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CICLISMO

Mondiale senza Pogacar? «Sarà uno dei più belli degli ultimi 10 anni»

Ferretti scommette sulla gara di Montréal: «Ci sono tantissimi corridori forti e arrivano tutti in forma. È difficile trovare il favorito numero uno»
Mondiale senza Pogacar? «Sarà uno dei più belli degli ultimi 10 anni»
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Chi succederà a Pogacar?
Mondiale senza Pogacar? «Sarà uno dei più belli degli ultimi 10 anni»
Ferretti scommette sulla gara di Montréal: «Ci sono tantissimi corridori forti e arrivano tutti in forma. È difficile trovare il favorito numero uno»
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MONTRÉAL - Con le prove a cronometro - vinte da Remco Evenepoel e dalla nostra Marlen Reusser tra i pro, e da Ryan Gal e Felicity Wilson-Haffenden tra gli Under23 - hanno preso il via i Mondiali di ciclismo di Montréal. Il momento clou arriverà domenica 27 settembre, con la gara in linea maschile. Una corsa che, complice l'assenza di Tadej Pogacar, si preannuncia più incerta che mai. Per analizzarla abbiamo sentito l'ex ciclista ticinese Antonio Ferretti, che non ha dubbi: «Senza Pogacar si preannuncia come uno dei Mondiali più belli degli ultimi 10 anni».

Il percorso
A rendere la gara ancora più imprevedibile sarà il tracciato del Mont Royal, selettivo e impegnativo, che rievoca anche una pagina storica del ciclismo mondiale. «Su questo tracciato Merckx trionfò nel 1974», ricorda Ferretti. «Era stata una corsa molto dura ed Eddy aveva vinto davanti ai francesi Raymond Poulidor e Mariano Martinez, che erano due scalatori. C'era anche Thévenet e altra gente da Tour de France che aveva fatto la corsa».

I favoriti
Un tracciato, dunque, che potrebbe esaltare i corridori più forti. Tra questi c'è sicuramente il giovanissimo Paul Seixas. «Seixas compirà 20 anni tre giorni prima della corsa ed è già andato fortissimo a cronometro, dimostrando di avere un bel motore», spiega Ferretti. «Il suo problema è che per vincere deve arrivare solo, perché se arriva con altri viene battuto. Però è sicuramente uno che farà una corsa bellissima».

Tra i nomi da tenere d'occhio c'è poi Isaac Del Toro, che potrà contare anche sull'aiuto dei corridori UAE presenti nelle altre nazionali. Attenzione anche alla coppia belga formata da Remco Evenepoel e Wout van Aert. «Sono la tenaglia belga: se non si fanno la guerra, possono giocarsela bene, visto che è un percorso che gli si addice ed entrambi stanno andando forte».

Poi c'è Mathieu van der Poel, che dopo il Tour ha praticamente abbandonato la strada per dedicarsi alla mountain bike. «Ma al recente Giro del Lussemburgo ha fatto dei numeri incredibili. Una fuga di 175 chilometri, se non sbaglio. Insomma, ha dimostrato di essere in super forma».

L'ultimo nome citato da Ferretti è Tom Pidcock. «Va forte, anche se ho sentito che è stato punto da un'ape in faccia, quindi magari ha avuto qualche problema. Comunque è un ventaglio di corridori molto forti, che arrivano tutti in forma. È difficile dire chi sia il più forte, il favorito numero uno».

Nazionali e giochi di squadra
In una gara così lunga, però, non conterà soltanto la gamba: anche le strategie delle varie nazionali potrebbero giocare un ruolo decisivo. «C'è la questione delle nazionali e dei giochi incrociati tra le squadre in cui si corre tutto l'anno. Ad esempio, Seixas ha tutta la squadra francese per lui. Hanno lasciato a casa altri e corrono solo per lui. I belgi hanno la doppia possibilità, Evenepoel e Van Aert. E poi c'è Del Toro».

Un'altra variabile da non sottovalutare è la distanza: 273 chilometri sono tanti, soprattutto considerando il calendario moderno. «Ormai ci sono pochissime corse così lunghe. C'è la Sanremo, che è quasi 300 chilometri, ma ha un percorso lineare, più facile. Le altre sono attorno ai 250, quindi anche questo farà la differenza».

E gli svizzeri?
In casa rossocrociata gli occhi saranno inevitabilmente puntati su Mauro Schmid e Marc Hirschi. «Schmid, se va come al Tour, potrebbe quasi essere un candidato alla vittoria, perché in una volata a due o tre - tolti Van Aert o Van der Poel - la può anche vincere. Il fatto è che dopo la Grande Boucle non l'ho più seguito molto e non so in che condizione di forma arrivi al Mondiale». Più cauto, invece, il giudizio su Hirschi: «Non è più quello di tre o quattro anni fa, quindi vedo poche chance per lui».

Senza Pogacar, tutto è più aperto
Una cosa, però, secondo Ferretti è certa: senza il fuoriclasse sloveno - duplice campione del mondo in carica - la corsa sarà molto più difficile da decifrare. «È brutto da dire, ma l'assenza di Pogacar rende tutto più incerto e imprevedibile. E, di conseguenza, spettacolare». Il motivo è semplice: «Pogacar può già andar via a 100 km dall'arrivo, come ha fatto a Zurigo o l'anno scorso in Rwanda. E poi, magari, quando ha 30 secondi, un minuto o un minuto e mezzo di vantaggio, non lo prendono più».

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