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ALTO MALCANTONE

Lascia il lavoro per salvare cani: «C’è chi li regala a Natale e poi non li vuole più»

Con Missione Kiwi, Antonella ha fatto dell’amore per i cani una scelta di vita, anche grazie al compagno Mirko: «Ha creduto in me al 100%».
Lascia il lavoro per salvare cani: «C’è chi li regala a Natale e poi non li vuole più»
Foto lettore tio.ch
Lascia il lavoro per salvare cani: «C’è chi li regala a Natale e poi non li vuole più»
Con Missione Kiwi, Antonella ha fatto dell’amore per i cani una scelta di vita, anche grazie al compagno Mirko: «Ha creduto in me al 100%».

ALTO MALCANTONE - Lasciare un lavoro sicuro per dedicarsi ai cani in cerca di una famiglia. È la scelta fatta da Antonella, 30 anni, protagonista della nostra intervista in occasione della Giornata mondiale degli animali. Una decisione che ha trasformato l'amore che la accompagna da sempre in un impegno quotidiano: «Ho un amore sconfinato per gli animali. Ho lasciato tutto per dedicarmi al 100% a questo e lo faccio con tutta me stessa».

È proprio così che è nata Missione Kiwi, un'associazione che porta il nome del suo cane, salvato in Spagna e adottato nel settembre 2025 grazie a un'altra organizzazione. A darle la conferma di essere sulla strada giusta sono state le prime adozioni e la risposta ricevuta, soprattutto in Ticino.

«Quando ho iniziato a vedere che c'era un riscontro da parte delle persone, soprattutto del popolo ticinese, quando riuscivamo a far adottare un cane e a conoscere le persone che poi venivano ad adottarlo, per me quella è stata la vittoria più grande», ha raccontato.

La decisione di cambiare vita, però, non è arrivata dall'oggi al domani. Antonella si definisce una persona «con i piedi per terra» e i dubbi, all'inizio, erano molti. A credere nel progetto fin da subito è stato soprattutto il compagno Mirko: «Ha creduto in me al 100% quando io non credevo in me stessa».

Senza quel sostegno, ammette, probabilmente non avrebbe fatto il grande passo. Antonella ha così lasciato il suo impiego nelle cure infermieristiche a domicilio, presso uno Spitex del Bellinzonese, per dedicarsi completamente alla sua passione.

«Ogni volta dico: "Lui lo tengo"».
La parte più dura arriva paradossalmente quando tutto va per il verso giusto, trovare una famiglia, infatti, significa anche separarsi dal cane accolto e accudito. Antonella lo ha vissuto con Smiley, una meticcia di 13 anni per la quale temeva sarebbe stato difficile trovare una nuova casa. È successo l'opposto. Gli appelli hanno suscitato subito un forte interesse e Smiley è stata adottata. «È stato assurdo per noi vedere quanto riscontro abbiamo avuto subito».

Con Samuel il percorso è stato più complicato. L'incrocio maremmano, dal carattere impegnativo, era stato adottato una prima volta, ma le difficoltà di convivenza con un'altra cagnolina lo hanno riportato da Missione Kiwi. Dopo circa un mese e diversi contatti, è arrivata la coppia giusta. «Samu li ha scelti. È stato molto emozionante, anche perché io mi ero legata emotivamente a lui. Eravamo connessi».

Ed è proprio questo legame a rendere difficile ogni distacco, anche quando significa aver raggiunto l'obiettivo. «Ogni volta dico “No, no, lui lo tengo”». A ricordarle perché bisogna riuscire a lasciarli andare è Mirko: «Non possiamo tenerli tutti, perché altrimenti non possiamo aiutare i prossimi».

«Un cane non è un peluche»
Dietro alle adozioni riuscite ci sono però anche quelle che falliscono e le richieste di aiuto alle quali, per mancanza di spazi e risorse, Missione Kiwi non riesce sempre a rispondere. Da qui l'appello di Antonella a pensarci bene prima di accogliere un animale: «Quando si prende un cane è per sempre. Il cane ha noi come riferimento. Nella nostra giornata facciamo 50'000 cose. Il cane invece ti aspetta, si adegua alla tua vita».

Una decisione che, sottolinea, non va fatta seguendo le mode, come spesso accade con razze impegnative come il pastore australiano o il pastore belga, e neppure dall'impulso di fare un regalo di Natale a un bambino. «Ci è capitato di incontrare persone che dopo cinque o sei mesi si rendono conto che il cane non è un peluche e non lo vogliono più».

Il caso del bassotto Rufus e la scelta di esporsi
Per Antonella, il problema riguarda anche le normative: «Le leggi sugli animali dovrebbero essere molto, molto più severe». Il riferimento è anche alla vicenda di Rufus, un bassotto di un anno, scomparso ad agosto mentre era affidato a una pensione di Lugano e ritrovato morto alcuni giorni dopo nei pressi della struttura. Sul caso, la fondatrice di Missione Kiwi ha preso posizione sulla pagina Instagram dell'associazione, indicando esplicitamente il nome della pensione al centro della vicenda.

Pur precisando di non conoscere lo stato delle indagini o di eventuali procedure legate al caso, rivendica la decisione di essersi esposta personalmente: «Gli animali non possono difendersi. Qualcuno deve farlo, deve metterci la faccia».

Ed è proprio qui che Antonella ritrova il senso di Missione Kiwi: «È la nostra missione: dare voce a chi non ce l'ha» e impiegare le proprie energie «per aiutare, salvare, trovare casa» e tutelare il benessere degli animali.

Un impegno che, nelle sue parole, non riguarda soltanto l'associazione, ma chiunque scelga di prendersi cura di un animale: «Vorrei davvero che passasse il messaggio che gli animali vanno tutelati. Ma da chi, se non da noi?».

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