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SVIZZERA

«La mia salute non c'entra nulla»

Guy Parmelin ha annunciato le sue dimissioni. Cesserà le sue funzioni il prossimo 31 dicembre. «Avverto una certa stanchezza - ha dichiarato -, il fuoco sacro non è più così sacro come lo era all'inizio».
«La mia salute non c'entra nulla»
Foto Raphael Moser
«La mia salute non c'entra nulla»
Guy Parmelin ha annunciato le sue dimissioni. Cesserà le sue funzioni il prossimo 31 dicembre. «Avverto una certa stanchezza - ha dichiarato -, il fuoco sacro non è più così sacro come lo era all'inizio».

BERNA - Alle 11 il consigliere federale Guy Parmelin, attualmente a capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE), ha convocato con breve preavviso una conferenza stampa. Il motivo: annunciare le sue dimissioni dal Consiglio federale per la fine di quest'anno.

Le sue condizioni di salute, ha precisato venerdì davanti ai media, non hanno nulla a che vedere con la decisione. I suoi dolori alla schiena avevano ripetutamente alimentato sui media le speculazioni su possibili dimissioni.

«Ho avuto un enorme piacere nel dirigere il dipartimento di cui sono attualmente responsabile», ma «è arrivato il momento per me di lasciare spazio a nuove forze in questi tempi di grande incertezza», ha commentato.

Il presidente della Confederazione ha iniziato la conferenza stampa dicendo di aver informato i colleghi questa mattina, durante la seduta settimanale dell'esecutivo, della decisione di ritirarsi il prossimo 31 dicembre.

Parmelin ha detto di avvertire «una certa stanchezza: il fuoco sacro non è più così sacro come lo era all'inizio». Ma, ha proseguito, «sono ancora motivato: ci sono ancora sfide da affrontare e lavorerò fino al 31 dicembre alle 23:59», ha detto, ricordando che ci sarà anche una votazione popolare e che intende impegnarsi «affinché la voce del Consiglio federale venga ascoltata dalla popolazione».

Parlando delle dimissioni, Parmelin ha detto: «Durante la pausa estiva ho riflettuto a lungo su ciò che sarebbe stato meglio per il Paese e, progressivamente, mi è apparso evidente che il mio ritiro alla fine di quest'anno si imponesse naturalmente come la decisione più appropriata».

Il presidente uscente non vede alcun problema nel fatto che all'inizio del 2027 due figure chiave della politica economica svizzera, lui e la segretaria di Stato Helene Budliger Artieda, lascino il loro incarico. «Nessuno è insostituibile, la vita va avanti», ha detto Parmelin. Chiunque ricopra funzioni direttive ha dei sostituti - «anche la signora Budliger ed io».

I dossier
Parmelin ha poi evocato i dossier che gli stavano particolarmente a cuore e che ha portato avanti nel corso del 2026: la conclusione dell'accordo di libero scambio con il Vietnam, quello con il Regno Unito, la modernizzazione dell'accordo esistente con la Cina, l'approvazione da parte del Parlamento dell'accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, nonché la stabilizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Sul piano interno ha menzionato il messaggio relativo alla nuova politica agricola PA-2030+.

«La persona che mi succederà alla guida del dipartimento disporrà quindi di una base solida sulla quale decidere; potrà comunque, se lo riterrà utile, lasciare il proprio segno», ha detto, evitando di sbilanciarsi sulla persona che prenderà il suo posto. «È compito del Parlamento decidere», ha risposto a chi gli chiedeva se il suo fosse un seggio romando. Parmelin ha poi detto di non voler fare un bilancio dei suoi 11 anni trascorsi al Governo, ma ha comunque affermato di aver avuto «enorme piacere nel dirigere il dipartimento di cui sono attualmente responsabile».

Il ministro dell'economia ha poi voluto rendere omaggio a tutte le persone che lo hanno accompagnato durante questo periodo, «che, come sapete, non è stato certo un lungo fiume tranquillo». «È grazie a loro che il nostro Paese ha potuto attraversare con il minor numero di danni possibile le molteplici crisi che abbiamo affrontato dal 2020», ha detto, facendo riferimento alla pandemia, alla guerra in Ucraina e alla relativa crisi energetica, nonché all'arrivo di «dazi proibitivi».

Con la guerra in Medio Oriente, «ci troviamo nuovamente in piena zona di turbolenza, con in più le nuove sfide poste dall'intelligenza artificiale e dalle sue conseguenze sulla nostra società, ma anche sulle nostre imprese», ha proseguito il consigliere federale. Parmelin si è però detto fiducioso che «la Svizzera sia ben posizionata per affrontare queste sfide».

