chiediamo sempre più se, in generale, gli affitti non siano troppo alti. Oggi la pigione dovrebbe essere calcolata sui costi: oltre a ipoteca, assicurazioni, manutenzione e tasse, il locatore dovrebbe poter ottenere un reddito adeguato sul capitale investito nell'abitazione. E non sempre è così. Per questo abbiamo lanciato l’iniziativa sulle pigioni, che é stata accettata dalla Cancelleria federale lo scorso 23 agosto, con cui chiediamo la verifica automatica dell'ammontare delle pigioni: chi non ha nulla da nascondere, non avrà ripercussioni».

*Nome di fantasia, vero nome noto alla redazione

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