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Caso Zali, l'MPS torna alla carica: «Il Parlamento discuta l'operato della magistratura»

Pronzini e Sergi sollecitano un dibattito parlamentare sulla possibilità di ricorso contro la decisione, del procuratore generale Andrea Pagani, di archiviare la denuncia nel 2021 relativa a Claudio Zali.
Caso Zali, l'MPS torna alla carica: «Il Parlamento discuta l'operato della magistratura»
Ti-Press / Francesca Agosta
Fonte RED
Caso Zali, l'MPS torna alla carica: «Il Parlamento discuta l'operato della magistratura»
Pronzini e Sergi sollecitano un dibattito parlamentare sulla possibilità di ricorso contro la decisione, del procuratore generale Andrea Pagani, di archiviare la denuncia nel 2021 relativa a Claudio Zali.

BELLINZONA - Il Gran Consiglio deve poter discutere e decidere se presentare ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura di non avviare un procedimento disciplinare nei confronti del procuratore generale Andrea Pagani per la gestione della denuncia presentata nel 2021 contro l'allora consigliere di Stato Claudio Zali.

È quanto chiedono nuovamente i deputati dell'MPS, che hanno sollecitato l'inserimento della questione all'ordine del giorno della seduta parlamentare del prossimo 26 ottobre.

La richiesta arriva dopo che, lo scorso 5 ottobre, l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio aveva deciso di non dare seguito a una prima sollecitazione del movimento. Una scelta che, secondo l'MPS, ha di fatto impedito al Parlamento di esprimersi su una questione direttamente legata alle sue competenze di alta vigilanza sulla magistratura.

La decisione del Consiglio della magistratura
Al centro della controversia c'è la decisione del 21 settembre, con la quale il Consiglio della magistratura ha escluso di dare seguito sul piano disciplinare alla segnalazione relativa all'operato del procuratore generale Andrea Pagani nella gestione della denuncia del 2021.

I deputati dell'MPS ritengono che quella decisione debba poter essere sottoposta al controllo dell'autorità di ricorso competente. Precisano però che l'obiettivo non è anticipare un giudizio su eventuali responsabilità disciplinari del procuratore generale, bensì consentire un esame giuridico della decisione adottata dall'organo di vigilanza.

L'inchiesta di Falò e i nuovi interrogativi
A rafforzare le convinzioni dell'MPS è stata anche l'inchiesta della trasmissione Falò, intitolata «La storia di Sabrina», andata in onda il 6 ottobre. Il servizio ha ricostruito, attraverso documenti, registrazioni e testimonianze, diversi passaggi della vicenda che aveva portato una donna a denunciare nel 2021 comportamenti attribuiti a Claudio Zali.

Tra gli elementi evidenziati dal movimento figurano la registrazione di una telefonata alla Polizia cantonale, nella quale la donna riferiva di essere stata trattenuta in un'automobile e minacciata, e le circostanze nelle quali la Procura era venuta a conoscenza di messaggi e altre informazioni relative ai fatti denunciati.

L'MPS esprime inoltre perplessità sulle spiegazioni fornite da Andrea Pagani durante l'intervista rilasciata alla trasmissione. Le risposte del procuratore generale vengono giudicate «poco convincenti su diversi punti» e, secondo i deputati, non avrebbero contribuito a dissipare i dubbi sulla gestione dell'incarto.

Il movimento richiama anche il nuovo procedimento penale aperto nei confronti dell'ex consigliere di Stato per presunti reati contro l'integrità sessuale. Secondo quanto riportato dalla stampa e ripreso dall'MPS, le ipotesi al vaglio degli inquirenti riguarderebbero gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e lo sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza. Si tratta di ipotesi investigative ancora da accertare, nel rispetto della presunzione d'innocenza.

«Deve decidere il Parlamento, non l'Ufficio presidenziale»
La questione sollevata dall'MPS riguarda anche le competenze istituzionali del Gran Consiglio. L'Ufficio presidenziale ha infatti motivato la propria decisione negativa sulla base di una valutazione giuridica relativa alla legittimazione del Parlamento a ricorrere contro la decisione del Consiglio della magistratura.

Per i deputati del movimento, tuttavia, anche la questione della legittimazione a presentare ricorso dovrebbe essere discussa dall'intero Parlamento, anziché essere risolta dal solo Ufficio presidenziale.

«È il Gran Consiglio, nell'esercizio delle proprie prerogative istituzionali, che deve potersi pronunciare formalmente sulla proposta», sostengono i deputati, sottolineando che la vicenda tocca direttamente l'operato della magistratura, l'alta vigilanza parlamentare e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Per questo motivo, oggi, 14 ottobre, l'MPS ha riformulato la richiesta di iscrivere all'ordine del giorno della seduta del 26 ottobre la questione dell'eventuale ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura.

Il movimento conclude con una critica alla gestione politica della vicenda: «Non si può continuare a invocare la trasparenza e la necessità di fare piena luce su questa vicenda e, nello stesso tempo, impedire al Parlamento persino di discutere e decidere se utilizzare gli strumenti giuridici a sua disposizione».

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