Cerca e trova immobili
FABIO MONTI

La politica non è un bancomat

Fabio Monti, Presidente PLR distretto di Lugano
La politica non è un bancomat
Tipress
La politica non è un bancomat
Fabio Monti, Presidente PLR distretto di Lugano

LUGANO - Ottantacinque franchi in più al mese per ogni figlio. Da 215 a 300. Il PS lancia la proposta e il messaggio arriva immediatamente: più soldi alle famiglie.

Chi potrebbe essere contrario ad aiutare una famiglia?

La domanda, però, è sbagliata. Quella giusta è: come vogliamo aiutarla?

Perché tra promettere un assegno e costruire una politica familiare seria passa tutta la differenza tra uno slogan elettorale e una visione della società.

Il denaro che la politica distribuisce non nasce nelle casse dello Stato. Prima è stato prodotto da qualcuno: da una lavoratrice, da un artigiano, da un'impresa, da un professionista. Anche gli assegni familiari hanno un costo reale, sostenuto attraverso un sistema di contributi sulla massa salariale.

Questo non significa che non si debba spendere. Significa il contrario: proprio perché ogni franco ha un valore, abbiamo il dovere di spenderlo bene. Ed è qui che deve emergere una concezione liberale dell'economia e della politica sociale.

Essere liberali non significa dire automaticamente no a un aiuto. Non significa lasciare sola una famiglia in difficoltà, voltarsi dall'altra parte davanti a chi perde il lavoro o pensare che il mercato possa risolvere qualsiasi problema.

Una società libera deve essere anche solidale.

Ma una solidarietà duratura ha bisogno di un'economia capace di produrre le risorse necessarie a sostenerla. Prima di annunciare una nuova prestazione permanente servono allora alcune domande molto poco spettacolari, ma tremendamente importanti: quanto costa? Chi la finanzia? Quali riforme la rendono sostenibile?

Altrimenti entriamo nella politica del bonus: si individua un problema reale, gli si associa un assegno facilmente comunicabile e si rimanda a domani la discussione sulle coperture.Il Ticino ha bisogno di un metodo diverso.

Prima guardiamo dentro la macchina pubblica. Rivediamo ciò che non funziona, o funziona solo in parte. Semplifichiamo strutture e procedure. Fissiamo delle priorità. Creiamo condizioni migliori per chi investe, lavora e assume.

Poi restituiamo ai cittadini le risorse che siamo riusciti a liberare.

E qui sta un punto fondamentale: un liberale non deve necessariamente proporre un franco meno del socialista. Può proporne anche uno in più.

Se attraverso riforme serie e conti sostenibili possiamo aiutare maggiormente le famiglie, facciamolo.

Trecento franchi? Bene, se sono sostenibili. Se possiamo permettercene 301, diamone 301.

Ma quel franco in più deve essere guadagnato prima di essere promesso.

È questa la differenza. Non una gara a chi spende meno, ma una competizione a chi amministra meglio.

Non mi interessa sapere se un assegno sia di destra o di sinistra. Mi interessa sapere se serve davvero, se raggiunge chi ne ha bisogno, se il sistema limita gli abusi e, soprattutto, se possiamo continuare a finanziarlo non soltanto nell'anno delle elezioni, ma anche fra dieci anni. Perché le famiglie non possono diventare il pubblico di un'asta elettorale nella quale i partiti alzano la paletta: 250, 300, 350 franchi.

Qualcuno, alla fine, quell'asta deve pagarla. E troppo spesso quel qualcuno è proprio il cittadino al quale avevamo appena promesso di dare una mano.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE