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ELIO DEL BIAGGIO

Inflazione all'1%, ma il portafoglio non ci crede

Affitti, cassa malati, imposte, carburanti e spesa: il rincaro ufficiale non racconta tutta la pressione sulle economie domestiche.
Inflazione all'1%, ma il portafoglio non ci crede
Elio Del Biaggio
Fonte Elio Del Biaggio
Inflazione all'1%, ma il portafoglio non ci crede
Affitti, cassa malati, imposte, carburanti e spesa: il rincaro ufficiale non racconta tutta la pressione sulle economie domestiche.

L'inflazione in Svizzera è stata dello 0,2% nel 2025, mentre a settembre 2026 ha raggiunto l'1% su base annua: numeri che, nel confronto internazionale, possono apparire contenuti. Eppure, proviamo a chiederlo a chi ogni mese paga l'affitto, rinnova la cassa malati, fa il pieno, acquista generi alimentari e salda le fatture: quanti riconoscono la propria realtà in queste percentuali?

Il problema non è necessariamente la statistica, ma ciò che siamo portati a concludere leggendola. L'inflazione ufficiale misura l'aumento medio dei prezzi, non quanto sia diventato più costoso vivere per ogni singola famiglia: la differenza può essere considerevole.

I prezzi, infatti, non devono necessariamente aumentare molto nell'ultimo anno per continuare a pesare. A dicembre 2025, l'indice nazionale dei prezzi al consumo era salito a 106,9 punti, partendo da una base di 100 a dicembre 2020: un aumento complessivo del 6,9%. L'inflazione rallenta, dunque, ma non cancella i rincari accumulati negli anni precedenti. Quando i prezzi smettono di correre, non tornano automaticamente al punto di partenza, anzi...

Cassa malati: il peso che l'inflazione ufficiale non racconta
In Ticino, la questione diventa particolarmente evidente con i premi dell'assicurazione malattia.

Nel 2026, gli aumenti medi annunciati per i premi dell'assicurazione obbligatoria erano del 4,4% a livello nazionale e del 7,1% in Ticino, il rincaro cantonale più elevato del Paese. I dati successivi dell'Ufficio federale della sanità pubblica hanno ridimensionato leggermente la crescita media effettiva nazionale, portandola al 4,3%.

Per molte famiglie, significa destinare altri franchi a una spesa difficilmente comprimibile.

Eppure, i premi dell'assicurazione malattia obbligatoria non entrano direttamente nell'indice nazionale dei prezzi al consumo come premi assicurativi. La statistica segue criteri precisi e misura separatamente l'evoluzione dei prezzi delle prestazioni sanitarie.

È una distinzione metodologica legittima, ma per il bilancio familiare il premio resta una fattura da pagare, indipendentemente dalla classificazione statistica. Per questo l'UST pubblica anche indicatori specifici sull'evoluzione dei premi: conoscere l'inflazione generale non basta per comprendere l'impatto di questa spesa sul reddito disponibile.

Abitazione, carburanti e trasporti: il conto cresce
Anche l'abitazione pesa profondamente sul bilancio domestico: affitti, spese accessorie, elettricità e riscaldamento assorbono una parte importante del reddito. A ciò si aggiungono i trasporti, la manutenzione dell'automobile, le assicurazioni e i carburanti.

I dati di agosto 2026 sono eloquenti: secondo Comparis, l'indice dedicato ai costi di abitazione e mobilità è aumentato del 2,4% in Svizzera su base annua, mentre il rincaro generale si attestava allo 0,8%. In Ticino, lo stesso indicatore segnava un aumento del 3%.

Nello stesso periodo, la benzina è rincarata del 15,8% e il diesel del 23,3%. Anche le assicurazioni dei veicoli e le riparazioni hanno registrato aumenti. Per una famiglia svizzera media, Comparis ha stimato costi supplementari annuali di circa 1’066 franchi per abitazione e mobilità, equivalenti a quasi 89 franchi al mese. Si tratta di una stima basata su uno specifico paniere, non di una cifra valida per ogni economia domestica.

Il punto, però, è evidente: una media nazionale può nascondere rincari ben più marcati nelle voci che incidono maggiormente sul bilancio di una famiglia. Chi utilizza quotidianamente l'automobile o vive in un'abitazione con costi di riscaldamento elevati può sperimentare una pressione finanziaria molto diversa da quella suggerita dall'indice generale.

Spesa quotidiana e servizi: non tutti pagano allo stesso modo
Al supermercato il discorso non cambia: il costo del carrello dipende dai prodotti acquistati, dalle marche scelte, dalle offerte disponibili e dalle abitudini familiari.

