Riformare i criteri di nomina dei CdA è una necessità aziendale e politica

Carlo Zoppi, Consigliere comunale “La Sinistra” a Lugano
LUGANO - Le recenti polemiche sui consigli d’amministrazione delle società partecipate luganesi hanno riportato alla ribalta la tematica dell’influenza della politica sulle aziende pubbliche. Un tema dalle conseguenze potenzialmente enormi per la talvolta arcaica gestione del potere a sud delle Alpi.
La sensibilità della popolazione sulla trasparenza e i privilegi della classe politica è giustamente aumentata ed è chiaro che la situazione attuale non può essere più mantenuta. I cittadini, grazie alla digitalizzazione, diventano sempre più trasparenti nei confronti delle autorità mentre quest’ultime sono tentate ad esserlo di meno verso la propria popolazione.
La società evolve, la città è cambiata molto negli ultimi anni, l'amministrazione comunale e i servizi hanno fatto dei notevoli passi in avanti. Ora è tempo che anche la politica segua e abbandoni le pratiche attuali di suddivisione dei consigli d’amministrazione delle aziende partecipate.
Per superare questa impasse servono delle regole e delle procedure chiare, che fissino i limiti, le capacità e le competenze per una gestione più moderna e trasparente delle società partecipate di proprietà della Città. La presenza di Consiglieri comunali nei CdA non può più essere tollerata evitando così la sovrapposizione fra il ruolo di controllo e il ruolo di amministratore, puntando invece sulle competenze reali delle persone selezionate nel settore specifico. Gli emolumenti ricevuti, oltre a dover essere di dominio pubblico, devono essere proporzionati al lavoro effettivamente svolto e alle responsabilità assunte.
Per questo motivo è stata costituita la Commissione speciale governance del Consiglio comunale che ha recentemente firmato due rapporti con annesso un regolamento che ha come obiettivo proprio quello di definire meglio competenze e procedure. Si tratta di un regolamento sicuramente perfettibile che ha generato molto lavoro per raggiungere un’ampia adesione, ma è anche un passo in avanti importante.
Molto lavoro dovrà essere ancora fatto e sicuramente sarà indispensabile anche un cambio di cultura e mentalità nella gestione pubblica da parte della politica spinta da una cittadinanza vigile, perché da solo un regolamento non può fare miracoli.
Il Municipio ora raccoglierà le sue osservazioni e avrà anche l'importante incarico di allestire l'Ordinanza di applicazione che dovrà essere chiara e incisiva. La discussione in Consiglio comunale sarà sicuramente accesa. La responsabilità della politica è intervenire e cambiare le cose che non funzionano più. Il momento di farlo con le parole è finito e si deve passare ai fatti.



