Ecco il luogo in cui i ragazzi irrequieti potranno essere recuperati

Si chiama La Clessidra. Prevede dieci posti, di cui due destinati a misure disciplinari di breve durata e all’esecuzione di pene privative della libertà. «Una necessità», secondo Gabriele Fattorini, direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie.
BELLINZONA - BELLINZONA – Solo in Ticino nel 2025 i procedimenti penali aperti dalla Magistratura dei minorenni sono stati 1'425. Una settantina in meno rispetto all’anno precedente. Ma un dato quasi raddoppiato rispetto a dieci anni fa. E non è tutto. Stando alla Polizia cantonale, si nota una maggiore complessità delle inchieste e, a volte, della gravità dei comportamenti dei giovani.
Quanto emerso recentemente da un approfondimento di tio.ch va di pari passo con ciò che propone l’attualità. Con ragazzi che scappano da strutture pedopsichiatriche stazionarie, come quella di San Pietro di Stabio, o con giovani che in banda sequestrano e picchiano un adolescente per poi costringerlo ad auto umiliarsi, come accaduto nel Locarnese.
Raggio d'azione limitato
Sullo sfondo, un altro problema. Polizia e Magistratura dei minorenni hanno il raggio d’azione limitato. E in più mancano strutture di contenimento per i giovanissimi. Tanto che un 14enne coinvolto nel rapimento del Locarnese è rimasto per quasi un mese alla Farera. L’allarme risuona un po’ in tutta la Svizzera e tocca anche il sud delle Alpi.
La luce della Clessidra
Una possibile soluzione per la Svizzera italiana potrebbe essere rappresentata dalla Clessidra, struttura che dovrebbe sorgere ad Arbedo-Castione. Il progetto è stato voluto dal Gran Consiglio nel 2022, il concetto è successivamente stato approvato dall’Ufficio federale di giustizia nel 2025 e si trova attualmente in fase di realizzazione. Dovrebbe essere concretizzato entro il 2030.
«Effettivamente – spiega Gabriele Fattorini, direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie – è stata dimostrata la necessità di una struttura che possa fornire agli adolescenti “in rottura” un quadro socio-educativo maggiormente contenitivo, attraverso un periodo di pausa che consenta loro di prendere maggiore consapevolezza dei propri comportamenti e dell’importanza di rispettare il prossimo».
Il Ticino offre già molto. Ma è sufficiente? Negli ultimi anni l’offerta si è adeguata all’evoluzione dei bisogni. Si va dal citato centro di San Pietro di Stabio alle Comunità socio-terapeutiche Arco di Riva San Vitale e Archetto di Mendrisio. Passando per la ventina di centri educativi e servizi per minorenni sparsi sul territorio.
Che spazi ci saranno
«Alla Clessidra – riprende Fattorini – saranno previsti in totale dieci posti, di cui due fisicamente staccati, destinati all’espiazione di misure disciplinari di breve durata (massimo 7 giorni) o di pene privative della libertà (massimo di 14 giorni). Sarà una struttura più contenitiva rispetto a quanto già esiste. Alla Clessidra i giovani potranno beneficiare di supporti educativi e terapeutici mirati e intensivi, in modo da riprendere nuovamente fiducia nella società, ma anche di immaginare un futuro in cui sentirsi maggiormente coinvolti e responsabilizzati».
Un tipo di accoglienza che si svilupperà sull’arco di 3-4 mesi di accompagnamento intensivo tramite colloqui, atelier, attività di gruppo e individuali. «Consentirà alla rete delle strutture educative e dei servizi terapeutici ambulatoriali esistenti di occuparsi nuovamente di questi giovani dopo un periodo di grande difficoltà – commenta Fattorini –. È importante ricordare che questi ragazzi sono spesso a loro volta portatori di vissuti traumatici. Per questo, accanto alle necessarie misure di contenimento, risultano fondamentali gli interventi educativi e un adeguato supporto psicologico».
Società più fragile
Sulle ragioni per cui si nota una crescita di episodi problematici il nostro interlocutore non si sbilancia. «È difficile formulare ipotesi. Probabilmente il tessuto famigliare e sociale più fragile influenza questi ragazzi. Spesso si tratta di adolescenti profondamente segnati da esperienze difficili, che possono manifestare comportamenti violenti pur convivendo con una marcata fragilità. La sfida è quella di riuscire a trovare un punto di accesso al loro mondo emotivo e di fare emergere un potenziale, spesso inconsapevole, contraddistinto da risorse personali e capacità più costruttive».



