La politica del futuro non si misura con gli anni di storia

Graziano Besana, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro.
L’esperienza e il radicamento dei partiti storici rappresentano indubbiamente un patrimonio della nostra democrazia. Ma sarebbe riduttivo considerare i nuovi movimenti politici semplicemente come espressioni di protesta, incapaci di assumersi responsabilità di governo.
Le nuove realtà politiche nascono anche dalla necessità di interpretare una società profondamente cambiata, con esigenze, sensibilità e aspettative che non sempre trovano risposte adeguate nelle organizzazioni tradizionali.
Portano idee, competenze, approcci innovativi e una maggiore attenzione ai problemi concreti dei cittadini. Rappresentano una ventata di novità in un panorama politico ancorato a schemi del passato.
La lunga esperienza istituzionale, infatti, non costituisce automaticamente una garanzia di buona politica. Quando il radicamento si trasforma in una scricchiolante conservazione degli equilibri, quando il confronto sulle idee lascia spazio alle logiche di appartenenza e alla spartizione delle poltrone, il rischio è quello di allontanarsi progressivamente dalla realtà quotidiana della popolazione.
Non si tratta di contrapporre il nuovo al vecchio, né di negare il contributo storico dei partiti tradizionali. Si tratta piuttosto di riconoscere che la democrazia ha bisogno anche di nuove energie, capaci di stimolare il dibattito e favorire il cambiamento.
Anche i nuovi movimenti devono avere la possibilità di saper governare, di dimostrare serietà, competenza e capacità di tradurre le proposte in risultati concreti.
La credibilità politica non si eredita attraverso la storia e nemmeno si conquista semplicemente proclamando il cambiamento. Si costruisce in maniera ordinata, con coerenza, trasparenza e responsabilità.
Perché, in definitiva, la domanda non dovrebbe essere da quanti anni un partito esiste, ma se sia ancora realmente capace di rispondere alle sfide del presente e del futuro.



