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I due volti simbolo della valanga blu

Le vittorie di James Talarico in Texas e di Abdul El-Sayed in Michigan non hanno solo un peso concreto, ma anche simbolico
I due volti simbolo della valanga blu
Brandon Bell/Getty Images - AFP
James Talarico, a sinistra, e Abdul El-Sayed.
Fonte Ats Ans
I due volti simbolo della valanga blu
Le vittorie di James Talarico in Texas e di Abdul El-Sayed in Michigan non hanno solo un peso concreto, ma anche simbolico

WASHINGTON - Due vittorie storiche per i Democratici e una pesante battuta d'arresto per Donald Trump. Le vittorie di James Talarico in Texas e di Abdul El-Sayed sono due eventi significativi della storia politica statunitense.

La vittoria di Talarico
Per la prima volta in quasi 40 anni il Partito democratico conquista un seggio al Senato degli Stati Uniti in Texas, roccaforte repubblicana da decenni. Il 37enne James Talarico ha sconfitto il repubblicano Ken Paxton, 63 anni, sostenuto apertamente dal presidente americano. La sconfitta di Paxton è un duro colpo anche per Trump, che lo aveva appoggiato già durante le primarie repubblicane contro il veterano John Cornyn. L'ex procuratore generale del Texas è una figura controversa: nel corso della carriera ha dovuto affrontare una procedura di impeachment legata ad accuse di corruzione e abuso d'ufficio e nel 2025 è stato lasciato dalla moglie, che lo ha accusato di infedeltà.

Ex insegnante, eletto per la prima volta alla Camera dei rappresentanti del Texas nel 2018, in campagna elettorale ha dato grande spazio anche alla propria fede cristiana, con un messaggio incentrato sull'amore per il prossimo e sull'inclusione, descrivendo la diversità culturale del Texas come uno dei principali punti di forza dello Stato.

Schiaffo anche a Musk
Trump si era recato più volte in Texas durante la campagna elettorale: a inizio ottobre, in un comizio a San Antonio, aveva esortato i sostenitori a votare per Paxton: «Votate per Ken. Portatelo lì. È così importante. È decisivo». Nella corsa era intervenuto anche Elon Musk, che risiede in Texas, dove hanno sede le sue aziende: il miliardario aveva messo a disposizione oltre 150 milioni di dollari per sostenere Paxton, utilizzando inoltre la propria piattaforma X per attaccare il candidato democratico.

Talarico ha trasformato il sostegno di Musk al rivale in uno degli argomenti centrali della propria campagna. «Elon Musk sta cercando di comprare questo seggio al Senato in Texas», aveva denunciato a Houston pochi giorni prima del voto, aggiungendo: «Il Texas non è in vendita». Il 37enne ha puntato soprattutto sul costo della vita e sulla lotta alla corruzione: «Ken Paxton incarna tutto ciò che non va nella nostra politica», aveva dichiarato.

Musk ha reagito con ironia e una certa dose di disappunto alla notizia della vittoria di Talarico. «I data center nello spazio sembrano piuttosto allettanti in questo momento», ha scritto su X, con riferimento a uno dei suoi campi di attività. E poi ha aggiunto, richiamando l'essere diventato il maggior finanziatore politico individuale con una donazione di 250 milioni di dollari ai Repubblicani: «A quanto pare i miei laser spaziali per interferire nelle elezioni non hanno funzionato questa volta».

Il primo senatore musulmano della storia
L'altra grande storia della nottata è quella che arriva dal Michigan. I Democratici mantengono il seggio al Senato in uno degli Stati più contesi della politica americana. Secondo le proiezioni diffuse dall'agenzia AP, basate sui sondaggi tra gli elettori e sullo spoglio dei voti, il candidato progressista Abdul El-Sayed, 42 anni, ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers, 63 anni. El-Sayed diventerà così il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Il seggio era precedentemente occupato dal democratico Gary Peters, che aveva deciso di non ricandidarsi.

La sfida in Michigan era considerata una delle più importanti a livello nazionale, anche perché rappresentava un banco di prova per l'ala progressista del Partito democratico nei cosiddetti Swing States, gli Stati in cui la maggioranza può passare da un partito all'altro. Il Michigan era stato conquistato da Donald Trump alle presidenziali del 2024, mentre i Democratici avevano vinto la contemporanea corsa per il seggio al Senato. La vittoria di El-Sayed assume quindi un particolare significato politico, soprattutto alla luce della forte polarizzazione che ha caratterizzato la campagna elettorale.

