Niente più permesso di dimora per chi ha precedenti penali: arriva la svolta

Dopo il via libera del Consiglio nazionale a una mozione analoga targata UDC, il Consiglio degli Stati approva la mozione di Marco Chiesa.
BERNA - Controlli sistematici. E niente più permesso di dimora alle persone con precedenti penali.
Dopo l'approvazione di una mozione analoga presentata dall'UDC, ieri, da parte del Consiglio nazionale, oggi il Consiglio degli Stati ha dato luce verde alla mozione del deputato ticinese Marco Chiesa.
Quest'ultima, intitolata «Nessun permesso di dimora per i criminali», ha raccolto 26 voti a favore, 11 contrari e 5 astenuti nell’ambito della sessione straordinaria «sicurezza».
«Con l’approvazione di entrambe le Camere, il Consiglio federale deve ora modificare le basi legali e adottare le misure necessarie affinché le persone con precedenti penali non ottengano più un permesso di dimora», sottolinea in una nota odierna Chiesa. «I permessi potranno essere rilasciati solo previa consultazione degli estratti del casellario giudiziale del Paese di origine e di provenienza».
«Non è forse ragionevole conoscere i precedenti penali di chi vuole vivere in Svizzera? Credo che la stragrande maggioranza della popolazione risponderebbe di sì», ha detto Chiesa nel suo intervento in aula. «Eppure oggi non sempre accade. Non stiamo parlando di una misura straordinaria. Stiamo parlando di una regola elementare di prudenza. E in materia di sicurezza, l'ingenuità non è una virtù dello Stato. Se prendiamo in considerazione la prassi per i Paesi terzi, quelli fuori dall’Unione europea, ai Cantoni è concessa un'ampia discrezionalità nell'esigere questo documento. Ne deriva una situazione difficilmente giustificabile. Alcuni Cantoni effettuano verifiche approfondite, altri adottano una prassi più permissiva, alcuni direbbero lassista. Ma la criminalità non si ferma ai confini cantonali. Chi ottiene un permesso di dimora in un Cantone può trasferirsi in qualsiasi altro Cantone. I precedenti penali sono uno dei principali indicatori del rischio di recidiva. Lo dice la criminologia e lo conferma l'esperienza delle autorità penali. Ignorare queste informazioni significa chiedere alle autorità migratorie di decidere quasi alla cieca».
«Da oltre dieci anni il Ticino richiede sistematicamente il casellario giudiziale agli stranieri che chiedono un permesso di dimora. E funziona», ha sottolineato Chiesa. «Non ha paralizzato l'amministrazione. Non ha creato caos burocratico. Ha semplicemente consentito alle autorità di decidere con maggiore cognizione di causa. Recentemente un mafioso pregiudicato si è visto negare il permesso in Ticino, salvo poi ottenerlo in un altro Cantone. È la dimostrazione concreta che una politica di sicurezza frammentata non protegge nessuno. Nel frattempo la criminalità registrata in Svizzera è aumentata del 30% in soli cinque anni. Di fronte a questa evoluzione il compito dello Stato non è sperare che tutto vada bene. È ridurre i rischi quando dispone degli strumenti per farlo».



