No alla mercificazione dei castelli, no al credito per il “progetto Fortezza”

Niki Paltenghi, membro del Partito Comunista
A giudicare dalle accuse di essere “contro lo sviluppo culturale di Bellinzona”, sembra che l’unica valorizzazione possibile per i castelli sia relativa a questo progetto. Non è così. Anzi, l’opposizione a questo “balzo in avanti” nasce proprio dalla necessità di considerare anche le diverse e legittime sensibilità di chi vive di persona questo patrimonio, non solo dei portatori d’interesse (i tanto citati “stakeholders”).
Dispiace dunque che dallo studio diretto da Patrick Cotting (titolare di una società di consulenza) non sia emersa in modo chiaro la volontà di includere maggiormente questa fascia di popolazione che riceverebbe e pagherebbe una proposta già confezionata. Non si stupiscano dunque i favorevoli se queste persone hanno fatto del referendum l’unico strumento per esprimersi sul futuro dei castelli.
In primis, proporre una gestione da parte di una fondazione di diritto privato lascia dei dubbi importanti. Malgrado i promotori sostengano che nel Consiglio di fondazione siederebbero rappresentanti dell’ente pubblico, il consesso avrebbe comunque la facoltà di cooptare ulteriori membri che non dovrebbero rispondere alla popolazione e alle sue istituzioni, sottraendo questo “patrimonio dell’umanità” alla partecipazione pubblica.
Questo significa un passo poco trasparente verso una prima forma di parziale privatizzazione. Alla fondazione infatti spetterà decidere tutto: i prezzi, le eventuali deroghe (che le scolaresche bellinzonesi possano accedervi gratis non c’è infatti certezza) fino alla politica turistica: una cambiale in bianco privata del controllo popolare e democratico!
Dalla proposta risulta opaco, inoltre, anche il prezzo dei biglietti a pagamento che si vorrebbero introdurre già a partire dalla corte interna, oggi gratuita. Quale “vicinanza con la popolazione” si intende stimolare, specialmente nei confronti delle persone non residenti come, per esempio, chi abita ad Arbedo e vede i castelli da casa propria ma, per accedervi, dovrebbe comprare un ticket (a partire dal cuore del sedime)?
Non si può strumentalizzare la qualifica di “patrimonio dell’UNESCO”, intesa dai favorevoli più come “label” di mercato turistico che come eredità culturale pubblica. Fra i portatori d’interesse non ci sono solamente commercianti o rappresentanti del turismo ma anche persone che, stanche di vedere aumentare continuamente il costo dei beni e dei servizi, vedrebbero cadere anche i castelli nella stessa logica performativa, anzitutto volta al consumo.
Uno slancio di carattere feudale, che promuove la mercificazione di un bene pubblico ma la presenta come “sostegno alla cultura”.
Mi chiedo infatti: perché a Lugano il PS interroga il Municipio citando la Carta della Gerra (nell’ambito del concorso per il Lido San Domenico) mentre a Bellinzona, dove esprime il Sindaco, promuove un’idea di sviluppo praticamente opposta, che limita lo spazio pubblico oggi gratuito, che predilige il consumo alla produzione culturale, e che favorisce una forma di “governance” che indebolisce la rappresentatività della popolazione anziché rafforzarla?
Credo, indipendentemente da ciò, che la prospettiva culturale di Bellinzona debba essere capace di superare lo slancio commerciale sul patrimonio pubblico, se non contrastarlo. Questo concetto risiede anche nella concezione dello stesso restauro di Castel Grande, che non a caso attribuisce centralità al parco urbano, un contenuto che non celebra il patrimonio ma lo reinterpreta per conferirgli nuova e sensata vita nella società contemporanea.
Per citare un altro esempio di diversa valorizzazione del patrimonio storico, la Scuola Elementare di Monte Carasso – inserita nel convento quattrocentesco proprio in occasione del suo restauro – non ospita nessun museo celebrativo sulle monache agostiniane, non vi è nessun biglietto per poter accedere a un sedime in principio pubblico, eppure conferisce rinnovata e quotidiana vita al complesso, così come un sostegno sistematico e radicale – tramite la scuola pubblica – allo sviluppo culturale della regione.
Se da un lato questa non è la sede per speculare su cosa sarebbe stato opportuno concepire, dall’altro ritengo che in questo messaggio municipale non vi siano sufficienti garanzie (per la popolazione) per sostenere questo credito di circa 19 milioni.
Invito dunque a votare No a questa proposta limitata nella concezione e lacunosa nella sostanza.



