Trattamento stazionario per il 25enne matricida

La perizia psichiatrica alla quale è stato sottoposto ritiene che, a causa delle sostanze assunte, il giovane non fosse incapace di intendere al momento dell'aggressione.
BELLINZONA - Per il 25enne coinvolto nei fatti di via Mirasole a Bellinzona non ci sarà una richiesta di pena: la Procura intende invece chiedere una misura terapeutica di lunga durata. A riferirlo è La Regione. Il giovane, accusato di assassinio e tentato omicidio, sarà giudicato dalle Assise criminali il 14 dicembre.
La vicenda risale al 28 gennaio, quando nell'appartamento in cui viveva il ragazzo la madre 46enne venne uccisa e il compagno di lei, 61enne, rimase ferito. Secondo la ricostruzione dell'accusa, entrambi furono aggrediti con un coltello e inseguiti fino al pianerottolo. La donna tentò di raggiungere i vicini per chiedere aiuto. Gli inquilini, sconvolti dalle urla e preoccupati per la propria sicurezza, non riuscirono però a intervenire.
A indirizzare il procedimento è soprattutto l'esito degli accertamenti psichiatrici. La perizia ritiene infatti che, a causa delle sostanze assunte nelle ore precedenti, il 25enne fosse incapace di intendere al momento dell'aggressione. Allo stesso tempo indica come molto elevato il pericolo di nuovi episodi, alla luce della pesante tossicodipendenza protratta nel tempo e della sua fragilità psichica.
Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas proporrà quindi al Tribunale penale cantonale l'applicazione dell'articolo 374 del Codice di procedura penale, che consente di chiedere una misura nei confronti di un imputato non penalmente imputabile. In concreto, la Corte sarà chiamata a valutare un trattamento stazionario in una struttura specializzata chiusa. Il giovane è difeso dall'avvocato Walter Zandrini.
Già ricoverato più volte per problemi legati alla tossicodipendenza e noto nella scena trap locale, il 25enne aveva precedenti contatti con la giustizia per alcune risse. Secondo una testimonianza raccolta dalla redazione, proprio la mattina dei fatti si sarebbe rivolto, in condizioni alterate, a un servizio specialistico, venendo poi rimandato a casa senza la terapia che aveva richiesto.
Dopo l'arresto è rimasto per alcune settimane in una struttura sanitaria; dalla primavera si trova alla Stampa, dove segue cure specifiche. Il processo permetterà inoltre di approfondire il percorso del giovane e il ruolo dei servizi sanitari e sociali che lo avevano seguito negli anni.



