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Aperta un'indagine per l'omicidio del geologo ticinese

Le autorità centrafricane rafforzano la sicurezza nei siti minerari dopo il fatto di sangue. Preoccupazione per l’impatto sull’immagine del Paese e sugli investimenti esteri nel settore minerario.
Aperta un'indagine per l'omicidio del geologo ticinese
Afp
Fonte Ats Afp
Aperta un'indagine per l'omicidio del geologo ticinese
Le autorità centrafricane rafforzano la sicurezza nei siti minerari dopo il fatto di sangue. Preoccupazione per l’impatto sull’immagine del Paese e sugli investimenti esteri nel settore minerario.

BANGUI - Nella Repubblica Centrafricana è stata avviata un'indagine giudiziaria in relazione all'omicidio di un geologo ticinese e di un soldato centrafricano, rapiti e uccisi tra il 31 luglio e il primo agosto a nord della capitale Bangui.

Lo ha reso noto oggi la magistratura centrafricana in un comunicato trasmesso all'Agence France Presse (AFP). Secondo il comunicato del Tribunale di prima istanza di Damara (sud-ovest), il 31 luglio verso le 17:00 alcuni uomini armati non identificati hanno rapito due persone in un cantiere minerario situato nel villaggio di Gbango-Carrière, a circa 50 chilometri da Bangui, lungo l'asse che porta a Damara.

Il geologo svizzero lavorava per una società degli Emirati Arabi Uniti e il soldato era un membro delle Forze armate centrafricane (FACA) incaricato della sicurezza.

Il duplice omicidio ha suscitato una reazione ai massimi livelli dello Stato: martedì il presidente Faustin-Archange Touadéra ha ricevuto una delegazione svizzera.

Contattato all'inizio della settimana, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) aveva confermato la morte di un cittadino elvetico, precisando che, insieme all'ambasciata svizzera a Yaoundé (Camerun), avrebbe mantenuto il contatto con le autorità competenti al fine di coordinare le misure di assistenza nell'ambito della protezione consolare.

La vittima un 46enne locarnese
Si è quindi appreso che il geologo ucciso era un 46enne di Locarno, attivo come esperto di esplorazione e di ricerca nel settore minerario e che risiedeva principalmente a Johannesburg, nel Sudafrica. Da diversi anni aveva iniziato a collaborare con grosse multinazionali di varie parti del mondo, dal 2003 in Brasile, dove ha conosciuto la moglie dalla quale ha avuto due figlie, e poi in Africa.

Questo attacco a un sito minerario è avvenuto in un contesto in cui le autorità centrafricane stanno cercando di attrarre maggiori investimenti stranieri, in particolare nel settore minerario, considerato strategico per lo sviluppo economico del Paese.

Le ricche risorse minerarie della Repubblica Centrafricana (uranio, litio, diamanti, legname, oro) sono sfruttate da numerose società provenienti in particolare dagli Stati Uniti, dalla Cina, dalla Russia, dal Ruanda, dal Canada o dalla Francia.

Rischio di immagine
Intervistato dall’AFP, il ministro delle Grandi opere, Pascal Koyagbele, si è detto preoccupato che questo evento possa «offuscare l'immagine del Paese».

«Il contratto tra il governo centrafricano e la società degli Emirati Arabi Uniti ADMOG non è stato rescisso. Al termine delle indagini, le attività proseguiranno», ha dichiarato.

Secondo lui, le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza intorno a Damara, città natale del capo dello Stato, nonché intorno alle residenze e ai siti di sfruttamento degli operatori degli Emirati.

«È deplorevole che questo incidente si verifichi in un momento in cui la Repubblica Centrafricana sta sviluppando le proprie partnership con gli Emirati Arabi Uniti», ha inoltre affermato il ministro, esprimendo il timore per «le ripercussioni che questo evento potrebbe avere sulla percezione della situazione di sicurezza da parte degli investitori».

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