«Sulla peste non c'è da allarmarsi». Ma c'è un dettaglio che merita attenzione

Christian Garzoni: «Una diffusione su larga scala in Europa è irrealistica». Ma su quanto dichiarato dalle autorità in Siberia c'è qualcosa che deve essere approfondito.
LUGANO - Non si spegne il clamore internazionale attorno al caso sospetto di peste polmonare emerso dopo la morte di una tecnica di 28 anni impiegata in un istituto di ricerca nella regione russa di Irkutsk, in Siberia. Mosca nega l'ipotesi di un incidente di laboratorio, definendo «false» le notizie al riguardo, ma ha fatto scattare un «pacchetto di misure», quarantene incluse, e parla di un caso di «polmonite di origine sconosciuta». Stati Uniti e OMS chiedono intanto maggiore trasparenza e la condivisione dei dati epidemiologici, mentre mercoledì l'UE ha riunito il Comitato per la sicurezza sanitaria.
Ma quanto deve preoccupare la peste polmonare? «Non vedo la necessità di allarmare la popolazione», spiega Christian Garzoni, specialista in medicina interna generale e malattie infettive. La peste è una malattia batterica per la quale esistono terapie antibiotiche efficaci e una diffusione su larga scala in Europa è, a suo giudizio, «irrealistica». A meritare attenzione è piuttosto un altro elemento: la segnalazione di una polmonite di origine non chiara, perché dietro casi di questo tipo può esserci, per esempio, un nuovo agente patogeno.
Professor Garzoni, dobbiamo preoccuparci della peste polmonare?
«Non vedo la necessità di allarmare la popolazione. Ho l'impressione che la questione sia stata un po' montata dai media e forse anche dalla politica. La peste è una malattia presente in varie regioni del mondo e non è stata debellata, ma alle nostre latitudini non deve fare particolarmente paura».
Che cos'è esattamente?
«La peste è causata da un batterio, Yersinia pestis. Esistono tre forme: quella bubbonica, quella setticemica e quella polmonare. Quest'ultima provoca forme gravi di polmonite fulminanti ed è quella che può essere trasmessa da persona a persona. Quella polmonare è la più rara. La forma più frequente è quella bubbonica, che viene trasmessa attraverso le pulci dei roditori, come topi o altri roditori selvatici».
Come si cura?
«Con gli antibiotici, che sono altamente efficaci. Ci sono antibiotici di uso corrente efficaci contro la malattia e utilizzabili anche come prevenzione. La terapia, quindi, esiste. È una situazione diversa da quella che avevamo all'inizio del Covid, quando non c'era una terapia specifica».
In Ticino avremmo accesso agli antibiotici necessari?
«Sì, non vedo nessun problema. Si tratta di un antibiotico di uso molto frequente, impiegato abitualmente anche per le infezioni urinarie. Ma non credo ce ne sarà bisogno».
Quali sono i sintomi della peste polmonare?
«Non c'è un segno tipico che permetta di riconoscerla immediatamente: è una polmonite grave. Una persona presenta quindi sintomi come febbre e tosse. Guardando soltanto il quadro clinico può assomigliare a una polmonite di altra origine, a una brutta influenza o a un Covid con polmonite».
Questo può rendere più difficile la diagnosi?
«Certo. Proprio perché è una malattia che dalle nostre parti non è frequente, normalmente non è la prima ipotesi a cui si pensa. Inoltre, gli antibiotici impiegati abitualmente per le polmoniti non coprono necessariamente la peste. Questa è la difficoltà».
Quanto è realistico immaginare una diffusione su larga scala in Europa?
«È irrealistico. Soprattutto in Europa non abbiamo una situazione nella quale i roditori la trasmettano facilmente alla popolazione. Inoltre disponiamo delle terapie antibiotiche. Secondo un rapporto dell'ECDC del 2019 la peste autoctona, cioè trasmessa sul territorio europeo, non viene riscontrata in Europa da vari decenni».
Dove è ancora presente?
«Nelle Americhe, in parte dell'Asia e in Africa. È soprattutto quando una persona con un quadro clinico sospetto arriva da aree dove la peste è presente che bisogna prendere in considerazione questa diagnosi».
Che cosa merita invece attenzione nell'episodio di cui si sta discutendo?
«Il fatto che venga descritta una polmonite di origine non chiara. In generale le polmoniti di origine sconosciuta vengono sorvegliate con attenzione: anche il Covid è iniziato con segnalazioni di polmoniti di origine non chiara. Esistono sistemi di allerta proprio perché dietro questi casi può esserci, per esempio, un nuovo virus».
Quindi il messaggio finale qual è?
«Che non bisogna preoccuparsi eccessivamente. Se venisse confermato che si tratta di peste, è una malattia che conosciamo e per la quale abbiamo una terapia antibiotica di facile accessibilità. Se invece l'origine della polmonite non è ancora chiara, è corretto approfondire per capire di che cosa si tratti. Penso questa sia la chiarezza che chiede l’OMS».



