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LOCARNO

Un (ultimo) grande ruolo per Jean-Luc Bideau

L'attore svizzero riceve il Pardo speciale alla carriera mentre si confronta con un ruolo che riflette la sua vita e le sue fragilità.
Un (ultimo) grande ruolo per Jean-Luc Bideau
Aardvark Film Emporium
Fonte Tania Buri, Keystone-ATS
Un (ultimo) grande ruolo per Jean-Luc Bideau
L'attore svizzero riceve il Pardo speciale alla carriera mentre si confronta con un ruolo che riflette la sua vita e le sue fragilità.

LOCARNO - "Ah que le bonheur est proche" di François-Christophe Marzal, verrà presentato in prima mondiale al Locarno Film Festival domani. Domani l'attore romando Jean-Luc Bideau riceverà un Pardo speciale alla carriera. Per il regista, questo film è prima di tutto un omaggio a uno dei grandi giganti del cinema svizzero.

Bideau vi incarna un attore ottantenne che crede di aver finalmente trovato in Don Chisciotte il ruolo giusto per il suo addio al grande schermo. Ma la sua memoria vacilla, le allucinazioni si moltiplicano e la produzione ingaggia una controfigura per anticipare un'eventuale fallimento. Convinto che questo alter ego cerchi di rubargli il posto, l'attore sprofonda progressivamente in un delirio in cui realtà, ricordi e fantasmi si confondono.

"Sono davvero felice che [Jean-Luc Bideau] venga riconosciuto e premiato in un contesto prestigioso come quello di Locarno", confida François-Christophe Marzal in un'intervista a Keystone-ATS. Il film accompagna quasi simbolicamente questo riconoscimento, offrendo all'attore ottantaseienne un ruolo che dialoga con il suo stesso percorso.

Carriera ricca

"Jean-Luc è spesso stato associato ai suoi ruoli popolari o comici, mentre la sua carriera ha una ricchezza straordinaria. Questo riconoscimento è pienamente meritato", prosegue Marzal.

Nonostante il film parli di vecchiaia, memoria e scomparsa, il regista rifiuta di farne un dramma. "Non è né una tragedia né una commedia", riassume. "Volevamo rimanere alla frontiera fra i generi. Il personaggio perde le sua facoltà e si avvicina alla morte, ma non volevamo cadere nel pathos."

Per raggiungere questo obiettivo, il regista confonde volutamente i punti di riferimento. Lo spettatore non sa per molto tempo se ciò che vede appartenga alla realtà o all'immaginario del protagonista, un espediente ispirato in particolare a "Nulla è come sembra" ("The Father", 2020) di Florian Zeller, con Anthony Hopkins nel ruolo di un uomo affetto da Alzheimer.

"Partiamo sempre dal principio che quello che vede il personaggio è vero", spiega Marzal. "Come lui, lo spettatore perde i suoi punti di riferimento. Un'altra regola di regia è quella di non trasformare mai il personaggio in una vittima. "Non volevamo che assumesse un atteggiamento lamentoso. È sempre sulla difensiva. Pensa che sia il mondo a giocargli brutti scherzi".

La svolta

Il progetto, tuttavia, ha rischiato sul serio di non vedere mai la luce. Bideau nutriva da una decina d'anni il desiderio di fare un film, ma le prime versioni della sceneggiatura, molto diverse da quella che alla fine sarebbe arrivata sul grande schermo, non riuscivano a trovare la forma giusta.

La svolta avviene nel 2022, dopo le morti consecutive di Alain Tanner e Jean-Luc Godard. Per Marzal, queste scomparse ricordano in modo brusco che Bideau è diventato uno degli ultimi grandi testimoni della Nouvelle Vague, nella sua versione romanda.

"Ci siamo detti che bisognava ricominciare da capo", racconta il regista. "Insieme allo sceneggiatore Nicolas Frey, abbiamo scartato tutte le vecchie versioni. Conoscevamo molto bene Jean-Luc, la sua vita, la sua filmografia, le sue interviste. Ognuno di noi ha scritto quattro scene che ci facevano ridere pensando a lui, poi abbiamo assemblato il tutto come in un 'cadavre exquis' (gioco collettivo surrealista, ndr.)."

In quattro settimane, i due autori hanno dato vita a una nuova sceneggiatura, "scritta quasi tutta d'un fiato", che è stata poi rielaborata per diventare il film attuale. Il personaggio si ispira ampiamente a Bideau, alla sua carriera, alle sue abitudini e ad alcune delle sue fragilità, senza mai confondersi con lui: un gioco di specchi tra realtà e finzione.

La questione della memoria attraversa naturalmente l'intera narrazione. Marzal sottolinea tuttavia che le difficoltà nel ricordare i propri testi, evocate nel film, non sono comparse con l'avanzare dell'età di Bideau. "Ha sempre avuto una memoria labile", racconta il regista. "Spesso gli servivano tre o quattro riprese per imparare un testo. Cominciava a recitare alla quinta e diventava davvero bravo verso l'ottava."

Imprevisti

Le riprese hanno anch'esse dovuto fare i conti con degli imprevisti. Programmate in estate 2024, sono state rinviate di un anno dopo che Bideau si è fratturato la gamba. Il suo bastone, visibile sullo schermo, non era una messa in scena ma una necessità. Marzal racconta addirittura di aver scoperto più tardi che l'attore si era di nuovo rotto la gamba senza dirglielo immediatamente.

"Ah que le bonheur est proche", il titolo del film, è preso in prestito da "La Salamandra" di Alain Tanner che ha lanciato Bideau all'inizio degli anni '70. Nel film originale, aggiunge: "Prima di tirare le cuoia, il capitalismo (...) farà ancora passare un bel po' di guai a tanta gente". Un cenno alle origini di una carriera celebrata a Locarno.

Il regista sorride quando gli si chiede se questo sarà l'ultimo film di Bideau. "Mi ha già chiesto quale sarebbe il seguito. Ci scherziamo sopra, chi lo sa...". Si rammarica tuttavia del fatto che i vincoli assicurativi rendano oggi molto difficile l'ingaggio di attori anziani, in particolare in Francia, dove Bideau non può più essere assicurato per le riprese.

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