Tre nuovi dottori su quattro arrivano dall'estero: «Così non è sostenibile»

Le università svizzere ne formano troppo pochi e la carenza, a causa dei pensionamenti, potrebbe aggravarsi nei prossimi anni. E c'è chi dalla Svizzera finisce per studiare medicina... in Ungheria.
BERNA - La carenza di medici di base in Svizzera non è un'ipotesi o una preoccupazione remota: è già una realtà che rischia di esacerbarsi ulteriormente in un futuro non così lontano. Lo scrivono, in un reportage sul tema pubblicato questo mercoledì, i quotidiani del gruppo Tamedia.
«In cinque mesi dall'inizio dell'attività ho già il calendario pieno»
Emblematica è la testimonianza ai quotidiani di un giovane medico assistente in uno studio di Pfeffingen (BL): «Dopo appena cinque mesi di attività il mio schedario dei pazienti era pieno». Una situazione, questa, simile per quanto riguarda le branche della pediatria e della psichiatria.
A influire sulla scarsità di medici sul territorio sarà soprattutto l'ondata di pensionamenti che si attendono nei prossimi anni: nel 2025 un quarto dei medici in attività aveva almeno 60 anni e, tendenzialmente, molti restano in attività fino a un'età avanzata. Secondo l'associazione di categoria, entro il 2035 andrà sostituito il 40% dei medici di famiglia.
I nuovi medici sono soprattutto stranieri
Per colmare il vuoto la Svizzera si sta rivolgendo, e rischia di dover continuare a farlo, all'estero. Secondo la FMH, nel 2025 quasi 20'000 dei circa 44'600 medici attivi avevano un diploma straniero: il 43%, contro il 31% del 2014.
Oggi tre nuovi medici su quattro arrivano da fuori, ben oltre la media OCSE (circa 19%). Per Beatrice Beck Schimmer, direttrice della Medicina universitaria all'Università di Zurigo, è una strategia non sostenibile, oltre che una violazione di uno dei principi sanciti dall'OMS: ovvero l'autosufficienza per quanto riguarda le cure.
Non è un segreto che i Paesi vicini, infatti, stiano migliorando salari e condizioni di lavoro per trattenere il proprio personale sanitario.
Quelli che dalla Svizzera vanno a studiare... a Budapest
Nel 2016 la Confederazione aveva lanciato un programma speciale da 100 milioni per creare 500 posti di studio supplementari, e i diplomi annui sono passati da circa 880 a oltre 1'400. Ma questo non basta. Secondo swissuniversities servono altri 650-750 posti all'anno e un secondo programma, con un contributo federale fino a 150 milioni.
Intanto c'è chi il numero chiuso lo aggira. Johanson Mahanathan, zurighese di 26 anni, non ha superato il test d'ammissione per tre volte. Oggi frequenta il quinto anno di Medicina all'Università Semmelweis di Budapest, in un corso in lingua tedesca che costa 16'000 franchi all'anno.
«Sono sorpreso di quanto sia buona la formazione», racconta al quotidiano. Quest'autunno hanno cominciato gli studi a Budapest una ventina di svizzeri, mentre quattro anni fa erano tre.
Ogni anno circa 100 studenti svizzeri fanno riconoscere un diploma ottenuto in Ungheria, Slovacchia, Austria o Germania, mentre i romandi scelgono spesso Francia e Romania. Al suo primo tentativo in Svizzera, ricorda Mahanathan, i candidati erano 6'500 per circa 1'200 posti.
Due mozioni per tentare di arginare il problema
A fine agosto il Consiglio federale ha fatto sapere che deciderà su nuove misure solo quando sarà chiara l'attuazione delle mozioni dei consiglieri agli Stati Baptiste Hurni (PS/NE) e Charles Juillard (Centro/JU).
Le due mozioni, presentate nel 2023, chiedevano al Governo di affrontare il crescente fabbisogno di medici. Se ne saprà di più a metà 2027. «Se riuscissimo a dimezzare il numero di medici stranieri, sarebbe già un passo enorme», afferma Agnes Nienhaus, responsabile del rapporto di swissuniversities. «Ma servirà un altro grande sforzo».



