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MATTEO GALGIANI

La sanità ha bisogno di incentivi

Matteo Galgiani, vice-presidente PLR Terre di Pedemonte.
La sanità ha bisogno di incentivi
Matteo Galgiani
La sanità ha bisogno di incentivi
Matteo Galgiani, vice-presidente PLR Terre di Pedemonte.

Da diversi anni, la sanità svizzera e in particolare quella ticinese sta seguendo una traiettoria sempre più preoccupante. In Ticino, questa situazione si avverte con maggiore intensità, complice anche l’impatto significativo della crisi dovuta al Covid, che ha generato costi straordinari e duraturi. Nel sistema attuale, nessuno degli attori coinvolti ha un reale interesse a risolvere il problema; anzi, ogni tentativo di introdurre incentivi virtuosi per una parte provoca immediatamente una reazione di scaricabarile sugli altri, paralizzando di fatto qualsiasi prospettiva di riforma.

I pazienti, nel sistema attuale, sono spesso indotti a ricorrere alle cure, complice il pagamento di premi assicurativi elevati e un modello che, una volta superata la franchigia e la partecipazione ai costi, permette l’accesso praticamente illimitato e gratuito alle prestazioni sanitarie. Il vastissimo catalogo di prestazioni disponibili offre a chiunque la possibilità di trovare un servizio che possa apportare un beneficio, reale o percepito. Tuttavia, il cittadino rimane generalmente l’anello debole della catena: pur essendo colui che vota e decide, non dispone della forza contrattuale né delle risorse economiche delle grandi lobby, come quelle delle case farmaceutiche o delle casse malati, risultando così meno protetto e rappresentato rispetto agli altri attori del sistema.

Le casse malati sono spesso percepite come poco responsabili, anche perché possono trattenere al massimo il 5% della spesa sanitaria per coprire i costi amministrativi. Questo limite, però, non elimina il problema degli incentivi: se la spesa complessiva cresce, cresce anche in valore assoluto la quota trattenuta per l’amministrazione. In altre parole, se i costi sanitari passano da 10 a 20 miliardi di franchi, il 5% destinato ai costi amministrativi raddoppia, passando da 500 milioni a 1 miliardo. Per una singola cassa malati, contrastare prestazioni inutili può risultare poco conveniente: il risparmio ottenuto rischia di essere inferiore ai costi sostenuti per bloccarle. Nel sistema nel suo insieme, invece, l’aumento della spesa sanitaria finisce per avvantaggiare tutte le casse malati.

I diversi fornitori di prestazioni sanitarie — medici, farmacisti, ospedali, fisioterapisti e altri — sono professionisti che, comprensibilmente, devono garantirsi un reddito stabile per vivere. A questo proposito, il sistema attuale non offre alcun incentivo concreto a rifiutare l’erogazione di cure inutili o superflue; anzi, in molti casi, la tendenza è quella di assecondare la domanda, anche quando non strettamente necessaria, per non perdere i pazienti a favore di qualche collega più indulgente. Le istituzioni ospedaliere, dal canto loro, sono spesso guidate da obiettivi finanziari che le portano a privilegiare la quantità delle prestazioni erogate piuttosto che la loro effettiva utilità, contribuendo così alla crescita incontrollata dei costi e all’espansione di una “bolla” sanitaria difficile da disinnescare, secondo uno studio della confederazione infatti, fino ad un quinto della spesa sanitaria sarebbe legato a prestazioni inutili, ovvero non necessari dal punto di vista medico, prestazioni che in ogni caso spesso comportano rischi, controindicazioni o effetti collaterali.

Le case farmaceutiche operano secondo una logica prettamente capitalistica, puntando alla massimizzazione del profitto. L’obiettivo primario non è necessariamente garantire una popolazione più sana, bensì offrire farmaci sempre più innovativi e redditizi, spesso a prezzi elevati, mantenendo sotto controllo i costi di produzione. Non è un caso, infatti, che la dipendenza a lungo termine da determinati medicinali rappresenti per queste aziende un vantaggio economico, più che una soluzione definitiva ai problemi di salute. Un esempio emblematico è quello dei farmaci a base di GLP-1 utilizzati per combattere l’obesità: secondo studi recenti, nella stragrande maggioranza dei casi, dopo aver interrotto l’assunzione di questi prodotti, entro un anno si recupera gran parte del peso perso, evidenziando come il loro utilizzo sia pensato per un consumo continuativo e prolungato nel tempo.

In sostanza, ogni attore del sistema deve essere guidato da nuovi incentivi, orientati a tutelare la sanità pubblica: mantenere la popolazione il più possibile sana, evitando al contempo di scaricare sui cittadini premi di cassa malati eccessivi. Premi troppo elevati rischiano infatti di diventare una fonte di stress psicologico per le famiglie, aumentando la domanda di cure psichiche e alimentando così la spirale negativa in cui ci troviamo.

In questo quadro complesso, la politica federale e cantonale è chiamata a svolgere un ruolo di mediatore, cercando un equilibrio tra gli interessi delle lobby, delle associazioni di categoria e le esigenze dell’elettorato. Solo attraverso un dialogo aperto e un impegno concreto verso soluzioni condivise sarà possibile restituire alla sanità pubblica una direzione chiara e sostenibile, capace di superare le attuali contraddizioni e di garantire il benessere collettivo. È giunto il momento di rimettere la nave della sanità sulla giusta rotta, con coraggio e lungimiranza, solamente con la collaborazione di tutti gli attori si può trovare una soluzione condivisa e bilanciata, l’alternativa sarebbe una rivoluzione calata dall’alto che rischierebbe di rendere tutti insoddisfatti.

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