Tre sconfitte per il progetto dell’UDC. Il 29 novembre fermiamo la legge sul materiale bellico

Dopo «200 franchi bastano!» e «No a una Svizzera da 10 milioni!», ora il popolo ha respinto anche l’iniziativa sulla neutralità. Il 29 novembre si voterà sulla modifica della legge sul materiale bellico.
Tagliare drasticamente le risorse del servizio pubblico, additare le persone migranti come responsabili delle difficoltà sociali, vincolare la politica estera a un’interpretazione rigida della neutralità: tre proposte promosse dall’UDC e dalla destra, respinte alle urne. Il 29 novembre sarà sottoposta al voto una quarta misura, che allenta le regole sulle esportazioni di armi.
Il filo politico è chiaro. L’UDC costruisce consenso attorno alla paura, divide le persone e presenta gli interessi dei più ricchi come interessi del Paese. La sua agenda indebolisce i servizi pubblici, alimenta l’ostilità verso le persone straniere e tutela i profitti di chi trae vantaggio dalle disuguaglianze. La GISO difende un progetto diametralmente opposto: giustizia sociale e climatica, diritti, solidarietà e beni comuni.
«Affitti sempre più cari, premi di cassa malati insostenibili, salari che non tengono il passo e una crisi climatica che minaccia il futuro comune: sono queste le urgenze a cui la politica deve rispondere. L’UDC cerca capri espiatori; noi vogliamo agire sulle disuguaglianze e restituire alle persone sicurezza materiale e prospettive», dichiara Nicola Terzaghi, membro del comitato della GISO Ticino.
Il voto di oggi preserva la possibilità di una politica estera autonoma e responsabile: una Svizzera capace di promuovere la pace, difendere i diritti umani e adottare sanzioni mirate contro chi viola il diritto internazionale. La neutralità acquista credibilità quando si traduce in un impegno concreto dalla parte delle persone e della giustizia.
Il 29 novembre il popolo si pronuncerà sulla modifica della legge sul materiale bellico. La revisione allenta i controlli sulle esportazioni e sulle riesportazioni di armi. Nel 2021, dopo l’iniziativa correttiva, il Parlamento aveva introdotto un controprogetto che rafforzava le garanzie. Ora la maggioranza borghese vuole fare marcia indietro in nome della competitività dell’industria degli armamenti. I profitti restano alle aziende; il costo delle guerre ricade sulle popolazioni.
«Le armi partono dalle fabbriche, attraversano i confini e arrivano dove la guerra divora vite e futuro. I profitti si concentrano nelle mani di pochi; il costo ricade su intere popolazioni. Il 29 novembre possiamo spezzare questa catena: mobilitiamoci e votiamo no alla modifica della legge sul materiale bellico», afferma Yannick Demaria, deputato GISO in Gran Consiglio.
La GISO Ticino invita la popolazione a partecipare alla campagna e a mobilitarsi in vista del voto. Il 29 novembre difendiamo una Svizzera di pace, diritti e giustizia sociale.