Nel 2025, per esempio, il rincaro medio è stato contenuto anche perché alcuni prezzi sono scesi: fra questi, quelli dell'elettricità, della benzina, dei medicamenti e delle automobili d'occasione. Altri, invece, sono aumentati, come gli affitti, il cioccolato e i pasti consumati nei ristoranti e nei caffè. La media non è altro che il risultato di queste dinamiche differenti.

Lo stesso vale per i servizi, le riparazioni, le attività ricreative e le prestazioni professionali.

Un ribasso in una categoria può compensare statisticamente un rincaro in un'altra, senza che la famiglia interessata risparmi necessariamente un solo franco.

Non esiste, dunque, un'unica inflazione personale valida per tutti, ma esiste il rincaro medio nazionale e, accanto a esso, il costo della vita concreto di ciascuna economia domestica.

Imposte e tasse: conta anche ciò che rimane
C'è poi una componente che merita un discorso distinto: la fiscalità.

Imposte sul reddito e sul patrimonio, tributi comunali, tasse amministrative e tariffe pubbliche non possono essere sommati automaticamente all'indice dei prezzi per ricavarne una presunta inflazione reale, sono grandezze diverse.

Tuttavia, incidono direttamente sulla disponibilità economica dei cittadini. Se le imposte aumentano, se crescono determinate tariffe e se contemporaneamente rincarano affitto, assicurazione malattia e trasporti, ciò che rimane per vivere si riduce.

Un salario può crescere nominalmente e non migliorare nella stessa misura il potere d'acquisto. Una pensione può essere adeguata all'indice ufficiale senza compensare gli aumenti delle uscite più importanti per chi la percepisce.

È qui che il dibattito dovrebbe spostarsi: non soltanto quanto aumentano i prezzi, ma quanto denaro rimane effettivamente nelle tasche delle famiglie dopo aver sostenuto le spese necessarie e assolto gli obblighi fiscali.

Quanto è, allora, l'inflazione reale?
Sarebbe facile rispondere con una percentuale più alta di quella ufficiale. Ma sarebbe scorretto farlo senza definire un paniere preciso, un periodo di riferimento e il peso effettivo di ciascuna spesa.

I dati più recenti mostrano che, a settembre 2026, l'inflazione generale svizzera era dell'1% su base annua. Ad agosto, invece, l'indice Comparis relativo ad abitazione e mobilità segnava +2,4% in Svizzera e +3% in Ticino. A questi dati si affiancano gli aumenti dei premi malattia, che seguono una dinamica distinta.

Questi numeri non possono essere sommati: misurano fenomeni differenti e possono riferirsi a periodi diversi. Dimostrano però che una famiglia esposta a forti aumenti nelle proprie principali voci di spesa può subire una pressione finanziaria assai maggiore di quella suggerita dall'indice generale.

Per conoscere il rincaro effettivo occorrerebbe confrontare, famiglia per famiglia, le uscite di oggi con quelle di un anno prima, distinguendo l'evoluzione dei prezzi dalle variazioni dei consumi, dalle imposte e dagli eventuali cambiamenti delle prestazioni acquistate.

La domanda non è quindi se l'inflazione ufficiale sia vera o falsa, ma è se, da sola, sia sufficiente a descrivere il benessere economico della popolazione.

La politica guardi anche al portafoglio
Il problema non è contestare le statistiche, ma evitare che vengano utilizzate come unica misura del benessere economico della popolazione.

Servono analisi più trasparenti sul potere d'acquisto, confronti fra redditi disponibili e spese obbligatorie, valutazioni dell'impatto degli aumenti sulle diverse fasce di reddito e interventi mirati a favore di chi è realmente in difficoltà.

Per il Ticino, dove nel 2026 i premi medi di cassa malati sono aumentati più che nel resto della Svizzera e i costi di abitazione e mobilità hanno registrato una crescita superiore alla media nazionale, questa attenzione è ancora più necessaria.

La politica e le autorità devono continuare a misurare correttamente l'inflazione, ma dovrebbero anche aiutare i cittadini a comprendere l'evoluzione del loro potere d'acquisto.

Occorre distinguere fra prezzi, premi assicurativi, imposte e altri costi obbligatori, senza sommare percentuali incompatibili né liquidare le difficoltà delle famiglie sulla base di un unico indicatore.

Perché, alla fine, la domanda rimane una sola: possiamo davvero parlare di costo della vita sotto controllo quando una parte consistente del reddito viene assorbita dalle spese che non possiamo evitare?

La statistica misura la media, mentre il cittadino guarda il saldo del conto corrente. E spesso, per capire come si vive davvero, è proprio da lì che bisognerebbe cominciare.

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