«Un'altra volpe nel pollaio»

I Verdi del Ticino temono un'influenza negativa sulle politiche ambientali dopo la nomina del politico democentrista
I Verdi del Ticino temono un'influenza negativa sulle politiche ambientali dopo la nomina del politico democentrista
BELLINZONA - I Verdi del Ticino esprimono «preoccupazione» per l'assegnazione del Dipartimento del Territorio a Piero Marchesi, decisa oggi dal Consiglio di Stato. Il partito accosta la scelta all'operato a livello federale di Albert Rösti e teme ripercussioni sulle politiche climatiche, ambientali e della mobilità pubblica.
«Sembra una decisione ben coordinata con Berna», affermano i Verdi in un comunicato. «Oltre a Rösti, anche Marchesi potrà agire indisturbato come la volpe nel pollaio, nei dossier critici per smantellare le politiche a favore del clima e dell'ambiente o della mobilità pubblica». Il partito si chiede inoltre se Marchesi, «come Rösti», chiederà ai collaboratori «di censurare termini come clima e biodiversità per poter prendere più facilmente decisioni antiscientifiche».
I Verdi chiamano quindi in causa anche gli altri membri dell'Esecutivo: «Dovremmo poter contare sui colleghi di governo, qualora dovesse “deragliare”, ma visto che sono loro ad aver messo “la volpe nel pollaio” ... non possiamo che essere preoccupati».
Il partito contesta inoltre la lettura della decisione fornita dal Consiglio di Stato, che secondo il comunicato avrebbe voluto privilegiare «una certa stabilità». Considerando che il Dipartimento del Territorio «sembrava interessare anche a Gobbi e De Rosa» e i «lunghi tempi di discussione», per i Verdi «più che continuità» il mancato rimpasto suggerisce che i consiglieri di Stato «non siano riusciti a mettersi d'accordo».
Da qui, secondo il partito, «nessuna scelta di cambio di dipartimento e l'unanimità per lo status quo», una situazione che i Verdi sperano «duri solo fino ad aprile». Il comunicato si chiude comunque con un'apertura: «Siamo pronti a lasciarci sorprendere e auguriamo buon lavoro al nuovo Consiglio di Stato».




