Möbius 2026: è stato l'anno de "La mente contesa"

Premiati InVirtuoLabs, Walter Quattrociocchi, Andreas Gysin e Sidi Vanetti
Premiati InVirtuoLabs, Walter Quattrociocchi, Andreas Gysin e Sidi Vanetti
LUGANO - Si è chiusa sabato, nell’Aula magna dell’Università della Svizzera italiana, la trentesima edizione del Premio Möbius Multimedia Lugano. Tre giornate dedicate a "La mente contesa", con al centro l’autonomia personale, la sovranità digitale, l’intelligenza artificiale e il quantum computing. Il programma è stato accompagnato da CTRL+Cinema, mostra di ESoCoP che ha messo in dialogo computer storici e l’immaginario di film e serie come "2001: Odissea nello spazio", "Star Trek" e "Terminator".
Il Grand Prix Möbius Suisse "Digitale e medicina" è stato assegnato a InVirtuoLabs, rappresentata da Gianvito Grasso. La piattaforma impiega l’intelligenza artificiale e la chimica generativa per accelerare la scoperta di nuove molecole e farmaci. La giuria presieduta da Paolo Paolini ha riconosciuto la solidità scientifica del progetto e il suo potenziale per la ricerca e le applicazioni future.
Il Grand Prix Möbius per l’intelligenza artificiale al servizio della società è andato a Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza Università di Roma e direttore del Center of Data Science and Complexity for Society. In un videomessaggio, Quattrociocchi ha richiamato il concetto di "epistemìa": l’illusione della conoscenza che nasce quando la plausibilità linguistica di una risposta viene scambiata per affidabilità. I modelli generativi, ha sottolineato, possono essere strumenti potenti purché la verifica resti esterna alla macchina. Tornerà a Lugano il 14 dicembre per ritirare il riconoscimento.
Il Premio speciale per la creatività emergente e l’arte digitale è stato attribuito ad Andreas Gysin e Sidi Vanetti per una ricerca che attraversa codice, immagine computazionale e dispositivi cinetici di visualizzazione, trasformando i vincoli tecnici in nuove grammatiche artistiche.
Il tema dell’autonomia è stato affrontato a partire dal MöbiusLab Giovani, durante il quale Bruno Giussani ha dialogato con gli studenti del Liceo di Lugano 1. Oggi nella tecnologia, ha osservato, «ci viviamo dentro come pesci dentro l’acqua»: la sfida è evitare che la delega alla macchina sostituisca i processi attraverso i quali impariamo a pensare e decidere. Walter Siti ha definito gli adolescenti più giovani «nativi virtuali», mentre Eleonora Benecchi, Petra Mazzoni e Christian Biasco hanno evidenziato che il tempo trascorso davanti agli schermi va valutato considerando anche relazioni, contesto e design delle piattaforme. Alberto Acerbi ha invece invitato a distinguere i rischi documentati dai «tecnopanici» legati alla disinformazione.
Negli incontri sull’informazione, Luca De Biase ha descritto le piattaforme come ambienti che ordinano i contenuti e determinano ciò che conquista la nostra attenzione. Massimo Bray, dalla prospettiva di Treccani, ha osservato che con l’IA generativa «prima cercavamo una fonte, oggi chiediamo una risposta»: diventa quindi ancora più importante riconoscere chi ha prodotto, verificato e aggiornato le informazioni. Il confronto si è poi spostato sulla sovranità digitale, intesa come capacità concreta di scelta e controllo. Elena e Gualtiero Carraro hanno presentato alternative ai social network, mentre Edoardo Beretta ha illustrato l’evoluzione del Plan ₿ di Lugano verso infrastrutture resilienti, identità decentralizzata e IA locale.
Bruno Giussani ha richiamato la difficoltà europea nel trasformare ricerca e competenze in imprese e infrastrutture capaci di competere con Stati Uniti e Cina. Sullo stesso terreno si colloca Apertus, il modello linguistico aperto sviluppato in Svizzera: Gino Roncaglia ha ricondotto la sovranità nell’IA a dati e lingue, capacità di calcolo e regole, mentre Maria Grazia Giuffreda ha indicato nella trasparenza, nella riproducibilità e nel controllo dei dati un’alternativa ai sistemi proprietari.
Il programma si è concluso con il quantum computing. Alessandro Curioni ha illustrato le possibili applicazioni del calcolo quantistico, dalla simulazione di molecole e materiali all’ottimizzazione di sistemi complessi. Prima della fine dell’anno un IBM Quantum System Two sarà installato al Centro svizzero di calcolo scientifico di Lugano, accanto alle infrastrutture classiche di supercalcolo. Emanuele Carpanzano ha precisato che non si tratta semplicemente di un computer «più veloce», ma di un nuovo paradigma che richiederà algoritmi e competenze specifiche; Derrick de Kerckhove ha parlato di una «sensibilità quantistica» fondata sulla relazione e sul dubbio.
«Trent’anni fa il digitale era ancora qualcosa che potevamo osservare quasi dall’esterno. Oggi è l’ambiente nel quale viviamo, lavoriamo, impariamo e ci informiamo», ha affermato Alessio Petralli, direttore della Fondazione Möbius. Per Petralli, parlare di sovranità digitale significa capire le tecnologie, sapere chi le controlla e conservare la possibilità di scegliere, discutendone senza entusiasmi acritici né paure pregiudiziali.








