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IL GUASTAFESTE

I Comuni dovrebbero coordinare l’acquisto collettivo della nafta

Giorgio Ghiringhelli, Il Guastafeste
I Comuni dovrebbero coordinare l’acquisto collettivo della nafta
Depositphotos (egubisch)
Immagine di archivio.
I Comuni dovrebbero coordinare l’acquisto collettivo della nafta
Giorgio Ghiringhelli, Il Guastafeste

Gli elevati prezzi della nafta da riscaldamento stanno destando molta preoccupazione fra la popolazione, già confrontata con l’aumento del prezzo della benzina. A fare le spese di questa situazione sono soprattutto i piccoli proprietari di case (e di riflesso i loro eventuali inquilini) con un serbatoio dell’olio che solitamente è inferiore ai 4000 litri: difatti è noto che più il quantitativo di olio da fornire è ridotto e più il prezzo sale, con differenze che fra un serbatoio di 2000 litri e uno di 14’000 litri possono anche raggiungere i 7-8 centesimi al litro.

Riprendendo una proposta che già avevo fatto al Municipio di Losone nel febbraio del 2008, quando sedevo ancora in Consiglio comunale, ricordo che i Comuni quando acquistano olio da riscaldamento per le loro necessità hanno la possibilità di coordinare l’acquisto di nafta da riscaldamento anche per i proprietari di piccoli e medi immobili, allo scopo di ottenere un miglior prezzo con una fornitura collettiva (deliberando al miglior offerente la fornitura di olio anche ai privati interessati, con consegna dell’olio direttamente al loro domicilio e fatturazione ai diretti interessati). Il risparmio per i privati può ammontare ad alcune centinaia di franchi.

In quell’occasione il Municipio di Losone rispose negativamente alla mia interpellanza, affermando di «non ritenere per il momento di doversi chinare su questa problematica», e osservando che non spettava necessariamente all’ente pubblico farsi promotore di una simile iniziativa. Ma altri Comuni aderirono alla proposta nell’intento di aiutare i propri cittadini. A quell’epoca un litro di olio da riscaldamento per quantitativi fra i 1500 e i 2000 litri si aggirava attorno ai 111 franchi per 100 litri, mentre attualmente il prezzo per il medesimo quantitativo ammonta a circa 160 franchi per 100 litri, e con l’aria che tira potrebbe salire ulteriormente nei prossimi mesi. Di fronte a un simile esorbitante aumento è auspicabile che i Comuni – molti dei quali versano sussidi a chi opta per le energie rinnovabili – facciano qualcosa anche per aiutare quei numerosi cittadini e contribuenti che ancora utilizzano un riscaldamento a olio. Non si chiede di versare sussidi anche a costoro, ma semplicemente di coordinare l’acquisto di nafta, e ciò, come spiego più avanti, anche nell’interesse dei Comuni.

Qualche Municipio potrebbe chiedersi se quanto proposta sia fattibile, e qui rispondo riportando un parere emesso una ventina di anni fa dalla Sezione degli enti locali (cfr. fascicolo IX pag. 26 di “Conoscere per deliberare”), secondo cui un ruolo attivo del genere da parte di un Comune potrebbe apparire opinabile dal profilo dell’opportunità, ma «non sarebbe censurabile dal profilo della legalità, rispettivamente di una sufficiente tutela degli interessi pubblici in gioco. Simile modo di procedere – secondo la SEL – non è innanzi tutto escluso dalla legge. Va poi escluso che esso sia atto a comportare pregiudizi per gli interessi collettivi; anzi, occorre ammettere che dall’aumento dei quantitativi deriva di regola una diminuzione dei prezzi e pertanto anche vantaggi economici per il Comune.

Va inoltre rilevato che dal medesimo non deriva in pratica alcun aggravio burocratico, nella misura in cui la Cancelleria non deve occuparsi né dello smistamento dell’olio, né della fatturazione ai privati, provvedendovi direttamente il deliberatario. Sarebbe comunque auspicabile che la cittadinanza venga pubblicamente informata tramite un avviso all’albo comunale della facoltà di acquistare l’olio combustibile a prestabilite condizioni. Inoltre, previa pubblicazione del pubblico concorso (considerato che molto probabilmente la procedura ad invito e l’incarico diretto non sono applicabili giusta la Legge sulle commesse pubbliche), tutti i negozianti potenziali interessati avrebbero la possibilità di presentare le loro offerte e quindi pure di assumere il servizio. Per il concorrente prescelto – concludeva la SEL nel suo parere - gli eventuali svantaggi derivanti da eventuali offerte solitamente più vantaggiose a favore degli Enti pubblici appaiono del resto ampiamenti compensati dalla fornitura di grossi quantitativi di merce, evidentemente salvo il suo diritto di rinunciare al momento della delibera qualora le condizioni di prestazione non corrispondessero alle sue aspettative in buona fede sorgenti dal bando».

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