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LUGANO

Fede e Guerra: le cicatrici dell’umanità in mostra a Lugano

La mostra fotografica del collettivo lombardo Memora sarà ospitata al Centro pastorale S. Giuseppe dal 27 ottobre al 15 novembre. Al centro gli effetti dei conflitti in Myanmar, Nigeria e Siria, con particolare attenzione alle comunità cristiane
Fede e Guerra: le cicatrici dell’umanità in mostra a Lugano
Carlo Cozzoli / Memora
Fede e Guerra: le cicatrici dell’umanità in mostra a Lugano
La mostra fotografica del collettivo lombardo Memora sarà ospitata al Centro pastorale S. Giuseppe dal 27 ottobre al 15 novembre. Al centro gli effetti dei conflitti in Myanmar, Nigeria e Siria, con particolare attenzione alle comunità cristiane

LUGANO - In una delle fotografie si vede un bambino con una profonda cicatrice sull'anca. È il terribile ricordo di un attacco e delle bombe. Il bimbo è rimasto tutta la notte abbracciato a sua madre che gli ha fatto da scudo prima di morire. Un'immagine carica di drammaticità che racconta quanto sta accadendo nelle zone di guerra.

Tre Paesi, tre conflitti e le storie delle persone che li vivono ogni giorno. È questo il filo conduttore di “Fede e Guerra”, la mostra fotografica del collettivo lombardo Memora, che sarà allestita al Centro pastorale S. Giuseppe di Lugano dal 27 ottobre al 15 novembre 2026.

L'esposizione è proposta da Christian Solidarity International (CSI), con il sostegno della Diocesi di Lugano e del Centro pastorale S. Giuseppe. La mostra, già presentata a Milano, Firenze e Genova, porta in Ticino reportage realizzati in tre aree segnate da conflitti e crisi: Myanmar, Nigeria e Siria.

L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è raccontare le guerre mettendo al centro non soltanto gli eventi bellici, ma soprattutto le persone che li vivono e il ruolo che la fede continua ad avere come elemento di identità, speranza e resistenza.

Dalla Nigeria al Myanmar, passando per la Siria
Il reportage “Cicatrici della terra” documenta la situazione in Nigeria, in particolare negli Stati del Borno e del Benue, dove la popolazione convive con la violenza legata a gruppi come Boko Haram, ISWAP e ai pastori Fulani. Le immagini raccontano una realtà segnata, secondo la presentazione della mostra, da terrorismo, violenza, corruzione e povertà.

In Myanmar, “Rivoluzione in Myanmar” segue invece i guerriglieri della cosiddetta “Gen Z” impegnati nella lotta contro la giunta militare. Il conflitto è iniziato nel 2021 e, secondo gli organizzatori, rimane oggi relativamente lontano dall'attenzione dei media internazionali.

La terza parte della mostra è dedicata alla Siria. “Intima'”, parola araba che significa “appartenenza”, racconta il rapporto delle comunità cristiane siriane con la terra, la fede e la comunità, in un contesto segnato dalla violenza settaria che, secondo il comunicato, prosegue dalla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024.

Le fotografie come testimonianza
Il collettivo Memora è composto da fotoreporter che lavorano in territori interessati da conflitti e trasformazioni sociali. Tra loro ci sono Carlo Cozzoli e Davide Canella, i cui lavori confluiscono nella mostra.

La loro attenzione è rivolta in particolare alla dimensione umana delle crisi. Le fotografie, spiegano gli organizzatori, vogliono essere strumenti di testimonianza e conoscenza, andando oltre la durata effimera della pubblicazione sui media.

Un altro elemento caratterizza il lavoro di Memora: la cosiddetta “restituzione”. Il collettivo destina infatti il ricavato delle mostre e degli eventi benefici a organizzazioni non governative attive nei territori nei quali sono state realizzate le fotografie.

La scelta di portare “Fede e Guerra” a Lugano si inserisce anche nell'attività di CSI, che opera con progetti di aiuto nei tre Paesi raccontati dalla mostra e che ha deciso di promuoverla in Ticino con l'obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulle condizioni delle popolazioni coinvolte nei conflitti e, in particolare, delle minoranze cristiane.

L'inaugurazione il 27 ottobre
L'inaugurazione ufficiale è prevista martedì 27 ottobre alle 18.15 al Centro S. Giuseppe di Lugano. Saranno presenti i fotografi Carlo Cozzoli e Davide Canella, che presenteranno il loro lavoro anche attraverso alcuni cortometraggi realizzati nei luoghi dei reportage.

La serata sarà moderata da Roberto Porta, presidente dell'Associazione ticinese dei giornalisti. È inoltre previsto un collegamento video con don Gideon Obasogie, responsabile della Comunicazione della Diocesi di Maiduguri, in Nigeria, che porterà la propria testimonianza.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 17 fino al 15 novembre. Sono inoltre possibili visite guidate per gruppi e scuole, su prenotazione presso CSI.

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