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MILANO-CORTINA 2026

Gioie, sorrisi, lacrime per un'edizione dei Giochi da record

Milano-Cortina: la Svizzera ha chiuso all'ottavo posto del medagliere con 6 ori, 9 argenti e 8 bronzo. Ricostruiamo queste due settimane olimpiche tra vittorie attese, sorprese e (qualche) delusione.
Imago (collage)
Gioie, sorrisi, lacrime per un'edizione dei Giochi da record
Milano-Cortina: la Svizzera ha chiuso all'ottavo posto del medagliere con 6 ori, 9 argenti e 8 bronzo. Ricostruiamo queste due settimane olimpiche tra vittorie attese, sorprese e (qualche) delusione.
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MILANO - Sono andate in archivio ieri le Olimpiadi di Milano-Cortina. Un'edizione, quella dei giochi italiani, da record per la comitiva svizzera che ha messo al collo ben 23 medaglie: 6 d'oro, 9 d'argento e 8 di bronzo. Un bottino da primato, ben otto allori in più di quelli conquistati a Pechino 2022, che è figlio di una maggior "polivalenza" rispetto a quattro anni fa dove le 15 medaglie (7 ori, 2 argenti e 6 bronzi) erano arrivate da sole tre discipline: sci alpino (9), Freestyle (5) e snowboard (1). Quest'anno, invece, gli sport che ci hanno regalato soddisfazioni (e medaglie) sono stati addirittura otto.

Franjo il cannibale - Lo sci alpino, a ogni modo, era ed è rimasto un nostro caposaldo, con nove medaglie raggranellate anche a Milano-Cortina (4-3-2). Anche se rispetto a quattro anni fa i trionfi sono arrivata praticamente solo in campo maschile, dove la Svizzera è salita sul podio in ogni competizione. Mattatore assoluto in questo ambito è stato Franjo von Allmen: capace di laurearsi campione olimpico sia in discesa che in Super G, doppietta mai riuscita a nessuno nella storia in una sola edizione dei Giochi, e di centrare anche un terzo oro (in compagnia di Tanguy Nef) nella combinata a squadre.

ImagoIl 24enne bernese mostra con fierezza i suoi tre ori.

L'oro che mancava da 78 anni - Tre medaglie se le sono però portate a casa anche un immenso Loïc Meillard - che ha riportato la Svizzera a primeggiare nello slalom dopo qualcosa come 78 anni (l'ultimo successo era targato Edy Reinalter a St.Moritz 1948) - e l'attesissimo Marco Odermatt che, pur senza l'acuto d'oro, si è messo al collo due argenti (gigante e combinata a squadre) e un bronzo (Super G).

Solo Rast - A mancare, come detto, sono stati i guizzi delle atlete elvetiche. Con le sette medaglie conquistate a Pechino - tre ori (Lara Gut Behrami, Corine Suter, Michelle Gisin), un argento (Wendy Holdener) e 3 bronzi (Gut-Behrami, Holdener e Gisin) che si sono ridotte alla sola (d'argento) di Camille Rast nello slalom, dietro a un'inarrivabile Mikaela Shiffrin. E chissà come sarebbe andata se la sfortuna non avesse strappato i biglietti per Cortina di Lara e Michelle...

ImagoCamille Rast con l'argento conquistato in slalom dietro l'inarrivabile Shiffrin.

Le sorprese - Detto dello sci alpino, da sempre nostra fucina di metalli preziosi, a Milano-Cortina sono arrivate anche diverse medaglie inaspettate e quindi ancora più gradite. Iniziamo da quella del salto con gli sci in cui Gregor Deschwanden ha regalato dal piccolo trampolino un clamoroso bronzo. Inaspettato come quello colto nel bob a 4 da Micheal Vogt e compagni che dopo vent'anni hanno riportato un equipaggio svizzero sul podio. Incredibile, poi, quello che ha saputo fare nello sci di fondo Nadja Kälin. La 24enne grigionese - dopo l'argento conquistato con Nadine Fähndrich nello sprint a squadre - ha compiuto una vera e propria impresa andandosi a prendere un clamoroso bronzo nella 50 chilometri a tecnica classica (prima donna a vincere una medaglia individuale nel fondo ai Giochi).

ImagoNadja Kälin entra nella storia del fondo elvetico.

Hockey e curling, bene ma... - Erano invece abbastanza attese (seppur non scontate) le medaglie giunte dal curling e dall'hockey. E in questo specifico campo, a sorridere maggiormente sono state le ragazze: incredibile il bronzo nell'hockey, meritato l'argento conquistato dal Team Tirinzoni nel curling femminile. Ha invece un sapore agrodolce il bronzo conquistato dal Team Schwaller tra gli uomini: la squadra elvetica, infatti, ha chiuso la fase di qualifica con un sontuoso 9 su 9, perdendo l'unica partita del torneo in semifinale con la Gran Bretagna. Anche la truppa dell'hockey ha di che rammaricarsi: avanti 2-0 nel quarto contro la Finalndia si è vista riprendere in extremis e superare (all’overtime) dai nordici.

ImagoÈ un bronzo agrodolce.

Il nuovo che avanza (e vince)... - Come spesso accade, le nuove discipline olimpiche sorridono ai colori rossocrociati. Ed è stato il caso anche per lo sci alpinismo. L'elvetica Marianne Fatton, già campionessa del mondo nello sprint, si è infatti messa al collo il primo oro olimpico della storia in questa disciplina. Non contenta, la neocastellana è andata a prendersi anche l'argento in compagnia di Jon Kistler nella prova mista.

ImagoMarianne Fatton, sorriso d'oro.

Sci acrobatico bene, snowboard male - Nello sci acrobatico, si è confermata nell'Olimpo invernale la friborghese Mathilde Gremaud che ha replicato il titolo nello slopestyle ottenuto a Pechino. Conferme sono giunte anche dallo skicross: Fanny Smith ha infatti migliorato il risultato di Pechino, mentre l'inossidabile 40enne Alex Fiva si è messo al collo la sua seconda medaglia olimpica. Gioie infine ce le ha regalate anche l'aerials: con Noé Roth a mostrare la via prima nell'individuale (argento) e poi nei salti (altro argento in compagnia di Pirmin Werner e Lina Kozomara). In questa abbuffata di medaglie elvetiche, la tavola dello snowboard è però rimasta vuota. Per la prima volta. Uno stimolo a fare ancora meglio nel 2030. Tra le Alpi francesi...

ImagoMathilde Gremaud ha confermato l'oro di Pechino.
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