«Nessun problema se in Consiglio federale non ci sono donne»

«Quei tempi sono finiti: deve semplicemente essere la persona più adatta», afferma Rita Fuhrer
ZURIGO - Rita Fuhrer, ex consigliera di stato zurighese e unica esponente femminile che l'UDC ha candidato in passato per il Consiglio federale, non ritiene necessario che per la successione di Guy Parmelin venga nominata una donna.
«Quei tempi sono finiti: deve semplicemente essere la persona più adatta», afferma la 73enne in un'intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung. A suo avviso non è colpa del suo partito se non c'è mai stata una democentrista in governo. «Nel 2000 l'UDC mi ha ufficialmente designata come candidata al Consiglio federale. Ho ottenuto dal parlamento anche più voti di Roland Eberle, il secondo candidato ufficiale».
A spuntarla non fu però né una né l'altra, bensì Samuel Schmid. «Nel mio partito e nelle formazioni borghesi, fino al centro del PPD, ho ricevuto molto sostegno. Ritengo che siano stati soprattutto il PS e i Verdi a impedirmi, alla fine, di diventare consigliera federale. A ciò si è aggiunto il fatto che Samuel Schmid poteva contare su una lobby bernese apartitica molto efficace: i bernesi volevano semplicemente a tutti i costi riavere un proprio esponente nell'esecutivo».
E perché la sinistra - chiede il giornalista del domenicale - avrebbe votato contro di lei? «Immagino che per molti la mia linea politica fosse troppo UDC», risponde l'ex membro del governo cantonale di Zurigo (1995-2010). «Pur mantenendo sempre un tono corretto, in linea di principio sostenevo i valori democentristi. Inoltre in qualità di candidata alle audizioni presso gli altri partiti, non feci promesse in linea con la loro orientazione politica. Per la sinistra, almeno all'epoca, era più importante avere un candidato che non rappresentasse il proprio partito in modo troppo rigido piuttosto che eleggere una donna».
Come si spiega il fatto che sia ancora oggi l'unica donna ad essere stata ufficialmente nominata candidata dal gruppo parlamentare UDC? «Abbiamo molte donne impegnate in parlamento e negli esecutivi che hanno figli e che, in tutte le loro decisioni, danno la massima priorità alla prole. Il ruolo di consigliere federale comporta anche che, nella maggior parte dei giorni feriali, si veda a malapena la famiglia. Io e mio marito abbiamo messo su famiglia con tre figli già in giovane età, motivo per cui all'epoca non erano più bambini piccoli. Mio marito si è fatto carico di molti compiti familiari e mi ha sostenuta moltissimo, ma questo non è sempre possibile».
Un consiglio federale senza donne è possibile oggigiorno? «Non avrei alcun problema al riguardo. Forse poi dopo ci sarebbe una maggioranza femminile. Io stessa non ho mai preteso di diventare qualcosa solo perché sono una donna. Non sarebbe soddisfacente», conclude la politica nota anche per essere un'appassionata ciclista.