Prima di rispondere alle numerose domande dei giornalisti presenti nella sala conferenze, Parmelin ha voluto ringraziare i suoi colleghi di governo, la Cancelleria federale, i suoi collaboratori e i suoi familiari. Il presidente della Confederazione ha poi concluso ricordando le vittime dei drammi di Crans-Montana (VS) e Kerzers (FR).

Per il 66enne, attuale Presidente della Confederazione, il 2026 è stato un anno particolarmente impegnativo: iniziato con la tragedia di Crans-Montana e proseguito con la «batosta» dei dazi americani, che hanno portato a un acceso faccia a faccia con la Casa Bianca.

Vodese, agricoltore e viticoltore, era subentrato a Eveline Widmer-Schlumpf, finendo per essere preferito agli altri due candidati di destra: Thomas Aeschi e il ticinese Norman Gobbi.

Dal 2019 ha guidato l'impegnativo e fondamentale Dipartimento federale dell'economia, distinguendosi spesso quando ha ricoperto la carica di presidente della Confederazione.

A sostituirlo alla presidenza sarà il suo attuale vice, Ignazio Cassis.

Pensione annua da oltre 230mila franchi
Parmelin potrà contare su una pensione annua lorda di 239'083 franchi. La rendita di un ex consigliere federale o di un'ex consigliera federale ammonta alla metà dello stipendio percepito in carica, attualmente pari a circa 478'166 franchi lordi.

I membri del governo federale, i giudici federali e le cancelliere e i cancellieri federali ricevono, invece di una pensione, un'indennità di quiescenza. Questo perché gli eletti non hanno una previdenza e, dopo le dimissioni o una mancata rielezione, non hanno né reddito né pensione.

Dopo le dimissioni, Parmelin non avrà più diritto a un'auto di servizio né a uffici pagati dallo Stato.

L'indennità di quiescenza, adeguata al rincaro e pari a circa 239'083 franchi, viene tuttavia corrisposta agli ex consiglieri federali e alle ex consigliere federali solo se, dopo le dimissioni, non esercitano un'altra attività lucrativa.

Longevità nella media (e i precedenti dimissionari)
La permanenza di Parmelin in Governo è piuttosto nella media rispetto a quella degli altri consiglieri federali.

L'ultima a dimettersi prima del Vodese, Viola Amherd, aveva svolto un mandato piuttosto breve: era rimasta in Consiglio federale soltanto per sei anni e tre mesi.

Il friburghese Alain Berset e la bernese Simonetta Sommaruga erano invece rimasti dodici anni nell'esecutivo. Ueli Maurer ha lasciato il Governo dopo quattordici anni in carica, mentre Doris Leuthard e Johann Schneider-Ammann vi sono rimasti rispettivamente per poco più di dodici e otto anni.

Il record è tuttora detenuto da Carl Schenk, ritiratosi nel 1895 dopo 32 anni in carica. Adolf Deucher (1912) ha fatto parte del Consiglio federale per 29 anni, mentre il ticinese Giuseppe Motta (1940) vi è rimasto un anno in meno. Philipp Etter (1959) è stato consigliere federale per 25 anni, cosa che gli è valsa il soprannome di «eterno».

All'estremo opposto, il mandato più breve è stato quello di Louis Perrier, morto nel 1913 appena 14 mesi dopo la sua elezione. Estromesso nel 2007, Christoph Blocher non ha superato i quattro anni, appena un po' meno di Ruth Metzler, che aveva sostituito nel 2003. Anche Elisabeth Kopp (uscita nel 1989) e Alphons Egli (1986) sono stati ministri per poco più di quattro anni, mentre Rudolf Friedrich (1984) non è arrivato a due.

Nella media d'età
Eletto nel dicembre 2015, Parmelin aveva allora 56 anni, un'età nella media rispetto a quella dei suoi colleghi attualmente in Consiglio federale al momento della loro elezione. Anche Ignazio Cassis aveva 56 anni. Karin Keller-Sutter e Albert Rösti ne avevano 55, Elisabeth Baume-Schneider e Beat Jans 59, mentre Martin Pfister ne aveva 61.

Ritiratosi dal Governo da quasi tre anni, Alain Berset era uno dei più giovani consiglieri federali della storia. Entrato in carica pochi mesi prima del suo quarantesimo compleanno, aveva abbassato l'età media del collegio.

Dal 1945, solo Ruth Metzler ha fatto meglio: aveva 34 anni al momento della sua elezione nel 1999. La medaglia va però a Numa Droz, eletto nel 1875 all'età di 31 anni.

A differenza della maggior parte dei consiglieri e delle consigliere federali degli ultimi anni, Parmelin lascia il suo seggio dopo aver superato l'età pensionabile. Ueli Maurer era andato in pensione a 72 anni. Tra le altre eccezioni, Hans-Rudolf Merz aveva quasi 68 anni quando se n'è andato e Christoph Blocher 67 quando è stato estromesso dal governo.

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