Gianetti incorona Pogacar: «Ha un'aura alla Federer»

Il campione sloveno conquista il quinto Tour de France e raggiunge Merckx, Anquetil, Hinault e Indurain. Cinque vittorie di tappa e oltre sei minuti su Evenepoel certificano un dominio senza precedenti.
Il campione sloveno conquista il quinto Tour de France e raggiunge Merckx, Anquetil, Hinault e Indurain. Cinque vittorie di tappa e oltre sei minuti su Evenepoel certificano un dominio senza precedenti.
PARIGI - Tadej Pogacar entra nella leggenda del ciclismo. Lo sloveno ha conquistato il suo quinto Tour de France, iscrivendo definitivamente il proprio nome in un club esclusivissimo. Con questo trionfo raggiunge mostri sacri come Eddy Merckx, Jacques Anquetil, Bernard Hinault e Miguel Indurain, tutti capaci di vincere la Grande Boucle cinque volte. I sette successi di Lance Armstrong, invece, restano cancellati dagli albi d'oro dopo la squalifica per doping.
Dopo il tradizionale Tour d’Honneur, Pogacar ha provato a chiudere la sua cavalcata con un ultimo acuto sugli Champs-Élysées, ma a prendersi la gloria di giornata è stato Mathieu van der Poel, protagonista di uno spettacolare finale. Un dettaglio quasi marginale in una corsa dominata dall'inizio alla fine dallo sloveno, padrone dei 3'245 chilometri tra Barcellona e Parigi: cinque vittorie di tappa, una superiorità disarmante e oltre sei minuti rifilati al secondo classificato, un ottimo Remco Evenepoel.
Lo stesso Pogacar fatica a spiegare un dominio così netto. «Non ho la sensazione di essere diventato molto più forte rispetto al 2024. Ma ho più esperienza e continuo a migliorare nelle piccole cose», ha raccontato il campione sloveno. Una crescita costante che, per gli avversari, ha reso praticamente impossibile tenere il suo ritmo: «Seguirlo è una missione impossibile», è stato il verdetto più ricorrente arrivato dal gruppo.
L’ultima tappa, intanto, è stata condizionata dall'emergenza incendi che ha colpito la zona di Bordeaux. Per motivi di sicurezza gli organizzatori hanno deciso di modificare il programma, cancellando la partenza da Thoiry e riducendo il percorso da 133 a 88,7 chilometri, con la frazione disputata interamente nella capitale francese.
Il dominio di Pogacar non lascia indifferenti nemmeno fuori dal mondo del ciclismo. Il team manager Mauro Gianetti lo ha paragonato a Roger Federer, definendolo «un’icona» capace di andare oltre il semplice risultato sportivo. Non sono però mancati fischi e contestazioni lungo il percorso, soprattutto da parte di chi vede nella sua supremazia un elemento divisivo. La risposta del fuoriclasse sloveno è stata però chiara: «Questo ci rende solo più forti». Una mentalità che Pogacar dice di aver costruito anche ispirandosi a un altro campione assoluto come Novak Djokovic.








