DISTI, indaga anche il Ministero pubblico

L'ammanco sarebbe significativo. Le verifiche potrebbero estendersi anche alla struttura dell'Associazione dei distributori ticinesi.
BELLINZONA - Dopo la rimozione del presidente storico Enzo Lucibello da parte dell’Associazione dei distributori ticinesi (DISTI), anche il Ministero pubblico avrebbe avviato d’ufficio i primi accertamenti. La decisione segue le accuse dell’associazione, che in un comunicato ha parlato di un «utilizzo improprio di fondi» di cui non era stata informata.
L’entità dell’ammanco non è stata precisata: si parla di una «situazione significativa» ma non tale da compromettere l’attività. Stando al CdT, si tratterebbe di circa 300.000 franchi, dato però non confermato. Il Ministero pubblico, da loro contattato, ha ritenuto prematuro esprimersi.
Lucibello, ricordiamo, respinge le accuse: sostiene di aver sempre agito nell’interesse dell’associazione, affermando di non aver sottratto alcun importo e che tutte le operazioni sono tracciabili e documentate. Si è detto disponibile a collaborare con organi di controllo e autorità.
Le verifiche potrebbero estendersi anche alla struttura della DISTI. Secondo diversi operatori, l’associazione era di fatto identificata con Lucibello, in carica dal 2008. Online risultano scarse informazioni: non sono reperibili organigramma, composizione di Comitato e Assemblea, né gli statuti. Sul sito compaiono solo gli associati. Pur dichiarando personalità giuridica dal 1984, non emergono riscontri nel registro di commercio.



