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16.03.2021 - 18:500

«Aprire tutto? Rischio inaccettabile»

I direttori cantonali della sanità raccomandano cautela al Consiglio federale. «La situazione sta peggiorando»

BERNA - La Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) ritiene che un abbandono ampio o totale delle misure restrittive per la lotta alla diffusione del Covid-19 sia associato a rischi inaccettabili. Preconizza la via di un'apertura graduale con misure di accompagnamento, ha indicato oggi.

Il Consiglio federale ha inviato le proprie proposte in consultazione venerdì scorso. Tutti i 26 Cantoni hanno presentato i loro commenti alla segreteria generale della CDS, indica un comunicato della Conferenza diramato questa sera.

La CDS ricorda che aveva già precisato, in occasione della sua presa di posizione del 22 febbraio scorso in merito alla prima tappa di riapertura del primo marzo, di essere fondamentalmente a favore dell'approccio cauto e graduale del Consiglio federale. Un tale modo di procedere, con diverse fasi di apertura, è considerato ragionevole anche per poter, se necessario, reagire rapidamente e per prevenire il cosiddetto "effetto yo-yo".

Ciò appare tanto più giudizioso oggi, con l'arresto del declino del numero di casi di infezione e addirittura un aumento negli ultimi dieci giorni, con differenze regionali piuttosto modeste. La CDS constata inoltre che il lignaggio mutato B.1.1.7, generalmente denominato "variante inglese", più contagioso e potenzialmente all'origine di evoluzioni più gravi della malattia, è ormai dominante. Alla luce di queste considerazioni, un'abolizione di vasta portata o addirittura completa delle misure a livello federale sarebbe associata a rischi inaccettabili.

Non compromettere la situazione

«L'apertura deve avvenire con prudenza e sulla base delle esperienze precedenti», scrive la CDS. «Altrimenti, c'è il rischio di giocarsi la buona situazione attuale, in cui siamo arrivati grazie al contributo di tutti e con un grande sforzo». Le conseguenze sarebbero gravi in termini di salute, ma anche per l'economia.

Gli effetti del primo passo di deconfinamento di inizio marzo non sono ancora del tutto percettibili. Stando ai risultati di modellizzazioni, piccole differenze nei tempi della revoca delle misure restrittive potrebbero essere decisive nel determinare se si verifica una forte terza ondata o se la diffusione del virus può essere rallentata dalla vaccinazione.

Cautela sempre da raccomandare

Una chiara maggioranza delle prese di posizione dei Cantoni in vista della decisione definitiva del governo, venerdì, è comunque favorevole a un'apertura graduale con misure di accompagnamento. I Cantoni contano ad esempio sui test che, a loro modo di vedere, permettono di rilevare le persone infette in una fase iniziale del contagio interrompendo efficacemente le catene di infezione e, quindi, prevenendo focolai epidemici.

Inoltre, la vaccinazione è fonte di speranza, anche se le consegne delle dosi dovrebbero aumentare rapidamente. Non tutte le persone particolarmente a rischio sono state ancora vaccinate. Inoltre, il virus può colpire duramente persone giovani e sane, scrive al CDS. "Pertanto, la prudenza è ancora indicata".

Molti Cantoni chiedono aperture

In molte prese di posizione sono state comunque richieste aperture più ampie, ma anche più differenziate o diversamente scaglionate. Sono state espresse anche diverse opinioni sulla tempistica della prossima fase di apertura.

Secondo la metà dei Cantoni, l'accesso ai locali chiusi dei ristoranti (non solo le terrazze) dovrebbe intervenire già in occasione delle decisioni del Consiglio federale di venerdì. Quasi tutti i Cantoni chiedono pure un più ampio insegnamento in presenza nelle università. Quasi la metà dei Cantoni auspica poi l'abbandono dell'obbligo, a favore di una raccomandazione, del telelavoro.

"Situazione un po' contraddittoria"

D'altra parte, però, è stato anche sottolineato che sarebbe necessario aspettare un po' di più gli sviluppi della situazione prima di procedere a ulteriori aperture. Un possibile nuovo inasprimento delle misure prima di Pasqua deve essere evitato a tutti i costi. «Nel complesso, quindi, ci troviamo in una situazione un po' contraddittoria», scrive la CDS.

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