Diritto d'asilo, ricongiungimenti e centri d’accoglienza: la stretta di Marchesi

Marchesi propone modifiche che puntano su maggiore rigore, responsabilità economica e redistribuzione dei richiedenti asilo verso le aree urbane.
BERNA - Tre mozioni sul tema immigrazione e asilo sono state depositate alle Camere federali dal consigliere nazionale Piero Marchesi. I testi puntano a un inasprimento dell’applicazione del diritto d’asilo, a una revisione delle regole sul ricongiungimento familiare e a una redistribuzione dei centri d’accoglienza con maggiore coinvolgimento delle aree urbane.
La prima mozione chiede di applicare «con rigore» il diritto d’asilo, distinguendo in modo più netto tra chi fugge da persecuzioni e chi presenta domanda per motivi economici. Tra le misure proposte figurano un maggiore ricorso alla revoca o al mancato rinnovo dei permessi quando non sussistono più i presupposti legali, il rafforzamento degli allontanamenti per chi riceve una decisione negativa e la riduzione degli incentivi che renderebbero la Svizzera particolarmente attrattiva rispetto ad altri Paesi europei. Il testo invita inoltre a esaminare la creazione di centri per le domande d’asilo in Stati terzi sicuri e a ribadire il principio secondo cui lavoro e integrazione rappresentano obblighi per chi soggiorna temporaneamente.
Una seconda mozione interviene sul ricongiungimento familiare, proponendo di subordinarlo alla prova di un reddito sufficiente e all’assenza di dipendenza dall’assistenza sociale. Il documento chiede anche di rafforzare la responsabilità economica del richiedente e di prevedere conseguenze nel caso in cui, dopo il ricongiungimento, vengano meno le condizioni richieste. L’obiettivo dichiarato è evitare che questo strumento diventi un canale d’immigrazione permanente scollegato dalla capacità economica e d’integrazione del Paese, privilegiando invece un’immigrazione legata alle esigenze del mercato del lavoro.
La terza mozione propone infine una diversa distribuzione dei centri d’asilo sul territorio. In particolare, si chiede di attribuire prioritariamente nuove strutture alle città e agli agglomerati che sostengono politiche migratorie più aperte, riducendo progressivamente il carico sulle regioni periferiche e rurali. Tra i criteri indicati figura anche la volontà politica espressa nelle votazioni federali. Secondo il testo, l’obiettivo è rafforzare coerenza e «responsabilità concreta» nell’accoglienza, tenendo conto delle differenze emerse tra aree urbane e periferiche.



