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Guerra in Medio Oriente, la stangata arriva in Svizzera: ecco quanto ci sta già costando

La guerra in Medio Oriente si sta espandendo. La benzina è già più cara, anche i biglietti aerei potrebbero costare di più. Gli esperti spiegano quanto il conflitto rischia di pesare sulle tasche degli elvetici.
Guerra in Medio Oriente, la stangata arriva in Svizzera: ecco quanto ci sta già costando
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Guerra in Medio Oriente, la stangata arriva in Svizzera: ecco quanto ci sta già costando
La guerra in Medio Oriente si sta espandendo. La benzina è già più cara, anche i biglietti aerei potrebbero costare di più. Gli esperti spiegano quanto il conflitto rischia di pesare sulle tasche degli elvetici.

SVIZZERA - La guerra è lontana, ma il conto arriva fino in Svizzera. E rischia di diventare sempre più salato. Fare benzina costa già centinaia di franchi in più all'anno, i biglietti aerei potrebbero rincarare e persino la spesa quotidiana rischia di pesare maggiormente sul portafoglio. Mentre il conflitto in Medio Oriente si allarga, gli esperti avvertono: il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Secondo il politologo Marcus Schneider, la guerra ha ormai assunto una dimensione regionale, coinvolgendo diversi Paesi del Golfo, lo Yemen e altre aree strategiche. «L'incendio su vasta scala è già presente, resta solo da capire quanto potrà ancora peggiorare».

Voli più cari: anche le vacanze
rischiano di costare di piùState pensando di prenotare un viaggio? Occhio al prezzo del biglietto. La crisi in Medio Oriente potrebbe rendere i voli sensibilmente più costosi, soprattutto sulle rotte verso l'Asia. Per il momento Swiss non ha annunciato ulteriori modifiche dopo i recenti attacchi degli Huthi contro l'aeroporto di Riad e conferma la prevista ripresa dei collegamenti con Dubai dal 27 ottobre.

Ma la situazione resta tutt'altro che tranquilla. Diversi spazi aerei del Medio Oriente vengono evitati e il divieto di sorvolare la Russia restringe ulteriormente le possibilità per raggiungere l'Asia. Il risultato? Rotte più lunghe, maggiori consumi e costi che rischiano di ricadere sui passeggeri. Anche perché, secondo l'esperto di aviazione Hansjörg Bürgi, il prezzo del cherosene è già raddoppiato rispetto allo scorso anno.

Il carburante rappresenta circa un terzo delle spese delle compagnie aeree. Se i vettori saranno costretti ad allungare ulteriormente le rotte, gli aumenti delle tariffe potrebbero diventare inevitabili. E le conseguenze potrebbero durare ben oltre la crisi attuale: gli attacchi rischiano infatti di rallentare di anni lo sviluppo di Riad come grande hub internazionale, a vantaggio di aeroporti concorrenti come Istanbul, Addis Abeba, Parigi e Londra.

Benzina, la stangata è già arrivata: 423 franchi in più all'anno
Qui non si parla più soltanto di rischi futuri. La guerra sta già svuotando i portafogli degli automobilisti svizzeri. I numeri del Touring Club Svizzero (TCS) parlano chiaro: da febbraio il prezzo della benzina è passato da 1,64 a 2,11 franchi al litro. Un balzo di 47 centesimi che, per chi percorre 15'000 chilometri all'anno con un consumo medio di sei litri ogni 100 chilometri, si traduce in 423 franchi di spesa aggiuntiva. E non è finita.

Anche diesel e olio da riscaldamento hanno subito rincari significativi dall'inizio della guerra in Iran, come conferma Avenergy. Se le forniture dovessero subire nuove interruzioni, il conto potrebbe salire ancora. Secondo l'esperto di materie prime Bekim Laski, un aumento del petrolio da 100 a 120 dollari al barile potrebbe far crescere il prezzo alla pompa di altri 10-15 centesimi al litro. C'è però anche una buona notizia: al momento, un'ulteriore impennata dei prezzi non è considerata lo scenario più probabile.

Non solo benzina
Anche la spesa potrebbe diventare più caraIl problema non riguarda soltanto chi guida o prende l'aereo. Se i prezzi dell'energia dovessero rimanere elevati a lungo, gli aumenti potrebbero arrivare anche sugli scaffali dei negozi. Produrre e trasportare merci costerebbe di più, con il rischio di alimentare l'inflazione.

Secondo Jan-Egbert Sturm, direttore del Centro di ricerca congiunturale KOF, la Svizzera parte comunque da una posizione relativamente favorevole: dipende meno dall'industria pesante rispetto ad altri Paesi europei e può contare su un franco forte, che attenua il costo delle importazioni energetiche.

Ma il pericolo maggiore potrebbe arrivare dall'estero. Un rallentamento dell'economia mondiale ridurrebbe infatti la domanda di prodotti svizzeri, colpendo le esportazioni. I modelli del KOF indicano che un aumento temporaneo del petrolio a 180 dollari al barile potrebbe frenare la crescita economica nell'anno successivo. L'inflazione potrebbe superare temporaneamente il 2%, pur restando sotto questa soglia nella media annua. Significa che ci aspetta una recessione? Non necessariamente. «La durata di un aumento dei prezzi è spesso più rilevante di un rialzo temporaneo», sottolinea Sturm.

E se la guerra si allargasse ancora? Lo scenario che preoccupa

Dietro i rincari si nasconde però un'incognita ben più grande: fin dove può spingersi questa guerra? Secondo il politologo Marcus Schneider, un'ulteriore escalation nel Golfo Persico, nello Yemen e nel Corno d'Africa è probabile. Il coinvolgimento di Turchia e Pakistan a sostegno dell'Arabia Saudita, insieme all'appoggio annunciato dalla Francia, rende la situazione ancora più delicata.

Turchia e Francia fanno entrambe parte della Nato, anche se Schneider considera improbabile un intervento militare europeo su vasta scala. Il timore principale è un altro: che il conflitto continui ad allargarsi gradualmente, fino a sfuggire al controllo dei governi coinvolti.

Ed è proprio questo lo scenario più inquietante delineato dall'esperto. «Può darsi che la maggior parte dei governi voglia evitare un incendio ancora più vasto, ma incombe uno scenario da sonnambuli: anche se nessuno vuole la guerra, potrebbe comunque verificarsi passo dopo passo», avverte Schneider.

Dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro l'Iran del 28 febbraio e la tregua concordata il 15 giugno, la ripresa delle ostilità mostra quanto sia fragile la situazione. E mentre cresce l'incertezza sul futuro del Medio Oriente, una conseguenza è già concreta: in Svizzera, il prezzo della crisi si sta facendo sentire.

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