Cooperative d’abitazione, 21 consiglieri comunali interrogano il Municipio

Nel mirino, in particolare, i rapporti tra la Cooperativa Radice e la Città e chiedono: «Interessi pubblici o privati?»
Nel mirino, in particolare, i rapporti tra la Cooperativa Radice e la Città e chiedono: «Interessi pubblici o privati?»
LOCARNO - «Promuovere il modello cooperativo è una cosa; promuovere misure da cui una specifica cooperativa potrebbe trarre beneficio è un’altra». È attorno a questa distinzione che ruota l’interrogazione (primo firmatario Simone Merlini, PLR) presentata da 21 consiglieri comunali di PLR, Centro, Lega-UDC-Indipendenti e indipendenti, che chiedono al Municipio di Locarno di fare chiarezza sui rapporti con la Cooperativa Radice.
Nel mirino c’è soprattutto il comparto ex-gas ed ex-macello, sul quale la cooperativa aveva preso posizione lo scorso maggio, proponendo di introdurre «il vincolo di una quota minima riservata ad alloggi di pubblica utilità e in particolare alle cooperative». La stessa aveva inoltre comunicato al Municipio la propria disponibilità a «occupare i terreni pubblici in quel comparto (ma anche in altri)».
Una posizione che, secondo i firmatari, si intreccia con le scelte della Città. In un documento ufficiale, ricordano, il Municipio ha sottolineato «l’importanza dell’agevolazione concessa nel Quartiere ex-Gas/Macello per la costruzione di nuovi alloggi da parte di cooperative», citando anche una candidatura spontanea arrivata da un ente locale.
Da qui le domande: perché è stato previsto un bonus edilizio per le cooperative? Ci sono stati contatti tra Municipio e Radice durante il processo decisionale? E cosa pensa l’Esecutivo della proposta di introdurre una quota minima significativa di alloggi cooperativi nel comparto?
Lo studio sugli alloggi sostenibili
Altro capitolo è quello dello studio sulla carenza di alloggi a pigione moderata, promosso dalla cooperativa con la collaborazione della SUPSI. Secondo una risposta municipale citata nell’interrogazione, la Città ha fornito un «determinante sostegno (finanziario e di risorse)», mentre al progetto hanno contribuito anche ARE, CIT e alcuni Comuni della regione.
I consiglieri vogliono quindi sapere «in che misura e per che importo la Città ha sostenuto lo studio», chi siano gli altri finanziatori e quale sia «la credibilità scientifica» del lavoro.
Ma a finire sotto la lente sono anche i possibili intrecci personali. Il compagno della presidente della Cooperativa Radice, si legge nell’interrogazione, è delegato della Città nella CIT, che avrebbe cofinanziato lo studio. Ha partecipato alla discussione o al voto sul finanziamento? E, più in generale, il Municipio ritiene che siano stati rispettati «i principi di legalità e opportunità»?
La presidente della cooperativa, inoltre, ha fatto parte del Collegio di esperti del Programma di azione comunale (PAC). Anche qui i consiglieri chiedono perché sia stata scelta e se, all’interno del gremio, abbia «perorato la causa delle cooperative».
Infine, l’interrogazione segnala che lo studio di architettura della presidente e del suo compagno figura tra i partecipanti al concorso a invito per la riqualifica della Rotonda di Piazza Castello. «Quali sono le ragioni alla base della loro selezione?», chiedono i consiglieri, domandando anche se vi siano stati altri incarichi pubblici.
Il documento si chiude con la questione di fondo: il Municipio può garantire che «le decisioni fin qui prese non sono state influenzate dall’agire della Cooperativa Radice»? E ha verificato eventuali conflitti di interesse tra i membri della cooperativa e l’amministrazione o il Consiglio comunale?
Una serie di interrogativi ai quali ora dovrà rispondere l’Esecutivo. Con una battuta finale già consegnata al documento dai firmatari: «Andare alla radice del problema, o mettere radici per sé stessi?»




