«La 28enne non è morta di peste». Ma scattano le quarantene

Le autorità russe escludono il coinvolgimento di agenti patogeni della peste nel decesso della giovane ricercatrice in Siberia. In Svizzera negli ultimi 30 anni nessun caso.
IRKUTSK - La morte di una collaboratrice di laboratorio in Siberia non è riconducibile, secondo le autorità russe, all'agente patogeno della peste. La 28enne, che lavorava presso un istituto per la lotta contro la malattia, è deceduta a causa di una «polmonite di origine sconosciuta».
Lo ha comunicato Rospotrebnadsor, l'autorità russa competente per la lotta alle epidemie, come riferisce l'agenzia di stampa Interfax.
Nei campioni prelevati dalla paziente non sono stati rilevati microrganismi «collegati alla sua attività professionale». La donna era morta venerdì scorso nell'ospedale distrettuale di Schelechow, vicino a Irkutsk, in Siberia.
Smentite le notizie su un incidente di laboratorio
Secondo Rospotrebnadsor, le indagini hanno escluso che si sia verificato un incidente di laboratorio nell'istituto di Irkutsk. In precedenza erano circolate notizie non confermate secondo cui la donna avrebbe potuto contrarre la peste polmonare dopo aver fatto cadere accidentalmente una provetta.
La situazione igienico-epidemiologica nella regione di Irkutsk e nelle città di Irkutsk e Schelechow è stabile, ha comunicato l'autorità, precisando che è stato attuato un «pacchetto di misure». Secondo il canale Telegram «Ljudi Bajkala», a Irkutsk sono stati posti in quarantena due ospedali generali e una clinica pediatrica. Stando alle notizie locali, anche il personale dell'istituto è stato posto in quarantena sul posto di lavoro. Non sono state registrate ulteriori infezioni.
Peste polmonare letale senza trattamento tempestivo
La peste polmonare è una forma grave della malattia causata dal batterio Yersinia pestis e può insorgere quando l'infezione si diffonde ai polmoni. È curabile con antibiotici, se la terapia viene iniziata precocemente.
In Svizzera, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica, negli ultimi 30 anni non si sono più verificati casi di peste. A livello mondiale, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) registra circa 1000-3000 casi all'anno, per lo più sotto forma di piccole epidemie localizzate.
Dagli Usa, la Casa Bianca monitora la situazione
La Casa Bianca starebbe però monitorando le notizie relative al sospetto caso di peste in Russia e le conseguenti misure di quarantena adottate. Lo riporta Axios citando alcune fonti.
L'allerta alla Casa Bianca è scattata dopo il decesso di Daria Shipilova che lavorava in un centro di ricerca contro la peste nella regione russa di Irkutsk.
Shilipova è morta dopo essere stata ricoverata in ospedale. Le autorità non hanno confermato il motivo del decesso ma dopo la scomparsa di Shipilova almeno 200 persone che erano state in contatto con lei e diverse strutture nell'area in cui lavorava sono state messe in quarantena.
Le misure di contenimento
Quanto alle misure di contenimento, «in seguito alla notizia del caso, è stato organizzato e attuato con urgenza e in modo completo un complesso di misure antiepidemiche, in conformità con la normativa sanitaria; tra le altre cose, è stata individuata la più ampia cerchia possibile di persone entrate in contatto con la donna malata ed è stato predisposto un monitoraggio medico ospedaliero con esami di laboratorio quotidiani. Sono stati riscontrati due casi di Covid-19 e due casi di infezione da rinovirus, mentre non sono stati rilevati agenti patogeni di altre malattie infettive», aveva affermato ieri il Rospotrebnadzor. «In nessuna delle persone venute a contatto con la paziente sono state riscontrate alterazioni dello stato di salute riconducibili a patologie infettive».
Mentre il mondo guarda con preoccupazione a ciò che sta accadendo in Siberia, in Italia il dibattito pubblico sembra concentrarsi quasi esclusivamente su Garlasco, Ranucci e sulle dichiarazioni o sulle iniziative di Vannacci. Eppure, se le notizie provenienti dalla Russia su un caso di #peste e sulle attività di un laboratorio biologico fossero confermate, saremmo di fronte a una questione di tutt’altra dimensione: un tema di sicurezza sanitaria internazionale che meriterebbe la massima attenzione, trasparenza e vigilanza da parte della comunità scientifica e dei governi. Non è questione di creare allarmismo. È esattamente il contrario: davanti a possibili rischi biologici, servono informazione seria, verifiche indipendenti e capacità di prevenzione. E qui emerge un problema che riguarda anche l’Italia: non soltanto l’impreparazione sul piano istituzionale e scientifico, ma una certa impreparazione mentale e mediatica nel riconoscere quali siano le notizie davvero strategiche per la sicurezza del Paese. Possiamo discutere per giorni di cronaca, personaggi e polemiche politiche. Ma un possibile rischio biologico internazionale dovrebbe stare molto più in alto nella nostra agenda. Perché quando si parla di salute pubblica e sicurezza biologica, ignorare un problema finché non arriva sulla nostra porta non è prudenza. È impreparazione. #Siberia #Peste #SicurezzaBiologica #SalutePubblica #Russia #Informazione #Giornalismo #Italia #Bioterrorismo #Sicurezza #Scienza
— Matteo Bassetti (@ProfMBassetti) October 4, 2026



