Dopo il boom, l’oro inciampa: cosa aspettarsi ora?

Dai record di gennaio alla brusca correzione: geopolitica, tassi e banche centrali possono decidere la prossima direzione.
Dai record di gennaio alla brusca correzione: geopolitica, tassi e banche centrali possono decidere la prossima direzione.
ZURIGO - Dopo un 2025 chiuso con un rialzo del 60%, l'oro sta attraversando una fase decisamente più incerta. A fine gennaio 2026 il metallo prezioso aveva superato i 5500 dollari l'oncia, segnando un record, per poi perdere oltre un quarto del proprio valore e trovare un primo sostegno attorno ai 4000 dollari. Nelle ultime settimane è tornato verso quota 4400, lasciando aperto l'interrogativo sulla direzione futura.
Tra i fattori che potrebbero sostenere una ripresa figura la geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente continuano ad alimentare la funzione dell'oro come bene rifugio, mentre, secondo il commerciante Heraeus, anche una distensione potrebbe risultare favorevole: la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe ridurre il prezzo del petrolio e le pressioni inflazionistiche, contribuendo ad abbassare le aspettative sui tassi. Anche un dollaro più debole tende a favorire il metallo, rendendolo meno costoso per chi acquista in altre valute.
Un ulteriore sostegno arriva dalle banche centrali, che nel secondo trimestre del 2026 hanno aggiunto 289 tonnellate nette alle proprie riserve auree, secondo il World Gold Council. Sul fronte opposto pesano però i tassi reali ancora elevati e il fatto che l'oro non generi interessi o dividendi. Inoltre, un nuovo aumento del petrolio potrebbe alimentare l'inflazione e mantenere restrittive le condizioni monetarie.
Segnali di debolezza arrivano anche dalla domanda fisica: nel secondo trimestre quella legata alla gioielleria è diminuita del 17% su base annua. I prezzi rimangono elevati per mercati tradizionalmente importanti come India e Cina, mentre la volatilità ha raffreddato anche l'interesse verso ETF auriferi, lingotti e monete. Sean Duffin di Cambridge Associates invita inoltre a non sopravvalutare gli acquisti delle banche centrali: solo un terzo degli istituti prevede di aumentare le riserve nei prossimi tre anni, contro la metà che lo aveva indicato in precedenza.
UBS invita infine a leggere la correzione in una prospettiva di lungo termine, distinguendo i movimenti tattici dalle valutazioni strategiche. Se la Federal Reserve manterrà inizialmente invariati i tassi per poi iniziare a ridurli dal 2027, come previsto dalla banca, il quadro potrebbe tornare favorevole all'oro e il prezzo potrebbe nuovamente avvicinarsi ai 5000 dollari. Secondo gli esperti citati, eventuali nuovi ribassi verso quota 4000 potrebbero rappresentare un livello da considerare per costruire o rafforzare una posizione strategica.




