«La violenza verso gli ebrei si è banalizzata»

FSCI e CICAD sono preoccupati. La grande maggioranza degli atti antisemiti si verifica online - e la Romandia è peggio della Svizzera tedesca
BERNA - Tre anni dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, la preoccupazione resta viva all'interno della comunità ebraica svizzera. L'attacco terroristico di Hamas contro Israele e la guerra a Gaza che ne è derivata hanno aggravato la situazione di sicurezza delle persone e delle istituzioni ebraiche nel Paese.
Tre anni di allarmi
«La guerra in Medio Oriente risveglia un antisemitismo latente», «gli ebrei e le ebree della Svizzera si sentono sempre più minacciati»: da tre anni si susseguono gli allarmi, in particolare da parte della Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) e del Coordinamento intercomunitario contro l'antisemitismo e la diffamazione (CICAD).
Nonostante i dati relativi al 2026 non siano ancora definitivi, la tendenza rimane stabile e le preoccupazioni persistono, indica a Keystone-ATS Johanne Gurfinkiel, segretario generale del CICAD. Nel 2025 l'organizzazione ha registrato 2438 atti antisemiti nella Svizzera romanda, il livello più alto dall'inizio delle rilevazioni nel 2003. La grande maggioranza, ovvero il 91,8%, si è verificata su Internet e sui social network.
Nella Svizzera tedesca, italiana e romancia, nel 2025 sono stati registrati 177 episodi antisemiti, secondo un rapporto della FSCI e della Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo (GRA). Una radicalità che, secondo Gurfinkiel, contraddistingue maggiormente la Svizzera romanda rispetto alla Svizzera tedesca.
Il digitale, vettore centrale
Il digitale rimane un vettore centrale di diffusione dei contenuti antisemiti. I social network e le piattaforme online favoriscono la rapida circolazione di narrazioni complottiste, discorsi negazionisti e forme di accuse collettive rivolte agli ebrei.
Nella Svizzera romanda, il 20,5% degli atti censiti nel 2025 era di natura negazionista. Il negazionismo designa in particolare il fatto di negare la Shoah, l'esistenza delle camere a gas o lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
Il 2025 è stato inoltre caratterizzato da diversi eventi gravi che hanno avuto una forte risonanza internazionale, in particolare l'aggressione ai danni di un rabbino a Orléans, in Francia, un attacco mortale contro una sinagoga a Manchester, nel Regno Unito, e un attacco letale durante le celebrazioni di Hanukkah a Sydney, in Australia.
Un'identità talvolta nascosta
Questa escalation dell'antisemitismo ha conseguenze molto concrete sulla vita quotidiana. Alcuni ebrei rinunciano a indossare simboli religiosi, evitano determinati luoghi o nascondono la loro identità, situazioni regolarmente segnalate al CICAD.
«Ci sono situazioni scolastiche in cui bambini vengono presi di mira e insultati. Alcuni vengono bersagliati per il semplice fatto di essere stati identificati come ebrei», riferisce Gurfinkiel. Altri non hanno mai manifestato la loro appartenenza ebraica a scuola. «Queste condizioni esistono da sempre, ma sono aumentate. La situazione si è deteriorata».
Il periodo è diventato «molto difficile» per una parte dei nostri concittadini di religione ebraica, prosegue. Alcune persone preferiscono ormai nascondere la loro religione per paura di essere stigmatizzate.
Gravi episodi in Svizzera
Diversi incidenti verificatisi negli ultimi anni in Svizzera illustrano questa situazione. In una palestra di Ginevra, uno studente ha spruzzato del deodorante addosso a un ragazzo minacciando di «gasarlo come tutti gli ebrei», riferisce il CICAD.
A Davos (GR), il rifiuto di un commerciante di noleggiare attrezzatura sportiva a clienti ebrei ha provocato uno scandalo che ha varcato i confini elvetici.
A Zurigo, nel marzo 2024, un adolescente di 15 anni ha accoltellato 17 volte un uomo ebreo ortodosso. È stato condannato a luglio a un anno di reclusione, ovvero alla pena massima applicabile. In un video diffuso prima dell'aggressione, l'adolescente aveva giurato fedeltà allo Stato Islamico e invocato la «lotta mondiale contro gli ebrei». Aveva inoltre collegato il suo gesto alla situazione in Medio Oriente.
Anche le istituzioni ebraiche sono oggetto di una maggiore vigilanza. Secondo il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e la FSCI, le sinagoghe e le scuole ebraiche sono esposte a un rischio crescente di atti antisemiti o di attacchi provenienti da ambienti estremisti o islamisti. A La Chaux-de-Fonds (NE), la sinagoga è sotto videosorveglianza dall'inizio del 2026.
«Nessun pretesto per l'antisemitismo»
In questo contesto, la questione delle parole e delle definizioni è diventata centrale. Definire con precisione i fenomeni non è un esercizio teorico, ritiene il CICAD. Si tratta di una condizione necessaria per poter identificare, analizzare e combattere efficacemente l'antisemitismo.
Una delle principali preoccupazioni dell'organizzazione riguarda la banalizzazione del fenomeno. «La violenza contro gli ebrei si è banalizzata», sintetizza Gurfinkiel. Discorsi un tempo marginali si sono insediati nel dibattito e persistono i fenomeni di attribuzione collettiva.
Per il CICAD, la situazione in Medio Oriente non può giustificare questa evoluzione. «Non c'è alcun pretesto per l'antisemitismo», insiste il suo segretario generale, che deplora anche una mancanza di prevenzione e di reazione pubblica.
La critica alla politica israeliana è legittima, come quella rivolta a qualsiasi politica, ma non deve trasformarsi in un'accusa collettiva rivolta a tutti gli ebrei, sottolinea. «Gli ebrei non sono i portavoce del governo israeliano».