I Repubblicani hanno usato El-Sayed come bersaglio
Durante la campagna, Trump e i Repubblicani hanno ripetutamente attaccato El-Sayed, descrivendolo come un «comunista» radicale e accostandolo agli ambienti islamisti. Lo stesso presidente americano è arrivato a definirlo un «jihadista radicale», mentre Rogers gli ha attribuito un'«ideologia estrema». Il candidato democratico ha respinto le accuse, sostenendo che gli avversari cercassero di distogliere l'attenzione dai problemi economici degli americani. «Pensano che, se dicono il mio nome, possano farvi dimenticare che non riuscite a pagare il pieno di benzina», ha dichiarato. La guerra con l'Iran avviata da Trump e il conseguente aumento dei prezzi del carburante hanno rappresentato un tema particolarmente delicato per i Repubblicani durante la campagna.

Conflitto interno ai Democratici negli ultimi giorni
La candidatura di El-Sayed ha provocato tensioni anche all'interno del Partito democratico. A due giorni dalle elezioni, la democratica Haley Stevens, sconfitta da El-Sayed alle primarie, ha sorprendentemente annunciato il proprio sostegno al repubblicano Rogers, suscitando dure critiche tra i colleghi di partito. Al centro dello scontro, secondo Stevens, vi erano soprattutto le posizioni di El-Sayed su Israele. Stando a quanto riportato dai media, la potente organizzazione lobbistica filoisraeliana Aipac aveva cercato di ostacolare la sua candidatura, investendo milioni di dollari nella campagna elettorale e sostenendo Stevens. El-Sayed si è espresso a favore della sospensione degli aiuti militari statunitensi a Israele, ha parlato di genocidio a Gaza e ha criticato la politica degli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Nato in Michigan da genitori immigrati egiziani, El-Sayed ha studiato medicina alla Columbia University e conseguito un dottorato all'Università di Oxford. In seguito ha diretto le autorità sanitarie della città di Detroit. Il suo programma politico comprende l'introduzione di un'assicurazione sanitaria pubblica universale, nota come «Medicare for All», una maggiore tassazione dei più ricchi, l'abolizione dell'agenzia federale per l'immigrazione ICE, misure per la protezione del clima e un maggiore accesso ad alloggi a prezzi sostenibili. Al centro della sua campagna elettorale uno slogan incentrato sulle difficoltà economiche quotidiane: «Non dovrebbe essere così difficile riuscire semplicemente a tirare avanti».

La situazione
I democratici hanno 54 seggi al Senato contro i 43 repubblicani, quando mancano ancora alcune corse da assegnare. Alla Camera hanno per ora 225 seggi contro i 136 repubblicani mentre lo scrutinio continua. Secondo le proiezioni di NBC News i Dem avrebbero il controllo di 54 seggi al Senato, contro i 44 in mano repubblicana (per la maggioranza sono sufficienti 51 seggi). Il dominio democratico alla Camera sarebbe ancora più netto: 258 seggi contro i 177 del GOP.

La maggioranza dei governatori è Dem
Per la prima volta dopo circa 15 anni, i Democratici tornano ad avere la maggioranza dei governatori negli Stati Uniti. Secondo le proiezioni elettorali, almeno 26 dei 50 Stati americani saranno guidati da un governatore o una governatrice democratica, mentre almeno 20 resteranno sotto il controllo dei Repubblicani. L'esito delle restanti competizioni non è ancora stato definito.

Prima delle elezioni di metà mandato, la situazione era opposta: i Repubblicani governavano 26 Stati, contro i 24 controllati dai Democratici. Questa volta la carica di governatore era in palio in 36 Stati. Sei governatori democratici e otto repubblicani non si sono ricandidati. I Democratici sono riusciti a strappare almeno quattro governatorati ai Repubblicani: in Georgia con Keisha Lance Bottoms, in Iowa con Rob Sand, in Texas con Gina Hinojosa e in Ohio con Amy Acton.

Prima governatrice nera, prima governatrice indigena
Le elezioni segnano anche diversi primati storici. Per la prima volta negli Stati Uniti sono stati eletti contemporaneamente almeno quattro governatori neri. In Maryland il democratico Wes Moore ha ottenuto la rielezione, mentre in Wisconsin il democratico David Crowley succederà al compagno di partito Tony Evers. In Florida, invece, il repubblicano Byron Donalds prenderà il posto del collega di partito Ron DeSantis.

In Georgia, Keisha Lance Bottoms ha conquistato il governatorato per i Democratici, diventando la prima donna nera eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti. Prima di queste elezioni, soltanto tre governatori neri erano stati eletti nella storia del Paese, in consultazioni differenti. Tra loro figura anche Wes Moore.

Un altro risultato storico arriva dal New Mexico, dove la democratica Deb Haaland è stata eletta prima donna indigena a ricoprire la carica di governatrice negli Stati Uniti. I governatori sono i capi dell'esecutivo dei singoli Stati federali americani e svolgono un ruolo paragonabile a quello dei presidenti dei Länder tedeschi.

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