Droghe dello stupro, la paura spinge verso i test fai-da-te

I casi Pelicot e dell'ex politico argoviese riaccendono l'attenzione sul fenomeno. Sul mercato arrivano strisce e braccialetti per individuare alcune sostanze.
BERNA - I recenti casi di cronaca, dall'inchiesta che coinvolge un ex gran consigliere dell'UDC argoviese al caso di Gisèle Pelicot in Francia, hanno riportato sotto i riflettori il fenomeno delle cosiddette "droghe dello stupro". E, parallelamente, cresce anche l'interesse per i test rapidi in grado di rilevarne la presenza nelle bevande. Lo riporta Nau.ch
I casi che han fatto scalpore
L'ex politico argoviese, in carcere preventivo da quasi tre anni, è accusato tra l'altro di tentato omicidio plurimo e stupro. Secondo gli inquirenti avrebbe somministrato droghe dello stupro all'ex moglie, alla successiva compagna e alla figlia minorenne di quest'ultima.
Un caso che richiama inevitabilmente quello di Gisèle Pelicot, la donna francese che per anni è stata drogata dal marito e violentata da decine di uomini. Una vicenda che ha suscitato indignazione in tutto il mondo e acceso i riflettori sull'utilizzo di queste sostanze anche all'interno delle mura domestiche.
La diffusione in Svizzera? Non è nota
Quanto il fenomeno sia diffuso in Svizzera non è però noto. Non esiste infatti una statistica specifica e, secondo gli esperti, il numero di casi potrebbe essere molto più elevato di quello ufficiale. Il criminologo Dirk Baier stima infatti che solo il 12% degli stupri venga denunciato. A frenare le vittime sono spesso vergogna, senso di colpa, incertezza su quanto accaduto e la difficoltà di raccogliere prove. Le principali sostanze utilizzate, infatti, rimangono rilevabili nel sangue solo per circa sei ore e nelle urine fino a dodici.
Negli ultimi mesi, anche grazie alla risonanza mediatica di questi casi, sui social network hanno iniziato a circolare sempre più test fai-da-te per individuare le droghe dello stupro. Il funzionamento è semplice: basta versare una goccia della bevanda su una striscia reattiva o su un apposito braccialetto. Se il supporto cambia colore, la bevanda potrebbe essere stata contaminata.
I test fai-da-te (e le vendite ancora limitate)
In Svizzera questi prodotti sono disponibili anche attraverso rivenditori online. Tuttavia, non tutti registrano un boom di vendite. La parafarmacia online Vitaserv, che commercializza il test "Check your drink", afferma che la domanda è rimasta al di sotto delle aspettative, nonostante la semplicità d'uso del prodotto.
Diversa la situazione per la start-up tedesca Twinvay, che produce un braccialetto in grado di rilevare la presenza di GHB. Il CEO Sven Häuser-Eisenmann conferma a Nau.ch un aumento della domanda, soprattutto quando il tema torna al centro dell'attualità. «Casi come quello di Pelicot o dell'ex politico argoviese spingono le persone a riflettere sulla propria sicurezza e a cercare strumenti di prevenzione», spiega.



